Cos'è la «terapia forestale»



L’immaginario della foresta è sempre più presente nelle nostre menti urbane e assume anche il profumo della cura, un profumo ancestrale che fa vibrare il nostro corpo inequivocabilmente ancora paleolitico, cercando di azzittire il cervello, l’unico organo quasi totalmente assuefatto da diecimila anni di cultura sedentaria.


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Se vuoi costruire una nave non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente, a raccogliere la legna ed a preparare gli attrezzi, non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata in loro questa sete si metteranno subito al lavoro per costruire la nave. (Antoine De Saint Exupèry)


Cos’è la terapia forestale?


Definizione

La terapia forestale è definita come: «Terapia basata sulla natura (o trattamento di intervento) specificatamente designata, strutturata e messa in opera per individui con uno specifico bisogno (Bragg and Atkins, 2016). La terapia forestale è dunque un’attività basata sul contatto con la natura, finalizzata al miglioramento della salute fisica e mentale attraverso una pratica basata sull’attenzione senza sforzo e sul risveglio dei sensi. In particolare considera gli specifici bisogni degli individui e si focalizza nella riduzione dello stress potendo agire in aggiunta ai trattamenti di riabilitazione per questa specifica malattia. La terapia forestale fa parte delle terapie basate sull’immersione nella natura, in questi ultimi anni riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale. Andiamo però con ordine.


La pratica di immergersi nella natura

L’immersione nella natura è la pratica di camminare senza fretta in una foresta, in un bosco o in un giardino per un periodo di tempo determinato. Non è però una forma di esercizio fisico, un’escursione o una variante del jogging. Consiste semplicemente nell’entrare in contatto con la natura, nel connettersi ad essa attraverso il nostro sistema sensoriale. Aprendo, infatti, tutti e 5 i sensi a nuove esperienze possiamo entrare in comunione con la natura. L’immersione nella natura è come un ponte: colma il divario tra noi e il mondo naturale. Quando siamo centrati, in armonia con la natura e con noi stessi, diventiamo più forti e meno raggiungibili dalle malattie. Il sistema nervoso autonomo (simpatico e parasimpatico) si riequilibra. Il corpo e la mente «scimmia» si placano. In questo modo possiamo rigenerarci e acquistare vigore.


Come e dove nasce

La pratica di immersione nella natura si può realizzare attraverso due attività: il bagno di foresta (o shinrin-yoku o forest bathing) e la terapia forestale vera e propria (forest therapy). Quest’ultima deriva dalla prima. Sulla differenza fra le due torneremo più avanti.

La parola shinrin-yoku è stata inventata per la prima volta nel 1982, in Giappone, dall’allora ministro dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca Akiyama Tomohide. Letteralmente può essere tradotta come «bagno di foresta» o, ancora meglio, «bagno nell’atmosfera della foresta». Il Giappone, nonostante l’elevata densità di popolazione nelle aree urbane, è coperto per circa due terzi da boschi e foreste. Il ministro Tomohide fu molto bravo a recepire due differenti necessità del suo paese: prevenire le molte morti improvvise sul posto di lavoro e valorizzare il grande patrimonio forestale ancora incontaminato. Portando le persone stressate dai ritmi di lavoro a fare lunghe attività di immersione nelle foreste colse i famosi «due piccioni con una fava». Solo pochi anni più tardi alcuni medici e scienziati giapponesi si accorsero degli effetti psicologici e fisiologici che l’ambiente naturale esercitava sull’uomo. Nel marzo del 1990 iniziarono così i primi esperimenti per verificare l’influenza dello shinrin-yoku sulla salute umana. Nel 2004 fu avviato uno studio sistematico a livello nazionale dei rapporti fra le foreste e la salute umana. Nell’aprile del 2006 la foresta di Iiyama diventò la prima località del Giappone a ricevere una certificazione ufficiale per la terapia forestale in quanto il potere curativo del suo verde fu dimostrato a livello scientifico. Ad oggi, in Giappone, esistono oltre 62 percorsi certificati per la pratica dello shinrin-yoku studiati dalla Forest Therapy Society per fare della vera e propria terapia forestale.


