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Donne e comunicazione digitale: a che punto siamo? (prima parte)



Pubblichiamo, in due parti (la seconda sarà pubblicata il prossimo 8 marzo), la sintesi di un saggio più ampio, editoriale del numero 5 del 2022 della rivista Human-Machine Communication (https://stars.library.ucf.edu/hmc/vol5/iss1/), di Leopoldina Fortunati, già autrice di contributi fondamentali di critica femminista e marxista dell’economia politica (https://www.machina-deriveapprodi.com/post/l-arcano-della-riproduzione-nella-macchinizzazione-del-quotidiano) e curatrice del volume, e di Autumn P. Edwards, docente di studi sulla comunicazione presso la Western Michigan University e direttrice editoriale della rivista. Nel rinviare alla lettura integrale del volume di HMC (e dei precedenti, tutti integralmente accessibili), dedicato all’esplorazione secondo una rigorosa prospettiva di genere delle relazioni tra umano e nuove tecnologie della comunicazione, in questo articolo le autrici propongono una visione radicalmente politica dello sviluppo tecno-scientifico che, come ci ha insegnato la migliore – e oggi un po’ dimenticata – critica della sua neutralità, è sempre impregnato di rapporti sociali e di potere. Che il dibattito segua.


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Lo scopo di questo articolo è quello di radicare l'analisi del rapporto tra donne e comunicazione digitale su un piano storico, svilupparlo in una prospettiva comparativa con altre forme di comunicazione e infine inserirlo in una dimensione politica, tenendo presente che vogliamo analizzare tre elementi: genere, comunicazione e tecnologia.

La nostra prima tesi è che il passaggio dalla comunicazione di persona alla comunicazione mediata in tutte le sue forme ha delineato la progressiva eliminazione degli individui dalla scena comunicativa. La separazione fisica degli esseri umani tra loro li ha indeboliti, data la potenziale enorme apertura nello spazio virtuale delle relazioni sociali che queste tecnologie hanno comportato. In particolare, la separazione corporea ha eroso il potere delle persone come lavoratori, soggetti politici e cittadini e, in ultima analisi, ha anche rotto i confini tra gli umani e le macchine.

La nostra seconda tesi è che tecnologie come il telefono, il cellulare, il computer/internet e il robot sono state progettate in primo luogo per sostenere e far progredire gli utenti di sesso maschile dando loro più potere in un ambito — quello della comunicazione — in cui non esistevano praticamente più differenze significative tra uomini e donne. La penetrazione di queste tecnologie nel corpo sociale ha richiesto alle donne un approccio lungo e faticoso per ridisegnare e rimodellare queste tecnologie in base alle loro esigenze. In effetti, le donne hanno svolto il ruolo più importante nella co-costruzione di queste tecnologie, ma il loro processo di addomesticamento ha comportato fasi in cui esse sono state escluse socialmente dalla società dell'informazione e fasi in cui esse sono riuscite a riappropriarsi di queste tecnologie. Quanto questo percorso sia stato e sia tuttora difficile per le donne è esemplificato dal divario ancora oggi esistente in molte aree del mondo nell'accesso, nell'uso e nelle competenze tecnologiche tra generi. L’attribuzione di maggiori vantaggi per gli uomini ha avuto l'effetto di ricostruire il loro differenziale di potere nella famiglia, un potere che era stato precedentemente livellato dalle lotte prodotte dalle varie ondate di femminismo. Questa disparità di potere è stata ricostruita a partire dalla comunicazione, primo terreno di scontro e negoziazione nella relazione uomo-donna. Le donne ovviamente non hanno accettato di buon grado la tendenza a ricostruire tecnologicamente la loro subordinazione al marito/compagno/padre/fratello e hanno cercato di appropriarsi di queste tecnologie trasformandole da tecnologie di potere in tecnologie di empowerment. Il potere degli uomini come gruppo sociale è stato ricomposto attraverso queste tecnologie che funzionano come strumenti di lavoro riproduttivo per consentire la penetrazione diretta del capitale nelle sfere immateriali della riproduzione degli individui. Le case e gli spazi della cura sono stati macchinizzati e un ulteriore valore diretto viene ora estratto, in aggiunta al valore tradizionalmente prodotto dalle donne e incorporato nella forza lavoro.


Donne e comunicazione: A che punto siamo?

