top of page

Il problema dei tre corpi e la sociologia cosmica

Etel Adnan, Untitled, 2010
Etel Adnan, Untitled, 2010

Piergiorgio Pescali parte dalla trilogia di Cixin Liu per ricostruire la teoria della «sociologia cosmica», uno dei nuclei più inquietanti del suo universo narrativo. Se la sopravvivenza è il primo imperativo di ogni civiltà e le intenzioni dell’altro restano indecidibili, il contatto non apre necessariamente alla cooperazione: può produrre una «catena del sospetto» destinata a trasformare ogni presenza in una minaccia potenziale. È la logica della «foresta oscura», dove il problema non è distinguere tra civiltà buone e cattive, ma comprendere come l’incertezza, la scarsità e l’asimmetria tecnologica rendano razionale anticipare l’attacco dell’altro. La fantascienza di Liu diventa così un laboratorio estremo per pensare la politica del rischio, della deterrenza e della sopravvivenza.


***


Nel libro di Cixin Liu, Il problema dei tre corpi, tra gli innumerevoli spunti scientifici e filosofici che il prolifico autore ci offre, ne emerge uno che sta alla base della dottrina di tutta la storia dell’umanità e che Cixin chiama «sociologia cosmica».

La sociologia cosmica è una branca della scienza inventata da Ye Wenjie, astrofisica che per prima contattò la civiltà Trisolariana, una civiltà insediata in un pianeta situato a quattro anni luce dalla Terra e soggetto alle caotiche leggi gravitazionali di tre Soli.

Durante un incontro con l’astrofisico Luo Ji, Ye suggerì di addentrarsi in questa nuova disciplina e di fronte al suo scetticismo si congedò con un sibillino


«Io ho fatto il mio dovere» (Il problema dei tre corpi – La trilogia, Mondadori, 2023, p. 293).

Fu ancora Ye Wenjie a postulare i due assiomi che stanno alla base della sociologia cosmica:

1.   La sopravvivenza è il bisogno primario della civiltà

2.   La civiltà si espande e cresce continuamente, ma la materia totale dell’universo rimane costante.


Da questi due assiomi è possibile, secondo Luo Ji, che in seguito abbracciò la sociologia cosmica sviluppandone i concetti e divenendo uno degli scienziati più popolari del suo tempo, ricavare un quadro completo delle civiltà cosmiche e galattiche.

Il contatto primario di due civiltà è con tutta probabilità dato dal fatto che, mentre una delle due è completamente all’oscuro dell’esistenza dell’altra, l’altra sa solamente che, da qualche parte nell’universo, esiste un’altra civiltà, ma non sa nient’altro di essa. È molto difficile che entrambe le civiltà cosmiche vengano a conoscenza l’una dell’altra simultaneamente.

La civiltà «senziente» può scegliere di comunicare con quella «ignorante» in diversi modi: inviando l’esatta posizione del pianeta in cui la «senziente» si trova, rivelando una posizione approssimativa, oppure palesando solo la sua esistenza senza dare nessun indizio della sua posizione. In qualunque caso, però, una volta annunciata la propria esistenza alla civiltà «ignorante», anche se questa si trova ancora all’età della pietra, l’essere individuati è solo una questione di sviluppo tecnologico, e quindi di tempo. La volontà di comunicare con civiltà aliene una volta nota la loro esistenza, diviene una priorità e indirizza il progresso scientifico e tecnologico.


Qui nasce quella che Luo Ji chiama «catena del sospetto». Il primo assioma della sociologia cosmica afferma che il bisogno primario di ogni civiltà è la sopravvivenza che si sviluppa secondo i concetti di «benignità» e di «ostilità». Il primo indica che non si vuole prendere alcuna iniziativa destinata ad attaccare o annientare la civiltà concorrente; «ostilità» invece è l’esatto contrario.

Ma anche se la civiltà «senziente» ritiene la seconda civiltà benigna o pacifica, non saprà mai se anche l’altra nutra le stesse idee verso la prima. Inoltre, la condizione di benignità di entrambe le civiltà non sarà mai il presupposto di incontri pacifici perché nessuna delle due sa esattamente quali siano i piani dell’altra per attuare il primo assioma.

Questo significa che qualunque sia il carattere della civiltà superiore, secondo Luo Ji, il risultato sarà sempre lo stesso. Lo scontro e l’annientamento di una delle due civiltà cosmiche:


Non importa se una specie è intrinsecamente ostile o benigna: quando entrano nei labirinti formati dalla catena del sospetto, tutte le civiltà sono identiche.

spiega Luo Ji al suo amico Shi Qiang (Il problema dei tre corpi – La trilogia, Mondadori, 2023, p. 659).


La reciproca convinzione di una possibile convivenza pacifica o di benignità vale, infatti, solo per membri della stessa specie: la convivenza culturale, spaziale, le brevi distanze che si hanno su un unico pianeta permettono ai componenti della stessa specie un grado di comunicazione che può interrompere la catena del sospetto.

