Le figurine del Male: personaggi, personaggini, maschere della prima repubblica
- Mario Canale
- 13 apr
- Tempo di lettura: 4 min

Il 10 aprile ci ha lasciati Mario Canale, che tra le tante cose importanti che ha fatto è stato protagonista de «Il Male», la più straordinaria rivista satirica della storia italiana e non solo. Mario è stato amico e collaboratore di DeriveApprodi, tra i curatori – insieme a Giovanna Caronia e Angelo Pasquini – de Gli anni del Male.
Lo ricordiamo con questo suo testo in cui racconta l'esperienza della rivista.
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Nei suoi quattro anni di vita il «Male» ha trattato le più importanti personalità politiche dell’epoca come delle grandi maschere di una commedia dell’arte o dei burattini che si scambiavano sonore randellate per mandare in visibilio i lettori, dei pupazzi ricostruiti in plastilina dalle sapienti mani di Angese e Sferra. Craxi era una sorta di roboante Capitan Fracassa ma anche talvolta un Pietro Gambadilegno, Pannella (che è stato uno dei direttori responsabili del giornale) un don Chisciotte stralunato dai digiuni, Berlinguer un Amleto con in mano il teschio del comunismo. Grande tra i grandi, nessuno si è incarnato nella propria maschera come Giulio Andreotti, personaggio dantesco, che il «Male» ha immortalato per sempre nel marmo.
Alla parodia alla feroce presa in giro non sfuggiva nessuno nemmeno i «Padri della Patria». Nessun partito e nessun politico si salvava. Quando morì Ugo la Malfa Il Male fece una copertina con una tartaruga di pongo con la faccia di la Malfa, una tartaruga spiaccicata sulla terra mentre un grande titolo recitava In fondo era soltanto una tartaruga. Accompagnato da un editoriale intitolato Visentini perché mi hai abbandonato?.
Certo per noi era un momento magico, spesso venivamo quasi sollecitati nelle nostre prese in giro e d’altra parte contribuivamo alla celebrità di un personale politico assurdo. C’è qualcuno che oggi ricorda i Longo, i Tanassi, i Nicolazzi, i Preti? Il plotone dei deputati del Psdi un partito assolutamente impresentabile che almeno un paio di giorni a settimana veniva coinvolto in qualche scandalo politico, economico, sessuale, alimentare.
Ognuno degli scrittori e dei disegnatori aveva il suo bersaglio preferito; addirittura il fotomontaggista del «Male» Francesco Cascioli aveva uno sterminato archivio di orecchie, nasi, occhi, mani e altri particolari di ogni politico italiano. I più bersagliati erano sicuramente i democristiani: Andreotti, Fanfani, Moro, Cossiga, Leone, Piccoli, Bisaglia, Zaccagnini, Evangelisti. D’altronde avevano iniziato loro. Come non ricordare quella filastrocca Piccoli, Storti, Malfatti e Malvestiti?
Al centro del dileggio e della satira però c’era un partito di gaudenti, festaioli e buontemponi che una decina di anni dopo venne travolto dal più grande scandalo della prima repubblica e svanì come neve al sole insieme a quasi tutto il resto del parlamento. Craxi, De Michelis, Formica, Cicchitto, Amato, Martelli erano i nostri eroi, bersagli della satira più spietata. Li seguivamo ovunque, una volta ci siamo anche presentati a un loro Congresso con Vincino truccato e vestito da Craxi gettando lo scompiglio tra i militanti e dirigenti del partito che non sapevano più a chi dare retta se al Craxi 1 o al Craxi 2.
Non c’è stato un partito piccolo o grande che abbiamo risparmiato. Falsificavamo «Il Popolo» e «l’Unità» cercando di fare più danni possibili nell’era del compromesso storico. Quando a Genova, alla serata conclusiva del festival dell’Unità mentre si aspettava il comizio finale di Enrico Berlinguer, noi diffondemmo il falso de «l’Unità» in cui il titolo a caratteri cubitali recitava Basta con la Dc e vedemmo la gioia sui visi di moltissime persone sia quelle che erano cadute nella beffa, sia quelle che si erano rese conto del falso ma facevano finta di crederci lo stesso.
Non abbiamo mai avuto timore reverenziale di nessuno sia che si trattasse di uomini di Stato o di potere o quelli che li combattevano come le Br, tantomeno questo succedeva con poteri occulti emergenti come la P2 di Licio Gelli. Ci siamo anche dedicati a parodiare e falsificare le firme dei più importanti quotidiani italiani: direttori come Eugenio Scalfari e Franco Di Bella o editorialisti come Giorgio Bocca, Giampaolo Pansa e Giuliano Zincone o moralizzatori alla Leo Valiani e con nostro grande divertimento ogni tanto il «Male» veniva sequestrato o querelato proprio per gli articoli scritti da quei falsi giornalisti.
Nel 1994, dopo aver realizzato un numero speciale del Male Porca Italia, contenente un falso «Corriere della Sera», che vendette poco meno di centomila copie, facemmo a poca distanza di tempo La Costituzione del Male. Un libretto venduto in quasi 35000 copie che articolo per articolo coglieva il senso delle profonde modifiche alla Costituzione italiana proposte da Berlusconi e i suoi alleati.
Sembravamo di nuovo sulla cresta dell’onda, in grado di ripartire con un giornale capace di interpretare e fare satira su questi nuovi soggetti politici. Quasi subito l’occasione per una nuova avventura editoriale si presentò e fu quella di un incontro con l’editore Panini (quello degli album di figurine) disposto a finanziare il nuovo progetto ma per una serie di motivi, simili a quelli che avevano portato allo scioglimento della redazione del «Male» dodici o tredici anni prima, di quella proposta non si fece più nulla. Nella discussione però, tra le tante proposte buttate sul tavolo, facemmo anche quella di realizzare alcuni album di figurine nei quali i soggetti non erano più calciatori, automobili attori ecc., ma un album delle Brigate Rosse e delle altre bande armate nel quale la figurina introvabile sarebbe stata quella di Mario Moretti, e insieme a questo un altro album con le figurine dei politici e dei potenti della prima repubblica, quel Pantheon che aveva affollato le pagine del «Male» dal ’78 all’82 e che era stato spazzato via dalle inchieste di Mani Pulite. Nel «Male» li avevamo dileggiati, presi per i fondelli, caricaturizzati, trasformati in ortaggi o in animali. Erano politici, giornalisti industriali, boiardi di Stato, ministri e sottosegretari, leader di partito, direttori di giornali, registi, scrittori e sportivi. Alla fine non se ne fece nulla e rimase il rimpianto ma anche una riflessione sul fatto che solo un editore di album di figurine avesse capito il potenziale esplosivo di un nuovo giornale di satira.
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Mario Canale è stato regista, sceneggiatore, fotografo. È stato redattore dei settimanali «Il Male», «Zut» e del mensile «Frigidaire» e per DeriveApprodi ha curato, insieme a Giovanna Caronia e Angelo Pasquini, Gli anni del Male. Nel 2024 ha diretto il documentario Carlo Mazzacurati: Una certa idea di cinema.





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