Egemonia e assalto al cielo

(ancora su NewSpace e capitalismo multiplanetario)


Nell’introduzione italiana a Fede e scienza di Aleksandr Bogdanov, Vittorio Strada apre all’ipotesi di una convergenza tra l’idea gramsciana di egemonia e quella di proletkul’t bogdanoviana: egemonia e assalto al cielo (sottintendendo La stella rossa) si incontrano allora in maniera inattesa. Nella vicenda politica del collettivo romano Mir (Men in red) è rintracciabile un episodio di applicazione pratica di questa inedita convergenza.

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L’analisi: intercettare gli anelli deboli La conclusione a cui nel 1998 giunse Mir[1], il collettivo romano dell’Ufologia radicale (Ur), fu per molti versi ineluttabile: conquistare con la forza la ribalta del VI simposio mondiale di ufologia, tenutosi nello Stato di San Marino; occupare il palco con un’azione dimostrativa rivolta contro gli ufologi. Inevitabile lo era giacché si pervenne alla constatazione che l’ufologia costituisce uno degli anelli deboli dell’impianto egemonico della culturale borghese, dal momento che risulta ancora oggi (e dal 1947) incapace di sussumere, di colonizzare, con efficacia il proprio oggetto d’indagine, se non menomandolo, trasformandolo in qualcosa di parziale e irriconoscibile: l’alieno. Tale debolezza rappresentava, agli occhi di un gruppo d’ispirazione rivoluzionaria, un imperativo all’azione diretta, un’occasione per scardinare quel processo di lettura, codificazione e messa a valore del fenomeno, onde riconsegnarlo, nella sua interezza, ai gangli connettivi della cultura proletaria in cui, in fondo, si è generato. Ineluttabile lo era anche perché così agendo si puntava a spronare altri pezzi del Movimento anticapitalista, ognuno specializzato a suo modo, a fare altrettanto; ciascuno nel proprio campo d’azione, ognuno secondo le proprie attitudini e possibilità: colpire al cuore l’egemonia borghese da più angolazioni possibili, giacché risultava improbo, perfino allora, un attacco unitario al cuore dello Stato. Può far venir voglia di sorridere sentir parlare di ufologia, ma solo perché non si è stati evidentemente capaci di assimilare il concetto di egemonia alla maniera gramsciana: l’analisi sulla pervasività ed efficacia della cultura e della produzione di consenso borghesi. Ma significa anche non aver metabolizzato la Scuola di Francoforte, e nello specifico la vicenda politica e umana di Wilhelm Reich. Alla fine degli anni Novanta, l’ufologia, questo grosso pezzo di cultura popolare, aveva avuto un fortissimo ritorno di fiamma dopo gli splendori degli anni Sessanta e Settanta. In Italia in particolar modo le edicole pullulavano di pubblicazioni specializzate e le librerie esondavano di seriali tomi di ufologi afferenti alle organizzazioni nazionali del Cun e del Cisu. Quell’anno al convegno di San Marino organizzato dal Cun l’ospite d’onore fu Philip J. Corso, ex tenente colonnello del National Security Council con le sue presunte rivelazioni sul noto incidente (Ufo crash) di Roswell del 1947. Corso è stato un depistatore professionista precursore del complottismo dell’odierna Alt.right, un fascista, e l’ufologia di stampo scientista e borghese (la spectoufologia nella terminologia Mir), con i suoi legami con esercito e forze dell’ordine, continua da decenni ad alimentarsi a questa infetta mangiatoia, atta a cumulare strati di strisciante e seriale normalità con cui colonizza teste e immaginario quotidiano. La tattica: azione diretta La scelta del collettivo Mir di operare a volto scoperto contro l’ufologia borghese risaliva a qualche anno prima, in aperto contrasto con gran parte del restante network dell’Ur d’ispirazione separatista e intransigentista[2]. La prima apparizione al di fuori dei consueti canali coincise con la stampa dell’omonima rivista autodistribuita negli infoshop dei Centri sociali e nelle librerie di movimento[3]. In seguito si scelse di rivendicare l’occupazione del simposio di San Marino, con cui