Alla base di ogni discorso ecologico, c’è il rapporto con il tempo. Ma cosa sia esattamente ancora sfugge a chi vuole andare oltre la possibilità di misurarlo.


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«Che cos’è il tempo? - É una parola. Il che spiega perché sant’Agostino sapeva cos’è quando non ci pensava e smetteva di saperlo quando ci pensava. Egli pensava a questa parola, mediante questa parola, ossia cercava di sostituire un’idea chiara a un espediente. Ma il nome non si addice al mistero. L’unica intimità possibile col mistero è l’innominabilità, la separatezza, l’estraneità, il distacco, non solo dal mistero ma dal nostro essere nel mondo. Lo stesso io, infatti, su cui crediamo di avere pieno dominio e comprensione, nel confronto col mistero, viene sottratto alla pretesa chiarezza della conoscenza. L’ego viene frantumato[1]».


Il tempo resta un mistero supremo. La singolarità riguarda il fatto che è rivelato, percepibile, ma è indicibile e pertanto è doppiamente nascosto a tutti gli esseri umani. Come opposti, la vita e la morte sembrano annunciare l’inizio e la fine di un tempo, la creazione e l’apocalisse sembrano annunciare l’inizio e la fine del tempo. Anche le emozioni e i sentimenti, come l’amore e la solitudine, dicono e tacciono qualcosa del tempo: l’innamoramento sembra mutarne le qualità e il modo di scorrere, così come la sofferenza sembra annunciarne tutta la potenza devastante. [2]

Comparando le teorie sul tempo elaborate da Aristotele, Henri Bergson e gli studi di fenomenologia religiosa, ci si trova d’accordo sulla divisione del tempo in due unità. Per comodità le definiamo con i termini greci Kronos, ossia il tempo profano, e Kairos, il tempo sacro. Kronos è il tempo della storia, la successione arida degli eventi, il «profano» che annienta i vivi, il tempo cronologico; Kairos è il tempo pieno, profondo, indeterminato, «sacro», nel quale «qualcosa» accade, il momento dell’opportunità, il tempo della grazia nel quale si è inserito Dio per la salvezza dell’uomo[3].

Oltre a queste due unità si affianca un terzo tempo, il tempo di Aiòn, che ci viene commentato da Eraclito. Secondo il filosofo, Aiòn si scopre nel tempo dell’infanzia; non è un tempo cronologico, ma un tempo di gioco, di ripetizione, di pensiero. Un bambino regna in Aiòn, dove la durata che ha il tempo viene percepita come una immersione senza inizio né fine, non è numerica come la durata del tempo dell’adultità, è eterna. E così Aiòn diventa il tempo dell’arte e dell’esperienza estetica, dell’amicizia e dell’amore. Si può dire che anch’esso è un tempo sacro.

Siamo situati per la maggior parte del nostro tempo nella dimensione temporale cronologica: il tempo dell’orologio, della tecnica e della tecnologia, dove il pensiero si sviluppa sulla linea logico-razionale. Ci dimentichiamo che ci sono altri modi per fare esperienza del mondo, dove il raziocinio non può arrivare. Che esiste il tempo aiónico: il tempo dell’esperienza, del pensiero filosofico, della consapevolezza.

Pensare richiede una dimensione temporale differente da quella dell’orologio[4]. Entrare in questo tempo non è cosi immediato come lo è entrare nel tempo cronologico, in cui siamo situati la maggior parte del tempo. Nell’opera di Platone Il Fedro, lo dice Socrate a Fedro stesso: per pensare c’è bisogno di un tempo libero dai limiti e dai vincoli cronologici. Non si può pensare seriamente quando si ha un tempo limitato, quando si dispone, per esempio, di cinquanta minuti per pensare. Non si può quindi uscire fuori dal tempo con l’insistenza, la resistenza o la mera durata, ma solo rinunciando a porsi degli obbiettivi e alla fretta.

Cosa succederebbe all’essere umano se si riavvicinasse al tempo sacro?

Incontriamo nell’uomo, a tutti i livelli, il desiderio di abolire il tempo profano e di vivere nel tempo sacro. Meglio ancora, ci troviamo di fronte al desiderio e alla speranza di rigenerare il tempo nella sua totalità, cioè di poter vivere umanamente e storicamente nell’eternità, eliminando la visione ciclica e temporale e sostituendola con la durata di un istante eterno. Ci si azzarda a dire che la «nostalgia dell’eternità» attesta che l’uomo aspira a un «Paradiso» concreto e lo crede conquistabile quaggiù, sulla terra, e adesso, nel momento presente. In questo senso i miti e i riti arcaici legati allo spazio sacro e al tempo sacro si lasciano ricondurre, pare, ad altrettanti nostalgici ricordi di un Paradiso terrestre e di una specie di eternità sperimentale, a cui l’uomo crede di poter ancora rivendicare l’accesso[5].

