L’Arcano della riproduzione nella macchinizzazione del quotidiano



Questo testo propone alcuni spunti per una lettura attualizzata di L’Arcano della riproduzione. Casalinghe, prostitute, operai e capitale, del 1981 (la cui introduzione è disponibile in Pdf in fondo alla pagina), della stessa Leopoldina Fortunati. Un contributo di primo piano nel dibattito teorico-politico del «femminismo marxista della rottura», che riproponiamo per gli spunti analitici che offre a una lettura delle trasformazioni che interessano oggi la sfera della riproduzione. Il volume rivisita, in modo spregiudicato tanto quanto sistematico, il corpus teorico marxiano e riprende dieci anni di critica femminista dell'economia politica, per svelare il mistero della «produzione di valore nascosta nelle case». A seguire proponiamo l’Introduzione al volume come suggestione per riprendere in mano un libro che letto con nuove lenti ha ancora molto da dirci.

Nel teso che qui lo introduce, Fortunati ci offre una bussola per svelare l’Arcano della riproduzione nel capitalismo contemporaneo. Guarda alle trasformazioni accelerate dalla pandemia e insiste sui processi di sviluppo del capitale che interessano oggi la sfera della riproduzione. Fra tutti (benché il non si limiti a considerare questo punto): «la progressiva macchinizzazione degli individui» (e dei processi che attengono alla sua riproduzione), che definisce – ci dice – la forma del Valore capitalistico oggi [A.C.].


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Recentemente si è riacceso un forte interesse nei confronti del libro L’Arcano della riproduzione. Casalinghe, prostitute, operai e capitale (Marsilio, Venezia 1981), come testimoniato dalle varie traduzioni che sono in corso di pubblicazione in vari paesi [1] e da una serie di convegni che stanno riattualizzando il dibattito a livello internazionale [2]. L’interesse non è solo accademico ma soprattutto politico e parte ancora una volta dalla sfera domestica, che, dopo l’ondata femminista degli anni Settanta, è stata il luogo in cui, all’interno dell’intero sistema capitalistico, sono stati registrati i cambiamenti politici e sociali più radicali. Questi cambiamenti erano stati in qualche modo previsti dal libro L’Arcano della riproduzione, che, a distanza di una quarantina d’anni, ha ancora molte cose da dire per aiutarci a comprendere la situazione attuale delle donne, dei bambini, degli anziani e di tutti.


Che tipo di libro è l’Arcano?

L'Arcano è un libro che nasce dalle lotte femministe degli anni Settanta e da un approccio teorico che si stava formando in quegli anni a livello internazionale. Uno dei caposaldi di questo nuovo approccio è costituito dal saggio di Mariarosa Dalla Costa Donne e sovversione sociale (Marsilio, Venezia 1972; Ombre Corte 2021 ) [3]. Questo saggio contestava l’analisi marxiana sostenendo che il lavoro domestico fosse una forma specifica di produzione capitalistica la quale, anziché produrre merci, produceva la capacità lavorativa degli individui. Il saggio di Mariarosa Dalla Costa, pubblicato insieme al saggio Il Posto della Donna di Selma James, è stato il fondamento teorico sia delle lotte femministe per il salario al lavoro domestico degli anni Settanta, sia di uno specifico approccio critico a Marx, necessario per elaborare una nuova visione della realtà di vita delle donne. Il libro di Dalla Costa è stato seguito da una serie di pubblicazioni cruciali che hanno fatto il punto su vari aspetti della condizione delle donne a livello storico ma anche sociologico e politico (Dalla Costa 1974; Dalla Costa e Fortunati 1977; Dalla Costa GF 1978; Federici e Fortunati, 1984) [4]. Di queste pubblicazioni faceva parte anche L’Arcano, che nelle mie (e nostre) intenzioni mirava a sviluppare e ad articolare l’analisi critica di Marx, in modo puntuale. Lo scopo era quello di attraversare e andare oltre le categorie marxiane in modo libero da ortodossie e perciò innovativo, per essere in grado di confutare alcuni capisaldi teorici della sinistra, totalmente ciechi nei confronti delle donne e delle loro condizioni di vita.

