Abolire la sicurezza รจ lโunica sicurezza di cui abbiamo veramente bisogno!
- Enrico Gargiulo
- 6 ore fa
- Tempo di lettura: 10 min

La questione della sicurezza รจ un tema all'ordine del giorno, al centro delle mosse del governo Meloni. Enrico Gargiulo la discute riflettendo su Abolire la sicurezza. Un manifesto (ombre corte, 2025) del Collettivo Anti-security, libro che affronta la genealogia di questo concetto ambiguo e ci fornisce strumenti preziosi per decostruire e affrontare criticamente le politiche securitarie. Secondo l'autore della recensione, il testo non si limita a una critica delle derive securitarie, ma propone possibili vie d'uscita a partire da una prospettiva ยซabolizionistaยป, ossia l'abolizione di aspetti piรน o meno specifici del capitalismo come chiave per mettere in discussione l'intero sistema.
***
La traduzione italiana di The security abolition manifesto arriva con un tempismo perfetto. Oggi, infatti, la parola ยซsicurezzaยป compare nei discorsi di tutte le forze politiche presenti in parlamento.
Tra le fila del centro-sinistra รจ stata richiamata piรน volte. Walter Veltroniย ha invitato a non considerarla un tabรน o, al contrario, a evitare di affrontarla scimmiottando le ricette della destra. Silvia Salis, sindaca di Genova, ha esortato a trattarla come ยซun tema nazionale e, per certi aspetti, anche internazionale, che nessun governo puรฒ annunciare di risolvere dallโoggi al domaniยป. Posizioni del genere non costituiscono una novitร : le politiche securitarie sono, se non unโinvenzione, senza dubbio una costante nellโazione politica del campo ยซprogressistaยป. Almeno a partire dagli anni Novanta del XX secolo, quando da un lato il progetto Cittร sicure, realizzato in collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e lโUniversitร di Bologna, e dallโaltro il protagonismo dei sindaci ยซdemocraticiยป, eletti direttamente a partire dal 1993, hanno gettato le basi per un vero e proprio programma di governo. Marco Minniti e i suoi decreti sicurezza del 2017, dunque, sono la manifestazione piรน evidente di una traiettoria ben radicata, sia in termini teorici โ a cominciare dallโidea che sia opportuno governare la sicurezza percepita, nella consapevolezza della sua distanza da quella reale โ sia in termini pratici, vale a dire di azioni concrete.
A destra, il quadro รจ, se possibile, ancora piรน chiaro. Le iniziative dellโattuale ministro dellโinterno Matteo Piantedosi sono la manifestazione, estrema e attuale, di un percorso di lungo periodo. Se gli anni Novanta sono il decennio della sicurezza di (centro)sinistra โ il primo (e breve) governo Berlusconi, infatti, non ha preso particolari iniziative sul tema โ i Duemila vedono un netto protagonismo del centro-destra. Prima, a ridosso dellโ11 settembre del 2001, con la legge Bossi-Fini del 2002, che ha radicalizzato in senso sicuritario lโimpianto del giร restrittivo e repressivo Testo unico sullโimmigrazione del 1998, firmato da Livia Turco e Giorgio Napolitano, esponenti del Partito democratico della sinistra. Poi, con lโazione di Roberto Maroni, i cui Pacchetti sicurezza, tra il 2008 e il 2009, hanno toccato moltissimi ambiti della vita sociale. A circa un decennio di distanza, con le iniziative di Matteo Salvini, che si รจ dedicato principalmente โ ma non esclusivamente โ a rendere la vita impossibile alle persone richiedenti asilo. Infine, con la linea che sta dettando Matteo Piantedosi, capo di gabinetto nel ministero salviniano e in seguito promosso al vertice del Viminale, il quale, allโinizio del 2025, ha firmato un decreto-sicurezza capace di raggiungere vette repressive forse mai toccate finora e, a un anno di distanza, sta lavorando a nuovi provvedimenti capaci di alzare ancora di piรน lโasticella del conflitto, rendendo la partecipazione politica sempre piรน rischiosa in termini di sanzioni amministrative e penali, e di criminalizzare in maniera apertamente razzista persone immigrate e giovani di seconda generazione. Il decreto-legge e il disegno di legge attualmente in preparazione โ il primo volto a rafforzare e proteggere le forze dellโordine mentre il secondo a colpire stranieri e ยซmaranzaยป โ rileggono le categorie di sicurezza e ordine pubblico in unโaccezione sempre piรน preventiva, nella pretesa di anticipare possibili comportamenti devianti e con lโintenzione di punire le persone per ciรฒ che si ritiene siano piรน che per quello che concretamente fanno.