Oltre al genere, il secondo elemento implicato nel nostro discorso è la comunicazione. Questo è il terreno principale in cui avvengono l'elaborazione e la presentazione del sé, la socializzazione e le relazioni sociali (comprese quelle lavorative), dove l'organizzazione della vita ha luogo e dove inevitabilmente i cambiamenti culturali, sociali, economici e politici rimodellano la comunicazione. Questi cambiamenti sono particolarmente importanti per le donne, perché la comunicazione crea i generi sessuali che a loro volta creano la comunicazione.

Il punto più importante è che il dibattito su donne e comunicazione, proprio per la difficoltà di rendere operativa la nozione di sesso e genere, rischia di rimanere bloccato all'interno di un approccio incentrato sulle differenze tra uomini e donne per quanto riguarda opinioni, atteggiamenti e comportamenti nelle pratiche comunicative. È quindi necessario generare un quadro analitico in grado di affrontare tali problematiche. In questo quadro, che è necessariamente diacronico e sincronico allo stesso tempo, l'analisi della relazione tra donne e comunicazione apre la questione dell'iniziativa politica e della soggettività delle donne nei cambiamenti sociali che hanno rimodellato questa relazione nel passaggio dalla comunicazione di persona alla comunicazione telefonica (mobile e fissa), alla comunicazione mediata dal computer (CMC) e alla comunicazione umani-macchine (HMC). Il quadro teorico di riferimento per questa analisi è ispirato alla lunga tradizione del marxismo femminista, che ci aiuterà a delineare il significato storico e sociale della relazione tra donne, comunicazione e tecnologia.

Nella sfera domestica, la diffusione delle tecnologie digitali ha avuto l'implicazione specifica di rafforzare la divisione di genere e razziale del lavoro nelle case. Se da un lato ha scoraggiato il radicamento del processo di riproduzione individuale nella materialità della vita, dall'altro ha funzionato come un meccanismo di privatizzazione che ha diminuito la necessità di uscire di casa o di parlare o fare l'amore con un altro essere umano (si veda la sessualità surrogata fornita dai robot sessuali) e ha legittimato lo sviluppo di relazioni di dominio e disumanizzazione. In questo contesto, il processo di separazione di un individuo dall'altro, di cui abbiamo parlato prima, è anche un attacco specifico contro le donne e la sfera domestica, perché la macchinizzazione degli individui a livello comunicativo ha ulteriormente diminuito il valore della riproduzione della forza lavoro, che storicamente è il risultato del processo lavorativo delle donne. Da un lato, uomini e donne sono diventati più facilmente controllabili, ma soprattutto sono diventati un'ulteriore fonte di produzione di plusvalore: infatti, la forza lavoro non lavora più solo nella sfera della produzione, ma anche, e sempre di più, nella sfera della riproduzione domestica (anche se le donne continuano a essere la spina dorsale di questa sfera), creando un'enorme quantità di valore.

Questo processo è particolarmente cruciale per le donne perché si è sviluppato in un momento storico in cui, dopo le varie ondate di femminismo, esse hanno ridisegnato i rapporti di potere con gli uomini in modo da renderli maggiormente favorevoli a loro. In particolare, hanno rafforzato la loro padronanza e il loro controllo sulla comunicazione personale (dove, come vedremo più avanti, è stata documentata la mancanza di differenze tra uomini e donne), si sono appropriate della comunicazione nella sfera pubblica (dopo migliaia di anni di esclusione) e hanno ridefinito i rapporti di potere intergenerazionali all'interno della famiglia a favore dei più giovani. Paradossalmente, il potere raggiunto dalle donne a livello comunicativo è stato ridotto dalla diffusione delle tecnologie digitali nella sfera domestica. Purtroppo, il processo fin qui descritto non ha incontrato una solida difesa da parte delle donne, che hanno scelto di privilegiare gli elettrodomestici, che potevano liberarle immediatamente da una certa fatica materiale trascurando i dispositivi elettronici e digitali, percepiti da loro come più legati alla dimensione dell'intrattenimento. Questa strategia da parte delle donne si è rivelata pericolosa a lungo termine, visti i rapporti di forza diseguali all'interno della famiglia. La competenza delle donne nell'uso degli elettrodomestici ha finito per essere considerata socialmente come un segno di mancanza di potere, mentre la competenza degli uomini nell'uso delle TIC ha rafforzato il loro potere. In questo processo, c'è stato un passaggio cruciale che ha rivestito particolare importanza per la questione del genere: l'introduzione del computer nella sfera domestica. In particolare, attraverso il computer, la forza delle donne nel dominio della comunicazione è stata ridimensionata, poiché questo artefatto è stato progettato (ancor più del telefono e del cellulare) principalmente dagli uomini e per gli uomini (soprattutto quelli benestanti, occidentali, bianchi e più giovani). Di conseguenza, le donne come gruppo hanno avuto bisogno di più tempo per addomesticare e appropriarsi di questi dispositivi. Tra le tecnologie digitali, il computer è stato particolarmente ostico da rimodellare per le donne, perché era diffusa tra loro la sensazione che il computer/internet non servisse loro granché. Approfondiremo questo argomento nella sezione dedicata alla CMC. Per concludere questo discorso, la differenza di genere più rilevante che attraversa tutti questi campi della comunicazione è questa: pur subendo come gli uomini un attacco da queste tecnologie alla loro identità di lavoratrici, soggetti politici e cittadini, le donne hanno anche subito un assalto alla loro identità di donne, rendendole più vulnerabili degli uomini.