In quale modo la natura può aiutarci a stare meglio


Una medicina preventiva

La pratica di immersione nella natura non cura le malattie. Sia ben chiaro. Ci aiuta però a prevenirle e a vivere meglio. Questo sì. In Giappone, negli Stati Uniti e oramai anche in tutta Europa, la terapia forestale perseguita a scopo preventivo è praticata da una quantità di persone in continuo aumento. Nell’ambito della gestione dello stress, ad esempio, è già stata riscontrata una modesta ma significativa riduzione delle spese sanitarie in questo ambito. Sebbene sia nata da una intuizione, questa medicina naturale è ora supportata da un crescente numero di ricerche scientifiche che ne riconoscono i benefici.


Da intuizione e scienza

Sebbene una camminata nella foresta, piuttosto che una passeggiata in un bel giardino, non sembrino qualcosa di straordinario, i benefici che proviamo durante una camminata in natura lo sono realmente. Di seguito riporto quelli che, a livello intuitivo, tutti quanti siamo disposti a riconoscere come veri senza doverne dare troppe dimostrazioni: benessere generale; riduzione dello stress; miglioramento della salute cardiovascolare.

La genialità dei medici giapponesi è stata quella di dare evidenza scientifica a ciò che già sapevamo. Grazie al loro impegno e alla loro abilità i benefici ottenibili dal contatto con la natura sono stati dimostrati attraverso analisi cliniche e suffragati da scrupolose valutazioni mediche. Ad oggi i benefici dello stare in natura riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale sono quelli di seguito riportati.


Benessere: aumento della memoria, della capacità di concentrazione, dell’energia disponibile e della creatività; riduzione dell’insonnia; aumento dell’energia a disposizione.

Miglioramento della salute cardiovascolare: riduzione della frequenza cardiaca; riduzione della pressione sanguigna.

Riduzione dello stress: riequilibrio delle due parti del sistema nervoso autonomo (simpatico e parasimpatico); riduzione della quantità di cortisolo e di adrenalina nel sangue; riduzione dell’ansia, della depressione e dell’eccessivo affaticamento da lavoro.

Potenziamento del sistema immunitario: aumento delle proteine antitumorali e dei linfociti nel sangue con rinvigorimento del sistema immunitario a vantaggio della sua completa efficienza. In particolare aumento delle cellule Nk (natural killer) in grado di uccidere le cellule indesiderate tra cui quelle tumorali.


Scienziati nei boschi: risultati

Come detto nel capitolo precedente i benefici dello stare in natura non sono solamente intuitivi o riconducibili a un comune «effetto placebo». I benefici sono misurabili e riproducibili. Le pubblicazioni scientifiche, al riguardo, sono oramai numerosissime. Ne riporto alcune tra le più significative.

Potenziamento del sistema immunitario: uno dei principali esperti sui rapporti fra natura e salute, Frances Ming Kuo, sostiene che i benefici del contatto con la natura sulla salute fisica e mentale sono legati al potenziamento della funzione immunitaria. [Kuo M., How might contact with nature promote human health?, Frontiers in Psychology 2016].

Apprendimento all’aria aperta: uno studio dell’università di Plymouth (città portuale del Devon, nel sud-ovest dell’Inghilterra), durato più di 4 anni, ha messo in evidenza che il 90% degli studenti di 125 scuole si sente più felice e più sano quando l’apprendimento avviene in spazi aperti popolati da piante. [Alan Williams, progetto Natural Connections Demonstration 2016].

Ristoro dell’attenzione: S. e R. Kaplan, professori di psicologia all’Università del Michigan, sostengono che trascorrere del tempo in un ambiente naturale è l’ideale per favorire l’attenzione senza sforzo e riposare la mente. [Kaplan S., The restorative benefits of nature: toward an integrative framework, Journal of Environmental Psychology 1995].

Riduzione del deficit di attenzione: Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) nei bambini di età scolare di tutto il mondo sta assumendo proporzioni tali da diventare un problema sociale. Autorevoli psicologi del Cornell College of Human Ecology hanno dimostrato che il contatto con la natura contribuisce a diminuire lo stress nei bambini che vivono nelle aree rurali, in particolare in quelli più vulnerabili. [Wells N.M.G e Evans G.W., Nearby nature: a buffer of life stress among rural children, Environment and Behavior 2003]

Riduzione dell’asma: l’asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie aeree, caratterizzata dall’ostruzione, generalmente reversibile, dei bronchi. Colpisce circa 300 milioni di persone nel mondo e può insorgere a qualsiasi età. Un gruppo di ricercatori di New York, in uno studio oramai celebre, ha preso in esame i casi di asma in bambini e adolescenti fino ai 15 anni di età dimostrando che, a parità di altri fattori, la quantità di alberi delle aree in cui i bambini vivevano correlava positivamente con l’assenza di casi di asma. Quindi: più alberi, meno asma. [Lovasi G.S., Quinnn J.W., Neckerman K.M., Perzanowski M.S., Rundle et al., Children living in areas with more street trees have lower prevalence of asthma, Journal of Epidemiol Community Health, 2008].