Samsara e nirvana, rispettivamente il mondo materiale costituito dal ciclo di nascita-vita-morte e lo stato ultimo, ossia di cessazione del dolore e quindi la più alta esperienza spirituale. Dottrine buddhiste quali Mahāyāna, Madhyamika e Cittamatra, vedono samsara e nirvana come la stessa cosa. Si apre la possibilità per l’uomo di trovare il «Paradiso» su questa terra, tramite una sacralità intorno a noi che aspetta di essere notata. Se è porsi in un certo modo che ci permette di frequentarla, allora il sacro non è più solo una categoria temporale ma è anche uno stato dell’essere.

Ricordiamo gli uomini primitivi come esseri legati al rito, fedeli ad una concezione animistica della natura, immersi nel momento presente. Il primitivo difatti poteva entrare a contatto con il tempo religioso in modo facilitato rispetto ad un uomo appartenente ad una civiltà tecnologica. Secondo Mircea Eliade, la struttura stessa dell’esperienza temporale del primitivo lo aiuta a trasformare la durata in tempo sacro. La loro capacità di essere connessi al momento presente li riporta in un tempo magico-religioso. Tutte le attività essenziali della vita umana (pesca, caccia, raccolta dei frutti, agricoltura ecc.) per mezzo di qualsiasi rituale, e di conseguenza per mezzo di qualsiasi gesto significativo, inseriscono il primitivo nel tempo sacro. Quando l’uomo acquisisce la sacralità del gesto, rientra nel tempo eterno.

Semplificando diciamo che la difficoltà sta in come l’uomo vive la società. Nel tempo in cui viviamo, la civiltà tecnica sposa il tempo cronologico. In questa visione il tempo lineare è percepito come un conto alla rovescia, l’obbiettivo è approfittare del tempo che ci è dato per produrre il più possibile. Vivendo con questa concezione ci si sente come se il tempo fosse insufficiente, e si instaura un circolo di ansia e costante insoddisfazione perché non si ha tutto il tempo di cui si vorrebbe disporre ma si è costretti a scegliere. Al fine di evitare di scegliere, si opta per l’idea ossessiva di produttività, perpetuando un circolo eterno di crescente soffocamento.

Il rischio di vivere in una città è abbandonare se stessi per entrare in simbiosi con essa. Una simbiosi che vede l’autonomia dell’uomo sempre più limitata e sempre più aumentata la sua dipendenza dal consumo. Si produce un tempo che è sempre troppo poco ed è destinato all’utile, dove il sacro è banalizzato poiché non rientra nel criterio di utilità. É quindi essenziale marcare il confine con la società: essere coscienti che la civiltà che ci ospita ci allontana dalla sacralità, e che perdere il sacro fa perdere l’uomo.



Note [1] Citazione di una citazione: P. Valery, Quaderni, IV, Adelphi, Milano 1990, p.84. Il riferimento è ad Agostino, Confessioni, XI, 14. In realtà, mentre in italiano esiste un’unica parola che designa non solo il tempo cronologico ma anche il tempo atmosferico, ampliando e rendendo ancora più complesso l’orizzonte semantico del termine, in tedesco Zeit e Wetter, come in inglese time e weather, offrono una divisione di campo che sembra orientare ad una netta separazione dei due ordini di tempo sulla base del ruolo giocato dallo spazio con le stagioni e il clima. [2] L. De Salvo e A. Sindoni, Tempo sacro e tempo profano, Visione laica e visione cristiana del tempo e della storia, p.327 [3] Polvere del tempo, 20 aprile 2020 https://www.radioromalibera.org/polvere-del-tempo/ [4] Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa, Quando, quando, When, http://repository.indire.it/repository_cms/working/export/6652/quando_quando_when.html [5] Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, Bollati Boringhieri, 2014 (ed. or. fr. 1948), pp. 351-360 e 370-71 citato in Le Api di Mandeville, https://apidimandeville.blogspot.com/2016/05/tempo-sacro-tempo-mitico-tempo-profano.html 5/03/2016