era un libro che mirava a essere utile alle militanti per controbattere le posizioni politiche della sinistra che in quel momento era molto forte e continuava a considerare il lavoro domestico come non produttivo. Per la precisione il dibattito teorico all’interno della sinistra dibatteva se il lavoro domestico dovesse essere considerato una vestigia del sistema precapitalistico o dovesse essere piuttosto visto come una delle attività marginali o improduttive, incluse nel sistema capitalistico.

Lungi dall’essere una mera disquisizione teorica, la sbandierata improduttività del lavoro domestico aveva due pesanti implicazioni: a livello politico e a livello lavorativo.


La prima implicazione, a livello lavorativo, era che, a partire da questo assunto, l’unica speranza per le donne di contare sulla scena politica era quella di andare a lavorare fuori casa, lasciandosi alle spalle il lavoro domestico. L’unica strada per l’emancipazione delle donne era quella di diventare come gli uomini: «operaie salariate». Questo assunto, formulato da Lenin, è una delle idee che più ha resistito nel tempo, dal momento che ancora oggi le forze politiche istituzionali vedono nella scarsa occupazione esterna femminile il problema principale delle donne. Risucchiato all’interno dell’approccio leninista, il lavoro domestico è entrato ovunque sotto un cuneo d’ombra, mentre l’economia politica ha rinunciato a una qualsiasi analisi teorica seria sul tema. Di conseguenza, neppure la politica istituzionale si è preoccupata di comprendere il significato del lavoro domestico all’interno del sistema del capitale e di definirne la portata socio-economica. L’unica proposta che la politica ha continuato ad avanzare (più sul piano di principio che su un piano pratico) per «alleviare» il doppio lavoro delle donne è stata quella di fornire servizi sociali, quali asili, doposcuola, case di riposo per anziani, servizi di vario tipo per disabili.


La seconda implicazione, a livello politico, era che, a partire dalla solita premessa, le donne non avrebbero mai potuto far parte della composizione politica di classe, cioè delle forze, che lavorando nei punti nevralgici della produzione capitalista, avevano la possibilità a livello politico-organizzativo di distruggerlo. Da questo presupposto derivava un insieme di strategie e comportamenti politici che hanno, da un lato, minato la credibilità economica, politica e sociale delle donne, e dall’altro hanno consentito alla sinistra di marginalizzare le militanti all’interno delle organizzazioni operaie di movimento e di partito e quindi «mantenere le donne al loro posto» a tutti i livelli. La gerarchia di potere a livello famigliare veniva trasferita tout court anche all’interno di quelle organizzazioni politiche che avevano come scopo l’abbattimento del potere del capitale sulla società.


In quegli anni le donne si presentavano sulla scena politica da sole (con pochi alleati a livello individuale) e in piena autonomia a livello politico-organizzativo. Da sole affrontavano molti avversari, compresa una sinistra capace solo di replicare, all'interno della sua organizzazione, copie pallide e addomesticate di donne femministe. Ma allo stesso tempo le donne avevano iniziato a smascherare la lettura ortodossa di Marx su cui si fondava l’impalcatura teorica della sinistra anche quella più movimentista. Almeno la parte del movimento femminista che si riconosceva in Lotta Femminista e poi nei Comitati per il Salario al Lavoro Domestico aveva posto le basi di un uso innovativo di Marx. Usando Marx contro i marxisti ortodossi essa aveva dimostrato, in termini informati dall’economia politica, come il lavoro domestico fosse produttivo e che nella sfera della riproduzione ci fosse una produzione imponente di valore.


