La bella e la brutta storia




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Hai avuto la tua bella e la tua brutta storia.

La bella storia è quella che racconti, la brutta,

la brutta è meglio che stai zitto, la brutta

è la storia silenziosa, è quella storia che si dispiega

nel silenzio, come una pianta ramificante,

ma nel buio, nel silenzio, perché

la storia brutta non piace alla gente e non piace

a te. Vai quindi, vai liscio con la storia bella.


C’è gente che ti ama, fai capire che c’è gente che ti ama.

Probabilmente la gente, una parte della gente, anche se è piccola,

quella piccola parte ti ama, e tu devi farlo sapere.

E se non sei in condizione di farlo sapere,

di tirare in ballo la digressione sulle persone che

fortunatamente (che bella storia!) amano te,

allora fallo capire in altro modo. Metti nei tuoi

silenziosi gesti quella calma fiducia di sé,

quella calma certezza negli altri,

nell’esistenza umana, sensibile e allegra degli altri,

metti tutta questa fiducia (dentro) e certezza (fuori)

nel modo in cui divarichi appena le dita,

e tutti capiranno quante persone (anche se sono

due o tre soltanto) ti amano.


Una storia bella è anche una storia di soldi. Di quando

ovviamente arrivano, più soldi entrano

più la storia è bella, e quindi puoi raccontarla,

ma sempre attraverso digressioni. Il denaro

è una storia bella, ma va raccontato con cautela,

ma è assolutamente necessario che tu ne parli

e al maggior numero di persone,

parlane casualmente, distrattamente, ma parlane,

perché il denaro che entra è come una forma di amore

che entra, quelli che ti pagano bene, in fondo,

è come se ti amassero, la similitudine nessuno

potrà contestarla, sottoporla a indagine

o verifica: chi mi paga bene, mi ama. Questo basta,

a te, nella tua fiducia interna, e agli altri, nella loro

ammirazione esterna. Di quelle storie brutte,

bisogna invece – lo sai già. Discrezione. Ma

anche tanta tanta cura, tanto controllo,

non bisogna – in questo caso – lasciarsi andare al caso,

alla digressione, alla frase incidentale, al lapsus.

Le storia di maltrattamento economico, quando uno

è sottopagato, come una versione economica,

del sottoamore, dell’incapacità di amare,

che è comunque –per superstizione incorreggibile –

meritata, perché il cattivo datore di lavoro,

uno se lo cerca, uno se lo crea, come crea

il destino con le proprie mani, o i propri pensieri,

o i propri passi, magari è una creazione oscura,

inconsapevole: noi ci gettiamo a testa bassa

verso il datore di lavoro che non ci paga abbastanza

che fa di tutto per pagarci male

per pagarci come fosse uno sgarbo

a causa – è così che vuole la credenza popolare –

di qualcosa in te, nel tuo lavoro, che impedisce che –

qualcosa di insicuro, di complicato,

qualcosa di malfatto c’è già in te, a monte,

e di questo è meglio non parlarne, controllando

a fondo la propria lingua, sorvegliando la propria

conversazione, imbrigliando ogni moto

spontaneo. Anche perché

c’è gente pagata e quindi amata profumatamente.


Ognuno comunque

dovrebbe avere il carattere, il coraggio

di tutte quelle immense cose

di cui è meglio non parlare, e che sarebbe

ancora meglio neppure ricordare,

di quelle cose ognuno dovrebbe

malgrado l’inconscio, che le tiene

da conto nel suo modo obliquo,

insidioso (ma cos’è poi, a conti fatti,

l’inconscio?), ognuno dovrebbe

semplicemente tacerle come se infatti

non fossero mai esistite.


La persona che subisce atti di disamore

quella persona dovrebbe cancellarsi

in modo da lasciare viva e visibile, a sé e agli altri,

la persona abbastanza amata. È quella l’unica

persona di cui vale la pena di sapere qualcosa,

di parlare, di presentare agli altri,

annichilendo il resto – che non sto a ripetere.



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Andrea Inglese, originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. Scrive in versi e in prosa, ed è traduttore dal francese. Tra i libri di poesia: La grande anitra (Oedipus) e Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato (Italic) entrambi usciti nel 2013. Ha pubblicato due romanzi per Ponte Alle Grazie: Parigi è un desiderio (2016; Premio Bridge 2017) e La vita adulta (2021, finalista Premio Bergamo 2022). Tra le ultime pubblicazioni, le riedizioni del libro collettivo Prosa in prosa (Tic Edizioni, 2021) e del prosimetro Commiato da Andromeda (Valigie Rosse, 2022; Premio Ciampi 2011). È del 2022 la raccolta di prose Stralunati per l’editore Italo Svevo. Con Paolo Giovannetti ha curato il volume collettivo Teoria & poesia (Biblion, 2018). È stato redattore di “Alfabeta2” e GAMMM; è tra i fondatori di Nazione Indiana e il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it).