inevitabilmente si sarebbe aperta una conflittuale finestra verso l’ufologia tradizionale, fino ad allora completamente ignorata. La mattina dell’incursione ai componenti del collettivo Mir si erano aggiunti due compagni dell’Ur di Bologna e un componente dell’Orkestra postfordista di Roma. Le due operazioni alternative pianificate prevedevano: 1) in caso di esile resistenza del direttorio del Cun: presa del palco, dispiegamento dello striscione con su scritto Ufo al popolo!, lettura di un comunicato, distribuzione di un volantino bilingue nella sala, fuga. 2) in caso di pervicace resistenza del direttorio Cun: elusione del servizio d’ordine, azione di disturbo con slogan tipo: «Chiediamo spazio ci danno polizia, è questa la loro ufologia» e « fascista sei il primo della lista». Volantinaggio, apertura di fiale olfatto-repellenti, accensione fumogeno rosso e fuga[4]. La resistenza del Cun fu minima e si manifestò sopratutto in termini di inatteso stupore. Il collettivo Mir tenne allora fede alla prima delle due procedure portando a termine con successo l’azione. Su come il tutto si svolse nel dettaglio, rimando alla lettura dell’originale rapporto Mir[5]. La strategia: rottura del fronte Non documentato (o solo in parte) è invece quanto accadde qualche mese dopo l’azione di San Marino. Le testate ufologiche diedero, a dire il vero, poco risalto all’accaduto, riferendo solo incidentalmente dell’apparizione di «provocatori» presso i lavori del simposio. Per alcune settimane sembrò che l’azione fosse stata ben assorbita e contenuta nel circoscritto spaziotempo del suo dipanarsi. Una significativa risposta giunse invece qualche mese dopo quando uno degli allora dirigenti del Cun contattò i Mir proponendo loro un incontro segreto. L’incontro si tenne di lì a poco nel quartiere romano di San Lorenzo. Dopo l’azione di San Marino si stava profilando in seno all’organizzazione una scissione interna tra chi (maggioranza) non era intenzionato a cambiare rotta, restando fedele all’approccio scientista positivista (della conta delle luci nel cielo), avallato dalle forze armate, e chi (minoranza) sembrava invece aver preso coscienza, dopo l’azione dei Mir, dell’occasione perduta dall’ufologia di trattare il proprio oggetto d’indagine come uno strumento politico di critica della vita quotidiana. I termini dell’incontro non furono esattamente questi, ma ai Mir fu comunque proposta una comunione d’intenti per ribaltare i rapporti di forza nel Cun. Di fatto il fronte unitario della spectoufologia stava incrinandosi, spezzandosi sotto il peso delle proprie contraddizioni. Il più acerrimo nemico del Mir di quella stagione, Roberto Pinotti allora presidente del Cun, solo di recente ha fatto un passo indietro riconoscendo alcune delle ragioni del collettivo antagonista[6]. Ma la rottura prodotta metteva in luce dei lati inattesi. Lo scossone aveva infatti riportato a galla alcune delle anime che dagli anni Settanta avevano trovato nell’ufologia una possibile soluzione alla stagione del riflusso nel personale e che ora riscoprivano l’aspirazione alla ripoliticizzazione del proprio percorso esistenziale. Ma a quel punto i Mir ritennero conclusa l’esperienza, non essendo interessati a governare il processo, quanto a indicare una possibile strada per cui lo stesso si sarebbe potuto trasformare in un dispositivo anticapitalista. D’altro canto, per l’Ur l’oggetto volante non-identificato ha sempre rappresentato più un eclatante esempio di sottrazione dalle logiche di sussunzione e identificazione del capitale, che non un fenomeno da investigare, e questa resta una prospettiva inassimilabile da parte di qualsiasi istituto liberal-borghese. La gestione: prove generali d’egemonia L’estate seguente i Mir capitalizzano quanto accaduto a San Marino, riuscendo a bucare alcune testate giornalistiche allineate: «La Repubblica» e «l’Unità», in modo particolare. Sulla terza di copertina del secondo numero dell’omonima rivista, si trova una sintetica rassegna stampa di quella