A distanza di 40 anni

A distanza di 40 anni, sul riconoscimento del lavoro domestico la negoziazione non ha ancora prodotto delle conquiste significative sul piano formale. A livello organizzativo le donne continuano a essere sole, anche se il supporto da parte di uomini simpatizzanti con le lotte delle donne è nel frattempo aumentato, così come è aumentata – anche se in modo limitato – la quantità di lavoro domestico preso in carico da essi. In cambio la sinistra è diventata meno forte politicamente (anche a causa della mancata comprensione politica dell’universo femminile), mentre la destra ha approfittato di questa deficienza politica della sinistra per acquistare crescenti consensi elettorali.


Contemporaneamente, il lavoro domestico è cambiato radicalmente. Da tempo nella sfera della riproduzione sono in corso potenti processi di sviluppo del capitale. Ne indichiamo per il momento solo due: a) la separazione degli individui, gli uni dagli altri, indotta tramite la diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione: telefono, cellulare, computer/Internet, robot, chatbot, assistenti virtuali vocali e così via; b) la progressiva macchinizzazione degli individui. Queste nuove tecnologie che mediano comunicazioni e rapporti sociali hanno l'implicazione materiale di dissuadere progressivamente gli esseri umani dal comunicare e avere relazioni personali dirette tra di loro [5]. Oggi c'è una notevole quantità di comunicazione che avviene tra individui e macchine e ciò descrive in realtà una nuova fase del sistema del capitale in cui la tradizionale divisione del lavoro nelle fabbriche e negli uffici è ora accompagnata dal progressivo processo di divisione fisica di tutti gli individui tra di loro. La separazione fisica di cui oggi ogni individuo soffre in realtà può essere vista come l'estensione a tutta la società di un processo che ha caratterizzato la moderna sfera riproduttiva: la separazione e l'isolamento che le donne hanno sempre subìto nelle case, dove ogni donna era separata dalle altre. Separare fisicamente gli esseri umani gli uni dagli altri – un processo dall'alto verso il basso – è un modo per indebolirli, data la potenziale enorme apertura di relazioni sociali che queste tecnologie potenzialmente rappresentano nello spazio virtuale. La separazione fisica tra gli individui indebolisce la possibilità di creare solidarietà tra essi e una coscienza politica e sindacale. Inoltre, la loro macchinizzazione ha l’ulteriore scopo di svalorizzarli. Queste macchine sono diventate micidiali strumenti del lavoro domestico in quanto oggi mediano tanti aspetti del lavoro di riproduzione degli individui: dalle emozioni al corteggiamento, dall’educazione all’informazione, dall’intrattenimento all’amore, dall’organizzazione e dal coordinamento a livello familiare a quello tra lavoro esterno e lavoro domestico. La riproduzione della capacità di lavorare degli individui e la produzione e crescita delle nuove generazioni di lavoratori è sempre più mediata, a livello immateriale, dalle nuove tecnologie, robotica compresa, determinando un abbassamento del valore della forza-lavoro e un innalzamento del plusvalore prodotto in questa sfera. Mentre il lavoro domestico a livello materiale è rimasto sguarnito di tecnologie, la parte immateriale di tale lavoro è quella che ha permesso ai 5 giganti del Web – Google, Facebook, Apple, Microsoft and Amazon – di estrarre un’enorme quantità di valore dalla sfera della riproduzione.


La pandemia ha sollevato un nuovo velo

La pandemia di COVID-19 ha sollevato nuovamente il velo di come la politica ripeta sempre gli stessi vecchi schemi nei confronti delle donne. Intanto per tutto un primo periodo la politica istituzionale si è contraddistinta per un silenzio assordante sulle donne, con l’eccezione del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella. L'8 marzo 2020, il Presidente è stato il primo e unico politico a tenere un discorso sulle donne per ringraziarle del loro lavoro. Ma purtroppo le donne citate dal Presidente erano solo le ricercatrici, le dottoresse, le infermiere e le operatrici sanitarie, non anche le donne che lavorano a casa a vari livelli. Nessuna forza politica, sindacale o di movimento sociale ha accennato a un riconoscimento concreto del lavoro che le donne hanno svolto durante la pandemia. Un velo di silenzio si è di nuovo steso sulle donne e sulla ancora più grande mole di lavoro domestico, oltre magari allo smart-working o al lavoro esterno tout court.