Quando, però, ci si trova davanti a distanze siderali, anche tra membri della stessa specie questa catena del sospetto non può essere spezzata e così genera catastrofici confronti come la Battaglia dell’Oscurità, una battaglia spaziale avvenuta tra cinque navi spaziali (la Selezione Naturale, lo Spazio Azzurro, l’Enterprise, lo Spazio Profondo e l’Ultima Legge) che, impossibilitate a far ritorno sulla Terra, avevano dato origine ad una civiltà cosmica in miniatura, la Terra Astronavale, composta da 5.500 individui. Alla fine, solo la nave Spazio Azzurro, con poche centinaia di persone, sopravvisse dando luogo a quella che Luo Ji chiama pseudociviltà cosmica, un gruppo formato da una sola specie (gli umani) che si trovavano a distanze relativamente brevi, su scala universale.


Se la catena del sospetto non si è potuta spezzare neppure in questa nascente pseudociviltà, è chiaro che sarà impossibile annullarla parlando di civiltà biologicamente differenti e separate da distanze siderali.

La sociologia cosmica pone le sue basi anche sul secondo assioma:

La civiltà si espande e cresce continuamente, ma la materia totale dell’universo rimane costante.

Questo significa che una società tecnologicamente primitiva come potrebbe essere stata quella terrestre fino al XVII secolo o una civiltà cosmica in miniatura, come la Terra Astronavale, sarebbe in grado di sviluppare conoscenza tecnologica in modo esponenziale, portando a rendere la materia dell’universo, che invece rimane costante, deficitaria. Inoltre, lo sviluppo esponenziale della tecnologia potrebbe essere la fionda che farebbe avanzare la civiltà primitiva più della concorrente, facendola diventare la civiltà prevalente.

E qui Luo Ji dà una spiegazione del paradosso di Fermi:


L’universo reale è nero (…). Il cosmo è una foresta oscura. Ogni civiltà è un cacciatore armato, che se ne sta appostato tra gli alberi come un fantasma; piano piano, scosta le fronde che gli bloccano la strada e cerca di camminare senza fare rumore. Persino ogni respiro è fatto con cautela. Deve stare attento, perché la foresta è gremita di altri cacciatori furtivi come lui. Se ne scova uno – cioè un’altra civiltà – angelo o demone che sia, un bambino indifeso o un vecchio barcollante, una fata o un semidio, ha una sola possibilità: fare fuoco ed eliminarlo. In questa foresta, le altre creature sono l’inferno. Un’eterna minaccia di morte per ogni forma di vita che riveli la propria esistenza. Questo è il ritratto della civiltà cosmica, nonché la spiegazione del paradosso di Fermi. (Il problema dei tre corpi – La trilogia, Mondadori, 2023, pp. 660-661)

Né comunicare né tacere ti salveranno dopo aver appreso della mia esistenza. Pertanto, ti resta una sola opzione. (…) Shi Qiang pronunciò una sola parola nell’oscurità: «Cazzo!». (Il problema dei tre corpi – La trilogia, Mondadori, 2023, p. 660).

Cixin stesso, alla fine della sua trilogia, spiega che


il manifestarsi di intelligenze extraterrestri costringerà l’umanità a confrontarsi con l’Altro» e questo «avrà effetti imprevedibili sulla nostra civiltà. (Il problema dei tre corpi – La trilogia, Mondadori, 2023, p. 1211).

Il pensiero che anima il libro e la filosofia stessa dell’autore è lontano anni luce dall’idea romantica e idilliaca che abbiamo di un eventuale incontro con una civiltà aliena:


Guardando le stelle diventiamo sentimentali, (ci convinciamo) che, se gli extraterrestri esistono, vivono all’insegna di nobili principi morali e che curare e amare altre forme di vita fa parte di un indubitabile codice di condotta universale (Il problema dei tre corpi – La trilogia, Mondadori, 2023, p. 1212)

Cixin, da buon scienziato, ribalta completamente questo concetto affermando


che debba essere esattamente il contrario: dovremmo rivolgere la bontà che mostriamo nei confronti delle stelle ai nostri simili sulla Terra e costruire quei legami di fiducia e comprensione con i diversi popoli e civiltà che compongono l’umanità. Ma per quanto riguarda l’universo fuori dal Sistema Solare, dovremmo sempre stare in guardia ed essere pronti ad attribuire le intenzioni peggiori a quegli Altri che potrebbero esistere nel cosmo (Il problema dei tre corpi – La trilogia, Mondadori, 2023, p. 1212)

E Cixin Liu termina il suo poscritto con una frase lapidaria:

Per una forma di vita fragile come la nostra, questo è senza dubbio l’atteggiamento più responsabile. (Il problema dei tre corpi – La trilogia, Mondadori, 2023, p. 1212).


***


Piergiorgio Pescali è fisico delle particelle e collaboratore esterno dell'IAEA (Agenzia internazionale per l'energia atomica). In questa veste, ha lavorato in Giappone, Corea del Nord, Iran, Ucraina e Russia, in siti come Fukushima, Chernobyl e Zaporizhzhia. Risiede attualmente in Giappone. Accanto alla ricerca scientifica, ha una lunga collaborazione con testate giornalistiche e radiotelevisive italiane ed europee — tra cui Le Scienze, Famiglia Cristiana, Avvenire, Il Manifesto, Missioni Consolata — e con Radio Vaticana, Rai Radio 3, Radio 24 e Radio Popolare.

 


bottom of page