strana stagione[7]. L’Ufo veniva salutato come un fenomeno proprio della sinistra antagonista, mentre incidentalmente sullo stesso numero di «Mir» trovava posto un pezzo scritto da Antonio Caronia a proposito della rivista «Un’ambigua utopia», che parimenti, e prima dei Men in red, aveva anch’essa sottratto il fenomeno, in quel caso la fantascienza, all’egemonia della cultura di destra[8]. Quell’estate culminerà con lo speciale di «Studio Aperto» (Italia 1) sui Mir di cui ancora in rete si rinviene traccia. Tutto bene allora? No; l’operazione infatti riesce solo in parte e ben presto per mezzo stampa si ripropone la consueta giustapposizione tra Ufo e alieni che, con qualche scivolone, gli stessi Mir non riescono più a contenere. Di nuovo si assiste a un’operazione di sussunzione e neutralizzazione della spinta anticapitalista fino all’inclusione (normazione) dei Men in red tra le nuove religioni, assieme all’Associazione Astronauti Autonomi, da parte del Cesnur[9]. Di certo, a far sfuggire di mano gli esiti di quell’azione iniziata alcuni mesi prima fu anche il totale isolamento in cui i Mir furono lasciati dal resto del network dell’Ur, sempre più distante dall’evoluzione degli eventi e dalla sua lettura tattico-politica. Nonostante ciò, questa storia rappresenta un efficace esempio di azione movimentista, su cui eventualmente confrontarsi. Albeggiavano intanto i primi oscuri bagliori d’inizio secolo e Ur e Movimento s’apprestavano a tramontare. La nuova era: Alt.right post-globale e Casa Bianca Dall’inizio del secolo non solo il Movimento è divenuto sempre più intangibile, ma anche gli Ufo hanno veleggiato verso un destino simile. L’ufologia borghese e la sua montagna di riviste e pubblicazioni sono state seppellite, forse, dal cinismo disincantato di una nuova era, più interessata a occupare economicamente lo spazio extraatmosferico che a guardare speranzosa verso il cielo. Anche l’ex tenente colonnello Corso è dipartito, ma il suo ruolo non è rimasto per molto tempo vacante. Infatti, le urgenze di egemonizzazione sembrano procedere in forma inarrestabilmente ciclica, riaccendendo inquietantemente, oggi, le luci sul fenomeno. Il 25 giugno 2021 l’Office of Director of the National Intelligence pubblicava il suo Preliminary Assessment: Unidentified Aerial Phenomena (Rapporto Uap, noto anche come Rapporto Ufo del Pentagono) in cui si consiglia di rafforzare il controllo aereo sugli Ufo, e ciò a prescindere dalla natura del fenomeno. Il rapporto segue la diffusione dei clamorosi video di oggetti volanti non-identificati resi pubblici dalla marina statunitense l’anno precedente e si concentra sopratutto sulla possibilità che si tratti di ignote ed evolute tecnologie straniere. Tuttavia, il 15 dicembre 2021 il senato statunitense, sulla scia del rapporto Uap, approva l’emendamento della senatrice democratica Kirsten Gillibrand che prevede che il Dipartimento della difesa dia immediatamente seguito a un’intensa indagine sul fenomeno, non escludendo affatto la possibile matrice aliena ma incoraggiando, anzi, lo studio delle strategie di navigazione ed elusione di tali inusitate tecnologie (propulsione e aerodinamica). Il budget e lo stanziamento di forze per questo progetto è notevole e alla commissione è chiesto di relazionare almeno una volta al mese sui progressi investigativi. Inoltre, il 23 novembre il Dipartimento della difesa ha creato, in modo del tutto autonomo, l’ufficio dell’Aoimsg, un organo investigativo autonomo rispetto a quello voluto dal senato, le cui funzioni non sono ancora ben chiare, ma che lavorerà parallelamente alla commissione voluta da Gillibrand. Sembra quindi che s’orchestri una nuova ondata di Ufo di destra e i fondi messi a disposizione dai contribuenti statunitensi già gridano vendetta rispetto alla necessità di portare a casa qualche risultato drammaticamente spettacolare. A premere in questa direzione è un’ampia e trasversale fetta del senato statunitense fermamente convinta della natura extraterrestre degli oggetti volanti non-identificati, supportata da settori dei servizi dell’intelligence come nel caso di personaggi come Christopher Mellon e Luis Elizondo. Le ragioni di un tale cambiamento di rotta, rispetto al primo decennio del secolo, possono essere almeno due: 1) l’estensione naturale delle teorie del complotto dell’Alt.right alla narrazione Ufo, che come oggetto aperto e flessibile appare ben predisposto a tematizzazioni allarmistiche che lo inquadrino entro l’attuale panorama distopico mondiale post-globale. 