Anche il recente dibattito che si è sviluppato all’interno della sinistra sul Covid-19 non ha speso una parola per riconoscere lo sforzo straordinario delle donne durante la pandemia (si vedano, ad esempio, i saggi di Giorgio Agamben 2020; Franco Bifo Berardi 2020; Pier Aldo Rovatti 2020) [6].

Eppure i lunghi periodi di lockdown per le donne hanno significato non solo avere in casa la presenza costante di mariti, figli, anziani, disabili, malati da curare ma anche dover svolgere quei compiti del lavoro domestico che avevano espulso dalle case negli ultimi 50 anni e terziarizzati presso lavanderie, rosticcerie, ecc. Oltre a svolgere il proprio smart-working, le donne si sono spesso trasformate in maestre per il monitoraggio scolastico dei propri figli e figlie in età scolare, hanno inventato nuovi giochi per i bambini e le bambine che erano costretti a stare in casa per giorni e giorni. Le donne hanno ripreso a fare pasta, gnocchi e tortelli sia per risparmiare sia per sostenere psicologicamente i vari componenti della famiglia (il lievito era diventato introvabile sugli scaffali dei supermercati), si sono improvvisate giardiniere per coltivare ortaggi e fiori sulle terrazze, hanno proceduto a pulire accuratamente le case come suggerito dall'Istituto Superiore di Sanità, hanno curato i mariti bloccati in casa, organizzando e gestendo una quotidianità accettabile, si sono occupate delle migliaia di malati di Covid-19 in isolamento domiciliare e hanno cercato di stare vicino ai ricoverati. In tale contesto mancavano pure i tradizionali aiutanti: i nonni, che non potevano occuparsi di bambini e bambine in quanto considerati soggetti fragili. Allo stesso tempo le regole della quarantena hanno impedito a molte baby-sitter di continuare a svolgere il proprio lavoro. Così come, queste regole hanno impedito a molte badanti di continuare a prendersi cura degli anziani e a molte collaboratrici domestiche di continuare a lavorare nelle case altrui. Le donne hanno lavorato come acrobate, usando tutte le loro capacità di multitasking ma accumulando anche tonnellate di stress. Inoltre, hanno perso migliaia di posti di lavoro e hanno subìto un aumento degli episodi di violenza domestica contro di esse.


Di fronte a tutto ciò, coloro che non osano parlare di fabbriche e servizi senza parlare di operai e impiegati si permettono però di parlare di famiglie senza citare le donne. Contro questa invisibilità del lavoro domestico è importantissima la ripubblicazione e la rilettura dell'Arcano. Le donne hanno reso possibile la sopravvivenza della popolazione in tutto il mondo durante il COVID-19. Se i vari Stati stanno reggendo in qualche modo l'urto di questa pandemia, una parte importante del merito e del riconoscimento economico va attribuita alle donne. Le industrie dei vari Paesi hanno chiesto miliardi di investimenti agli Stati (cioè a tutti i cittadini) per difendere le grandi e medie imprese; così hanno fatto i piccoli imprenditori, i professionisti, i lavoratori autonomi e le aziende del commercio e dell’agricoltura. Le donne stanno cercando di fare altrettanto e di imporre una ricostruzione dell'economia mondiale, che, oltre a essere basata su un rispettoso rapporto con la natura, corregga gli errori e le distorsioni del passato e comprenda il riconoscimento economico del lavoro domestico. Che le donne reclamino la loro parte è più che sacrosanto, primo, perché è giusto che comincino a farsi pagare per il lavoro che fanno e, secondo, perché devono evitare di pagare il costo della pandemia oggi e domani, quando arriveranno le richieste di sacrifici.