Potenziamento del sistema immunitario: uno dei principali esperti sui rapporti fra natura e salute, Frances Ming Kuo, sostiene che i benefici del contatto con la natura sulla salute fisica e mentale sono legati al potenziamento della funzione immunitaria. [Kuo M., How might contact with nature promote human health?, Frontiers in Psychology 2016].


Terapia forestale

«Solo negli ultimi 15 anni sono stati raccolti abbastanza dati per abbinare alla scienza la pratica dello shinrin-yoku (bagno nell’atmosfera della foresta). Nel 2003 ho proposto il termine forest therapy (terapia forestale) per descrivere, con supporto scientifico, lo shinrin-yoku. Quella che era partita come una terapia basata sull’intuizione è ora diventata una terapia basata sull’evidenza, e può essere considerata come una medicina preventiva.» [Yoshifumi Miyazaki, Shinrin-yoku. La teoria giapponese del bagno nella foresta per ritrovare il proprio equilibrio, Gribaudo, Milano 2018].


Una strana cosa chiamata stress

Lo stress è una delle principali malattie di questo secolo. Riduce notevolmente la qualità della vita. Apparentemente giunge all’improvviso e, quando si manifesta concretamente, ormai è tardi: il danno è fatto. Più siamo stressati e più ci ammaliamo. Lo stress aumenta l’incidenza di infarti, ictus e tumori. Analogo discorso va fatto per le malattie mentali: dipendenza, solitudine, depressione e attacchi di panico. Insomma, più siamo stressati e più la nostra salute diventa un problema, anche economico. Ecco perché lo stress bisogna assolutamente prevenirlo. La cura andrebbe presa in considerazione solo come alternativa inevitabile alla mancata prevenzione. Ciò detto molti percorsi di cura sono stati tentati. Negli ultimi anni medici e psicologi hanno trovato una soluzione praticabile nella natura, un ambiente che ci è stato familiare per milioni di anni. Il bosco rappresenta infatti il nostro ambiente naturale, quello dove siamo nati e dove ci siamo evoluti. L’uomo moderno, diciamo pure così, esiste da 2,4 milioni di anni ma solo da 200 circa sta cercando di affrancarsi dall’ambiente naturale. Ne consegue che noi esseri umani abbiamo vissuto il 99,9% del nostro tempo immersi nel verde. Questa è dunque la nostra casa. Il nostro radar interiore è in sintonia con la frequenza del luogo dove ci siamo evoluti. Per riequilibrare il nostro organismo dallo stress eccessivo, nonché dalle tossine degli ambienti cittadini, dobbiamo quindi tornare nel luogo che ci ha accolto fin dall’inizio: la natura. Intuitivamente sappiamo che l’ambiente naturale ci rilassa e ci fa sentire bene. Gli studi che stanno alla base della terapia, e che in parte sono stati riportati precedentemente, hanno spiegato scientificamente il perché di questi benefici.


Perché funziona

I benefici ottenibili durante una pratica di immersione nella natura sono riconducibili a due fattori: respirazione di sostanze naturali o assunzione di energie prodotte dagli alberi; svolgimento di specifiche attività in grado di attivare meccanismi mediati dal cervello.


Respirazione di sostanze naturali benefiche

I monoterpeni sono sostanze organiche prodotte dalle piante con lo scopo di proteggersi da stress ambientali, parassiti animali ma anche per attirare predatori dei loro stessi parassiti. Si tratta, sostanzialmente, di resine e di oli essenziali che possiamo assorbire sia tramite la cute, sia attraverso la respirazione. I monoterpeni, come documentato dagli studi del professor Li, sono i responsabili dell’aumento dell’attività dei linfociti NK e del contenuto intracellulare di proteine anticancro durante una sessione di immersione nella natura. Anche la ionizzazione dell’aria è un potente alleato. Gli ioni sono particelle cariche di elettricità che si trovano sospese nell’aria. Gli ioni negativi presenti nei boschi, soprattutto nelle vicinanze di corsi d’acqua in movimento, aumentano le nostre performance cognitive e riducono asma e stress.


