Il metodo militante di Godard
- Antonio Alia
- 17 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Nouvelle Vague di Richard Linklater

«2001» è la nuova sezione di Machina dedicata al cinema: pezzi brevi e suggestivi, letture che mettono in luce aspetti politicamente rilevanti. Non a caso il titolo: un omaggio a Kubrick e allo stesso tempo il numero di caratteri che ciascun articolo deve rispettare: 2001 esatti, spazi inclusi, né più né meno.
Oggi Antonio Alia ci parla di Nouvelle Vague, regia di Richard Linklater.
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Siamo d’accordo con Godard quando afferma che «il miglior modo di criticare un film, è fare un film». Poiché non aspiriamo alla regia, ci limitiamo a manipolarli, non lontani d’altronde dallo spirito con cui lo stesso Godard, narrato in «Nouvelle Vague», utilizza i suoi riferimenti cinematografici. A guardar bene, il Godard di Linklater, in un film autoreferenziale e destinato ai cinefili più puri – basti pensare che si tratta di cinema che parla di cinema – approccia alla regia come un militante dovrebbe approcciare alla politica. Egli sa perfettamente che tipo di film vuole girare, ma non ha idea di come realizzarlo. Con le nostre parole: conosce perfettamente la strategia ma non può conoscere la tattica, perché quest’ultima deve essere adattata di volta in volta alla contingenza. Per il regista la contingenza è il set, per il militante una specifica sequenza storicamente determinata. Sul set il canone cinematografico viene fatto esplodere a seconda delle esigenze affinché l’idea strategica di film possa prendere corpo, scena dopo scena. Le somiglianze tra il lavoro del regista e quello del militante vanno però ben oltre il rapporto tra tattica e strategia. C’è un’altra tensione irrisolvibile che attraversa tutto il lavoro del Godard di Linklater e che rappresenta la lezione più preziosa per il militante. Egli è ossessionato dalla necessità di cogliere l’istantaneo e l’inatteso ma in maniera controintuitiva non lascia spazio alla spontaneità. Per Godard, l’inatteso, che è l’essenza del reale, può essere colto solo attraverso l’artificio; l’immediatezza può essere afferrata solo attraverso la mediazione. Di nuovo, con le nostre parole, diversamente da quanto siamo abituati a pensare, la spontaneità non viene prima dell’organizzazione ma al contrario ne è un prodotto. Il lavoro del regista e del militante è dunque il medesimo: costruire una macchina che dispone le condizioni di possibilità in cui l’inatteso possa emergere. Un’ipotesi suggestiva, tutta da verificare.
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Antonio Alia ha coordinato la redazione di commonware.org, con cui ora cura l'omonima sezione. La sua formazione politica è iniziata con il movimento dell'Onda.





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