A chi oggi si chiede che senso abbia ripartire da questo concetto della produttività del lavoro domestico, la risposta è evidente: è necessario ripartire da qui per poter fare una politica seria. Come si può continuare a parlare di ridistribuzione della ricchezza proponendo ancora una volta di attribuire l’assegno per ogni figlio alla famiglia e non direttamente alle donne che mettono al mondo quel figlio e lo crescono? Come si può parlare di sostenibilità, di sviluppo economico sostenibile, di rispetto per la natura se non si passa, prima, attraverso il rispetto delle donne e il riconoscimento del loro lavoro? Come si fa a non rendersi conto che senza dare soldi alle donne la sfera della riproduzione degli individui si degraderà sempre di più?

Rileggere l'Arcano in questo momento può certamente dare forza alle mobilitazioni femminili del 2021, così come ha dato forza alle donne in questi ultimi decenni.


Note [1] Dopo una recente edizione in Spagna El Arcano De La Reproducción. Amas de Casa, Prostitutas, Obreros Y Capital (Traficantes de Sueños, Madrid 2019), adesso ne è uscita una in Cile (Tiempo Robado, Santiago 2021), ne uscirà una a breve in francese per la casa editrice svizzera Entremonde e una in Corea con una casa editrice diversa dalla precedente pubblicazione avvenuta nel 1997. Inoltre, è in corso una nuova edizione presso la casa editrice Verso nel Regno Unito. [2] Tra questi, il convegno che ha avuto luogo il 26 novembre 2020 e organizzato dal Department of Social & Policy Sciences, Centre for Development Studies di Bristol, dove si è discusso di The Arcane at the time of the Covid o il convegno internazionale online Outlines of the Capital-Form organizzato da Leuphana Universität, Germany, che ha avuto luogo il 23-25 giugno 2021, in cui ho co-condotto con William Davis il panel tematico «Value-Form». [3] Il saggio è stato pubblicato in MR. Dalla Costa MR, Potere femminile e sovversione sociale, con Il Posto della Donna di Selma James, Marsilio, Venezia 1972. [4] MR. Dalla Costa, Riproduzione e emigrazione, in A. Serafini (a cura di) Loperaio multinazionale in Europa, Feltrinelli, Milano 1974; MR. Dalla Costa - L. Fortunati, Brutto ciao! Direzioni di marcia delle donne negli ultimi 30 anni, Edizioni delle Donne, Roma 1977; GF. Dalla Costa, Un lavoro d'amore: la violenza fisica componente essenziale del trattamento maschile nei confronti delle donne,Edizioni delle donne, Roma 1978; S. Federici - L. Fortunati, Il grande Calibano. Storia del corpo sociale ribelle nella prima fase del capitale, Franco Angeli, Milano 1984). [5] Cfr. S. Jones People, things, memory and human-machine communication, «International Journal of Media & Cultural Politics», 10(3), 2014, pp.245-258; S. Turkle, Alone Together: Why We Expect More from Technology and Less from Each Other, Basic Books, . New York 2011). [6] G. Agamben, L’invenzione di un’epidemia, «Quodlibet» 2020, https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-l-invenzione-di-un-epidemia; F. Bifo Berardi, Cronaca della psicodeflazione, «Not/neroeditions», 2020, https://www.academia.edu/42280256/STATI_DECCEZIONE_Filosofia_opinionismo_e_apocalisse_biopolitica_per_lItalia_alla_prova_del_SARS_CoV_2; P. A. Rovatti, Il virus tra dietrologie e piccole verità, «Etica Minima», «il Piccolo», marzo 2020, https://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2020/03/06/news/il-virus-tra-dietrologie-e-piccole-verita-1.38557847.



Qui sotto è possibile scaricare in Pdf l'introduzione a L'Arcano della riproduzione:

L'Arcano della riproduzione_Intro
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