Energie positive degli alberi

Da recenti studi sembra che gli alberi siano in grado di diffondere energie sottili in grado di interagire positivamente con il nostro organismo. Fra la letteratura di riferimento troverete i libri del bioricercatore Marco Nieri, autentico pioniere e punto di riferimento in materia.


Meccanismo attivato o mediato dal cervello

Le sensazioni di pace, serenità e conforto che ci derivano dallo stare nel nostro ambiente naturale vengono decodificate dal cervello, a livello conscio o subconscio, e restituite sotto forma di benefici tangibili, sia fisici che mentali. Tali sensazioni possono essere indotte da particolari attività da svolgere immersi nella natura al fine di rallentare l’attività del corpo e della mente scimmia favorendo il rilassamento e il rafforzamento della consapevolezza. Tra queste attività: controllo del respiro, meditazioni camminate, esplorazione dei sensi e osservazione consapevole della natura.

L’immersione nella natura è dunque un’attività esperienziale nuova, coinvolgente e sorprendente, in grado di portare equilibrio e serenità. Attraverso il risveglio dei sensi, il ritrovo della consapevolezza e l’abbandono del controllo favorisce l’attenzione senza sforzo in grado di sostenere un profondo stato di rilassamento e di benessere. Inoltre stimola la nostra «mente-principiante», restituendoci la gioia di vedere ogni cosa come se fosse la prima volta. Curiosi e creativi, dunque, proprio come sono i bambini. Come eravamo da bambini. Immersi nella natura possiamo quindi lavorare su noi stessi, mettendo in azione meccanismi attivati o mediati dal cervello, in grado di rallentare l’attività del criceto che abbiamo in testa, di rafforzare l’equilibrio interiore, di ridurre lo stress e di migliorare il nostro stato di benessere complessivo.


L’esperienza di contatto con la natura

Per mettersi in contatto con la natura esistono infiniti modi, tutti dipendenti dagli inviti che la natura offre. Attivare tutti i cinque sensi può essere un buon modo per stabilire un contatto. Abbandonarsi alle suggestioni del luogo, pure. Prendere consapevolezza di tutto ciò che la natura offre sia a livello materiale che a livello emozionale, anche. Alberi, prati, fiori, animali, vento, acqua, terra, colori, profumi, canti possono essere inviti utili con i quali interagire e giocare per favorire l’attenzione senza sforzo e uno stato di non-mente in grado di rilassare anima e fisico. Non ci sono regole e attività prestabilite. Una guida abile e esperta potrà suggerire esperienze di contatto utili per ogni specifico contesto. In assenza di una guida basterà rimanere dei semplici osservatori, senza lasciarsi tentare dal giudizio, dalle aspettative e dalle lamentele e la natura si rivelerà in tutto il suo splendore proponendoci essa stessa opportunità di contatto e conoscenza reciproca.


Bagno di foresta

Fare un bagno di foresta significa effettuare una passeggiata in un bosco, o in una foresta, intervallata da momenti di sosta in cui eseguire delle specifiche esperienze di connessione con la natura. Il bagno di foresta può essere svolto tanto nei boschi quanto all’interno di giardini, purché aventi caratteristiche adeguate. La pratica si effettua su aree tendenzialmente pianeggianti e ha una durata di circa tre ore. Non presenta alcuna difficoltà. L’esperienza prevede 3 fasi distinte. Una graduale disconnessione dal mondo abituale, una connessione con la natura e, infine, l’incorporazione dell’esperienza fatta per portarla in ogni momento della giornata. Ogni partecipante svolge il bagno di foresta sempre all’interno della propria «zona di comfort» per potere raggiungere un profondo stato di benessere. Il bagno di foresta è dunque un’attività esperienziale che non richiede una preparazione specifica. Spesso viene eseguita da neofiti curiosi. Il benessere può durare alcuni giorni oltre quello della pratica. Se la stessa non viene però ripetuta ciò che rimane è solamente l’esperienza di avere eseguito una passeggiata insolita dedicata all’ascolto di se stessi e della natura. Per questo motivo il bagno di foresta viene spesso associato alle attività in grado di promuovere il turismo ecologico (ecoturismo) nelle regioni alpine o, comunque, forestali. Il numero esiguo di partecipanti, massimo una ventina, e il loro distanziamento durante ogni fase dell’esperienza rendono questa pratica sicura anche durante tutto il periodo di ripresa dall’epidemia di Covid-19.