La comunicazione interpersonale come parte della sfera riproduttiva

La comunicazione personale è un processo sociale in cui gli individui creano significati parlando, vedendo e ascoltandosi tra loro. Così facendo, ogni interlocutore dà un senso alle caratteristiche e ai tratti dell'altro interlocutore in relazione a se stesso. La visibilità degli altri e delle loro performance consente ai comunicatori di fare un bilancio delle apparenze e dei comportamenti altrui come parte essenziale di questo processo. La comunicazione è quindi intrinseca alle relazioni sociali e, in ultima analisi, alla formazione della società.

Storicamente, la presenza fisica degli interlocutori creava un contesto in cui essi si percepivano come situati nello stesso ambiente spaziale e sentivano di poter interagire con quell'ambiente. L'insieme delle ricerche sulla comunicazione di persona ci permette di capire come le diverse componenti del senso di presenza di una persona, come la percezione della propria posizione, il senso di compresenza e i giudizi di realismo sociale, giochino un ruolo importante in questa modalità di comunicazione. Inoltre, la nozione di cognizione incarnata, che stabilisce che il corpo e il cervello sono interconnessi e che la cognizione è influenzata dalle sensazioni fisiche e dalle azioni del corpo, evidenzia come la comunicazione di persona incarni il massimo potenziale di performance armonica. Analogamente anche la presenza è un costrutto psicologico complesso con diverse dimensioni potenziali. Nonostante la sua frequente riduzione a «esserci», la presenza rivela perlomeno tre aspetti importanti: presenza fisica, presenza sociale e presenza di sé, che sono a loro volta multidimensionali. Per esempio, la prima è stata considerata come localizzazione del sé (la percezione di abitare in un ambiente spaziale) e la percezione delle possibilità di azione (la sensazione di poter interagire con quell'ambiente).

La presenza sociale è la sensazione di essere presenti con una persona reale, composta da copresenza, coinvolgimento psicologico e impegno comportamentale. Una componente chiave della presenza sociale è la copresenza, che implica connessione psicologica, vicinanza sperimentata con un'altra persona e percezione di una potenziale interazione. Di conseguenza, gli individui sperimentano la loro piena umanità, e noi aggiungeremmo la loro piena socialità, solo quando si confrontano con altri esseri umani.

Molti altri elementi, come la presentazione del sé, il ruolo del corpo umano, la socialità e il lavoro, sono cruciali per cogliere i cambiamenti che la mediazione della tecnologia ha introdotto nel rapporto tra genere e comunicazione. La presentazione del sé e la materializzazione del corpo umano facilitano la categorizzazione sociale (genere, età, etnia e così via), sostenendo i processi di stereotipizzazione e discriminazione che sono i costi generati dall'informazione automatica basata sulle categorie. Inoltre, la presentazione materiale del sé dipende, entro certi limiti, da criteri di visibilità, autenticità e controllo reciproco. Un'estensione rilevante del corpo umano è la voce che durante la comunicazione personale ci permette di generare categorizzazioni sociali e di regolare i comportamenti sociali. Tutti gli indizi corporei servono a ridurre l'incertezza della comunicazione aiutando la formazione delle impressioni, affinando la comprensione degli interlocutori e prevedendo il loro stato mentale e fisico. Nel complesso, essi aiutano i comunicatori a gestire le conversazioni e a costruire relazioni interpersonali.