2) la creazione di un generico nemico extraatmosferico così da giustificare l’espansione armata del capitale oltre la biosfera e il riassetto geopolitico in atto[10]. Questa nuova corsa agli armamenti troverebbe allora la sua ragion d’essere nella difesa (laddove la legislazione creata ad hoc non dovesse bastare) dei diritti di proprietà e sfruttamento statunitensi oltre la stratosfera. Quest’ultima prospettiva è già in atto con un avanzata guerra satellitare giocata sul campo elettromeccanico e informatico tra Stati Uniti e Cina, ma potrebbe ben presto allargarsi ad altre generiche minacce ignote. La creazione di corsari robotici satellitari è infatti una questione allo studio di entrambe le superpotenze spaziali, onde sabotare infrastrutture preziosissime dal punto di vista del monitoraggio militare, ma anche estremamente fragili giacché collocate ad altezze (le orbite basse da 300 fino a 2000 km – con satelliti che viaggiano a sette chilometri al secondo) in cui l’intervento umano non può essere istantaneo. Le due ipotesi non sono affatto in antagonismo l’una con l’altra, ma potrebbero descrivere assieme il nuovo teatro strategico della presenza statunitense nello spazio in una commistione niente affatto estranea a questo settore, ma più in generale alla cultura d’oltre oceano, di tecnologia, ideologia ed esoterismo futuristico già fortemente presenti nelle prospettive transumaniste, singolariste e accelerazioniste là dominanti. In questo senso, l’Ufo può ben rappresentare l’ideale singolarità tecnologica verso cui spingere, in maniera sempre più convulsa, l’ideologia neolibersita[11]. Se la nuova ondata Ufo fosse l’epifenomeno di quanto appena detto, occorrerà allora rispolverare alcune delle analisi uforadicali, onde non farci sorprendere completamente impreparati. Per il momento: Ufo al popolo!

Note [1] C. Pongide, CosmoAntiCapitalismo. Avventurismo spaziale o rivoluzione cosmica, «Machina», 17 gennaio 2022 [2] Per rendersi conto della distribuzione del fenomeno Ur rimando a Eurispes, Ufo al popolo: l’ufologia dei giovani radicali, «Rapporto Italia», 1999. [3] Si veda l’archivio Grafton9: grafton9.net [4] Sulla trasposizione a un livello extraatmosefrico dello slogan Chiediamo spazio ci danno polizia è questa la loro democrazia, si veda anche questo spezzone tratto dal film I misteriani di Ishirō Honda, 1957: vado.li/misteriani [5] Mir, S. Marino 4/4/98. Missione compiuta, «Mir», vado.li/sanmarino [6] R. Pinotti, UFO: il fattore contatto, Milano, 2007, p. 40. [7] Mir, rassegna stampa, «Mir», vado.li/ufosquatter [8] Archivio Un’ambigua utopia: archivio-uau.online/progetto.html [9] Cesnur, Dagli Astronauti autonomi ai Men in red, vado.li/cesnur [10] C. Pongide, La geopolitica che viene da Marte, «Machina», 31 maggio 2021. [11] Per una trattazione più specifica di questo argomento: C. Pongide, La fantascienza che gira le viti del mondo, «Machina», 26 febbraio 2021.


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Cobol Pongide è scienziato, ufociclista e musicista. Lavora nel campo delle tecniche di mappatura dello spazio, del cicloattivismo e della definizione dello spazio extra atmosferico come terreno di conflitto. Ha pubblicato (con Daniele Vazquez) Ufociclismo. Atlante tattico ad uso del ciclista sensibile (D editore 2018); Marte oltre marte. L’era del capitalismo multiplanetario (DeriveApprodi, 2019); Cosmo anticapitalismo. Critica e conflitto nel tempo della conquista dello spazio (Novalogos, 2021).