Terapia forestale

La terapia forestale è un’attività basata sul bagno di foresta e finalizzata al miglioramento della salute fisica e mentale. Rispetto al bagno di foresta la terapia forestale è un’attività più strutturata. L’obiettivo è la cura vera e propria di stati depressivi, ansia e stress. Molto spesso in appoggio a trattamenti già in atto, sia di tipo farmacologico che di tipo psichico. Quindi un passo oltre il semplice raggiungimento dello stato di benessere. Per questa tipologia di terapia bisogna prevedere un numero minimo di incontri (almeno 12) la cui progettualità diventa indispensabile. Al fine di rispondere al meglio alle esigenze di coloro che si affidano a questa terapia l’attività nel verde deve sempre essere concordata con il medico che già segue l’evoluzione della malattia. La continua verifica dello stato di benessere raggiunto permette di adeguare la terapia alle specifiche necessità di chi la esegue. La pratica si compone delle stesse tre fasi che caratterizzano il bagno di foresta. Una graduale disconnessione dal mondo abituale, una connessione con la natura e, infine, l’incorporazione dell’esperienza fatta per portarla in ogni momento della giornata. Tuttavia la pratica deve essere eseguita con assoluta partecipazione, attenzione e con una continuità di presenza atta a garantire la progettualità di tutto il ciclo di esperienze previsto. Mentre nel bagno di foresta la natura è protagonista e l’uomo è spettatore, più o meno attivo, nella pratica della terapia forestale l’uomo è il vero protagonista e sfrutta le immense potenzialità della natura per lavorare su se stesso al fine di promuovere la propria crescita personale e il miglioramento delle proprie condizioni fisiche e mentali. La terapia forestale si svolge sempre su aree verdi pianeggianti oppure con dislivelli minimi. Dura circa tre ore e non presenta alcuna difficoltà. L’esperienza si compie rimanendo sempre all’interno della propria «zona di comfort». I gruppi sono generalmente poco numerosi (il numero dei partecipanti dipende dal tipo di terapia che viene intrapresa e dalla possibilità di raggruppare i partecipanti stessi) ma la pratica può essere eseguita anche individualmente. Il numero esiguo di partecipanti e il loro distanziamento durante ogni fase dell’esperienza rendono questa pratica sicura anche durante tutto il periodo di ripresa dall’epidemia di Covid-19.


Bosco o giardino?

In un bosco la grande quantità di alberi presenti e l’atmosfera naturale del luogo possono offrire quantità di monoterpeni e di ioni negativi tali da rendere possibile un miglioramento dello stato generale di benessere. In un giardino, o in un parco cittadino, potrebbe non essere così. Tuttavia questi ultimi spazi verdi potrebbero essere tanto ricchi di opportunità da permettere un’esperienza di terapia forestale comunque piacevole ed efficace. Un bel giardino, ricco di piante e di vita, può rendere disponibile una quantità infinita di inviti utili a favorire l’abbandono dello stato mentale e a trasportare l’individuo in una dimensione sensoriale fatta di presenza, appartenenza, gioco e stupore infantile. Mentre l’attività di bagno nella foresta è raccomandata in boschi e foreste, appunto, il futuro della terapia forestale dipende soprattutto dalla disponibilità di parchi pubblici e di giardini privati vicini ai luoghi abitati ma con caratteristiche botaniche e paesaggistiche adeguate alle necessità della pratica.


Dove andare?

Esistono dei luoghi magici per fare un bagno di foresta indimenticabile. Il Bosco del Sorriso, nell’oasi Zegna (BI), il Parco del Respiro a Fai della Paganella (TN), il Sentiero Natura di Badia Prataglia (AR), le cascate del Dardagna nel parco del Corno alle Scale (BO) e tanti altri. Per praticare la terapia forestale ritengo invece particolarmente interessante il giardino di Villa Pisani Bolognesi Scalabrin a Vescovana (PD).