Storicamente, la comunicazione, come molti altri ambiti, è plasmata dalla struttura sociale e dalla sua stratificazione di classe, che si fonda sull'attribuzione di maggior potere sociale, politico ed economico agli uomini, che hanno il compito di mediare il potere del capitale nei confronti di donne, bambini e anziani. Fattori come la differenza di potere tra uomini e donne, il peso della costruzione sociale delle identità di genere e la forza dei processi di socializzazione di genere, nonché gli stereotipi, le norme, le aspettative e le prestazioni ad essi associati, hanno contribuito a generare un diverso rapporto con la comunicazione da parte di uomini e donne come gruppi sociali. Tuttavia, dopo la prima e la seconda ondata di femminismo, queste differenze nella comunicazione personale si sono attenuate fino alla loro potenziale scomparsa. Tornando all'osservazione che abbiamo fatto all'inizio, diverse meta-analisi che hanno esplorato molte dimensioni e variabili della comunicazione hanno documentato differenze tra uomini e donne molto ridotte o inesistenti nel comportamento comunicativo.

Gli elementi analizzati finora, come la presentazione del sé, il ruolo del corpo umano, la socialità e il lavoro, sono fondamentali anche per cogliere i cambiamenti che la mediazione della tecnologia ha introdotto nel rapporto tra genere e comunicazione. Da un punto di vista comunicativo, il corpo umano può essere considerato una piattaforma complessa che veicola diversi linguaggi, tra cui quello non verbale. La voce può comunicare le emozioni con un timbro, un tono e un ritmo diversi, indipendentemente dal contenuto verbale, e offre il vantaggio che le sue modalità emotive sono meno controllabili rispetto alle espressioni facciali. Le persone si basano su indizi corporei per formare impressioni e formulare giudizi sugli interlocutori. La socialità stessa esiste nella e attraverso la comunicazione (come sarebbe possibile, ad esempio, accompagnare un/a bambino/a nella società senza insegnargli/le le abilità comunicative?) e, allo stesso tempo, la promuove. Per essere efficace e durare nel tempo la socialità deve essere incorporata nelle attività sociali, come andare con gli amici al ristorante o al cinema. Abbiamo bisogno di uscire e di muoverci negli spazi pubblici per fare cose con gli altri per alimentare il processo comunicativo. Pure la mobilità entra in gioco, anche se una volta raggiunto il nostro interlocutore, parliamo con gli altri soprattutto da seduti. Possiamo conversare anche camminando, ma è un contesto più raro per la comunicazione di persona. L'«immobilità» che accompagna la comunicazione diventerà più radicale con la diffusione dei dispositivi di comunicazione. Infine, la comunicazione è uno degli elementi fondamentali del lavoro, anche dentro la sfera domestica. Il lavoro riproduttivo è costituito da diversi compiti non solo materiali, come gli affetti, l'amore, il sesso, il supporto psicologico, la condivisione di conoscenze, l'intrattenimento e l'informazione, che sono tutti veicolati nella e attraverso la comunicazione. Questo lavoro, che coinvolge ancora le donne molto più degli uomini, è la spina dorsale della produzione di valore nella sfera domestica. Il lavoro di cura, radicato nella comunicazione, si fonda anche sulla cooperazione e sull'organizzazione, poiché per costruire e mantenere forme concrete di socievolezza è necessario lavorare in coordinamento con gli altri. Alla luce di queste specificazioni, è chiaro che la socievolezza è un processo che applica una logica intensificata: gli individui si sentono più rassicurati e sono più rassicuranti se possono praticare una qualsiasi delle forme di socievolezza insieme a un'altra persona, attraverso la comunicazione.

Lo scenario che abbiamo descritto finora e che è tipico della comunicazione di persona è stato profondamente influenzato dalla diffusione della tecnologia digitale, che è al tempo stesso fonte e conseguenza delle relazioni di genere e in cui le relazioni sociali (comprese quelle di genere) si materializzano. Nella prossima sezione analizzeremo come il genere sia stato rimodellato dal telefono fisso e dal cellulare e, a sua volta, come queste tecnologie siano state rimodellate dalle donne.


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Leopoldina Fortunati è sociologa della comunicazione e della cultura, già autrice del fondamentale testo del 1981 L’arcano della riproduzione. Casalinghe, prostitute, operai e capitale, un contributo di primo piano nel dibattito teorico-politico del «femminismo marxista della rottura».


Autumn Edwards è docente di studi sulla comunicazione presso la Western Michigan University e direttrice editoriale della rivista Human-Machine Communication. È stata nominata «Women in Robotics You Need to Know About - 2020».



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