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La formazione marxiana di Marty Supreme


still da film
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 «2001» è la sezione di Machina dedicata al cinema: pezzi brevi e suggestivi, letture che mettono in luce aspetti politicamente rilevanti. Non a caso il titolo: un omaggio a Kubrick e allo stesso tempo il numero di caratteri che ciascun articolo deve rispettare: 2001 esatti, spazi inclusi, né più né meno.

Nella settimana che precede gli Oscar, pubblichiamo delle riflessioni dedicate ai film in concorso.

Oggi Antonio Alia ci parla di Marty Supreme, regia di Josh Safdie.


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Marty è convinto che l'uomo sia il risultato delle proprie scelte, come dice alla giovane donna con cui ha una relazione adultera e da cui aspetta un bambino che non vuole, perché la paternità lo porterebbe lontano dal suo sogno: diventare un personaggio di successo grazie al ping pong, sport nel quale è tra i più bravi al mondo. Scoprirà, marxianamente, che se è vero che gli uomini compiono la propria storia lo fanno all'interno di condizioni date che sfuggono al loro controllo ma che determinano l'esito delle loro scelte. Le condizioni date di Marty sono quelle degli Stati Uniti degli anni ‘50 per un giovane ebreo tanto povero quanto ricco di talento e spudoratezza. In questo romanzo di formazione, che vuole essere un affresco degli Stati Uniti, Marty scoprirà, ancora marxianamente, che quella del self made man è una farsa; che il talento non basta per avere successo; che nel suo mondo ci sono i padroni che posseggono l'unica cosa che conta, il denaro, e cioè i mezzi di produzione grazie ai quali possono decidere le sorti della sua vita. «Sono nato nel 1601. Sono un vampiro. Sono al mondo da sempre. Nel corso dei secoli ho conosciuto molti Marty Mauser. Alcuni di loro mi hanno sfidato, altri non sono stati onesti con me e sai cosa gli è successo? Sono stati fermi. Se oggi vinci quella partita non andrai da nessuna parte e non sarai mai felice» minaccia il miliardario Rockwell a Marty che sta per fargli saltare i piani. La formazione marxiana di Marty però si arresta qui, ad un sussulto di dignità, ad una rivincita dal sapore agrodolce, dopo la quale può tornare a godere – sconfitto? – delle piccole gioie della vita, che è l’unica cosa che resta ai poveri quando non sono impegnati a farsi la guerra tra loro. Hollywood però ha bisogno di riconciliare le due parti in cui, da Marx in poi, è spaccata l’umanità e allora consegna nelle mani dei poveri – che come sappiamo dai tempi di Titanic sono più divertenti, scaltri e vitali dei borghesi – le loro mogli insoddisfatte.


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Antonio Alia ha coordinato la redazione di commonware.org, con cui ora cura l'omonima sezione. La sua formazione politica è iniziata con il movimento dell'Onda.



1 commento


Tanu Singh
Tanu Singh
4 giorni fa

hii

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