Letteratura di riferimento

Argomenti complementari per approfondimento

Kabat – Zinn J., Vivere momento per momento, TEA, Milano 2019

Lestal M., Kin-hin meditare camminando, Vallardi, Milano 2018

Penman D., L’arte del respiro, Giunti, Firenze 2017

Thea P., Sedendo quietamente, Macro, Cesena 2019


Connessione con la natura

Arvay C.G., Effetto biofilia, Macro, Cesena 2017

Danon M., Clorofillati, Feltrinelli, Milano 2019

Ivancich V., Noi e l’albero, Corbaccio, Milano 2018

Jones L., La specie solitaria, Edizioni Ambiente, Milano 2020

Louve L., L’ultimo bambino nei boschi, Rizzoli, Milano 2006

Mencagli M. e Nieri M., La terapia segreta degli alberi, Sperling & Kupfer, Milano 2017

Nieri M., Bioenergetic landscape, Sistemi Editoriali, Napoli 2009

Tugnoli M., Tutti i colori del verde, Edizioni Forme Libere, Trento 2013

Tugnoli M., Nella bellezza io ritorno, Edizioni Del Faro, Trento 2015

Tugnoli M., Il mago dei giardini, Edizioni Del Faro, Trento 2018

Wohlleben P., La saggezza degli alberi, Garzanti, Milano 2017

Wohlleben P., La vita segreta degli alberi, Macro, Cesena 2016

Zovi D., Alberi sapienti antiche foreste, Utet, Milano 2018


Bagno di foresta (forest bathing o shinrin-yoku)

Belloni L. (a cura di), Shinrin - Yoku, L’arte di guarigione dei bagni di foresta, Armenia, Cornaredo (MI) 2018

Bradley M.C., The Joy of Forest Bathing: Reconnect With Wild Places & Rejuvenate Your Life, Rock Point, New York 2018

Brisbare E., Forest bathing, Red, Cornaredo (MI) 2018

Clifford M.A., Bagni di foresta, Armenia, Milano 2018

Defossez J.M., Silvoterpia. Il potere benefico degli alberi, Il Punto d’Incontro, Vicenza 2018

Felber Ulli, Il bagno nella foresta, Il Punto d’Incontro, Vicenza 2020

Forest Therapy Institute, The art of forest bathing, Forest Therapy Institute, Bilbao Spain, 2019

Gesse A., Sentir el bosque, Grijalbo Ilustrados, 2018

Lavrijsen A., Shinrin - Yoku Ritrovare il benessere con l’arte giapponese del bagno nella foresta, Giunti, Milano 2018

Lemke B., Piccolo manuale dello shinrin-yoku, Macro, Cesena 2019

Miyazaki Y., Shinrin - Yoku La teoria giapponese del bagno nella foresta per ritrovare il proprio equilibrio, Gribaudo, Milano 2018

Monce L., Il grande libro della silvoterapia, Edizioni L’età dell’acquario, Torino 2019

Qing Li, Shinrin-Yoku Immergersi nei boschi, Rizzoli, Milano 2018

Tugnoli M., Lo spettacolo che nessuno vede, Edizioni Terra marique, Reggio Emilia 2019

Williams S.C., Shinrin-yoku L’immersione nei boschi, Edizioni Studio Tesi, Roma 2018


Terapia forestale (forest therapy)

AA.VV., International Handbook of Forest Therapy, Cambridge Scholars Publishing, 2019

Forest Therapy Institute, The science of forest therapy, Forest Therapy Institute, Bilbao Spain, 2019

Meneguzzo F. e Federica Z., Terapia forestale, CNR Edizioni, Roma 2020

Tugnoli M., Manuale pratico di terapia forestale, Tarka edizioni, Mulazzo (MS) 2021


Immagine: Thomas Berra


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Mirco Tugnoli, saggista e fotografo naturalista, è laureato in Scienze Naturali. Libero professionista, progetta da oltre ventanni servizi per la gestione del verde, sia pubblico che privato. Guida certificata di forest bathing e operatore certificato di forest therapy, conduce seminari esperienziali di immersione nella natura. Autore dei saggi «Manuale pratico di terapia forestale» (2021), «Tutti i colori del verde» (2013), «Il valore economico degli alberi» (2012) e «Quanto valgo?» (2010). Il tema della relazione tra uomo e natura è presente anche nelle sue opere narrative «Lo spettacolo che nessuno vede» (2019), «Il mago dei giardini» (2018) e «Nella bellezza io ritorno» (2015).