In uno scenario del genere, Abolire la sicurezza. Un manifestoย (ombre corte, 2025) contribuisce a illuminare il presente e la sua genealogia, gettando luce, in particolare, sui reali contenuti di un concetto tanto strategico quanto ambiguo. Il libro, infatti, fornisce strumenti preziosi per decostruire e affrontare in maniera critica le politiche securitarie, cosรฌ da poter immaginare un mondo diverso e, se possibile, migliore.
Sin dalla prefazione allโedizione italiana, scritta da Simone Tulumello (a cui si deve anche la traduzione del testo), viene messo in chiaro come lโidea di sicurezza debba necessariamente essere analizzata a partire dalle condizioni materiali in cui ha preso forma e, nel tempo, รจ diventata egemonica. Abolire la sicurezza, in altre parole, invita a collocare qualunque ragionamento sulle politiche sicuritarie e sul ruolo delle agenzie chiamate a tutelarla โ in primis, le forze dellโordine โ nel contesto di una societร fondata sul lavoro mercificato e sulla produzione di merci: ossia, una societร capitalistica che, storicamente e logicamente, รจ, e non puรฒ che essere, uno Stato di polizia. Unโespressione, peraltro, che rimanda a un regime basato non sul controllo ossessivo e sulla repressione sistematica โ come, sbagliando, si tende a credere oggi โ ma, piuttosto, su una gestione ยซscientificaยป della collettivitร capace di penetrare, in modo capillare e totalizzante, in tutti gli ambiti della vita sociale.
Dalla prospettiva dellโAnti-security Collective, la sicurezza โ sottolinea Tulumello โ รจ lo ยซstrumento di promozione di una specifica libertร , quella permessa nel regime capitalista (e dalla sua filosofia politica, il liberalismo): quella di chi detiene la proprietร privata, garantita dallo strumento principe dello Stato nazione liberale, la poliziaยป (Tulumello, 2025, pp. 8-9). Ilย collettivo di studiose e studiosi โ che si รจ formato nel 2010 a Ottawa, in Canada, e la cui ispirazione principale sono gli studi di Mark Neocleous โ mette in chiaro infatti, fin dallโinizio del libro, che:
ย
I confini della proprietร privata e, nello stesso modo, i confini dello Stato danno luogo a forme particolari di relazioni sociali, limitando alcuni flussi e permettendone altri, insediando e espellendo, creando insicurezze, lasciando insoddisfatti i bisogni umani, seminando divisioni e generando nuove modalitร di guerra sociale (Collettivo Anti-security, 2025, p. 110).
ย
In uno scenario del genere, gli apparati chiamati a garantire la sicurezza sono feticci, la cui funzione รจ occultare un certo stato di cose costruendo un senso comune favorevole al suo mantenimento: ideologie, insomma, che hanno la funzione di sostenere lโordine sociale rappresentando il potere di polizia come un suo prerequisito basilare.
Uno dei capitoli forse piรน densi e significativi del libro รจ intitolato, non a caso, La sottile linea blu: unโespressione di uso comune โ che allude alla thin red lineย della guerra di Crimea โ probabilmente impiegata per la prima volta da Bill Parkerche, capo della polizia di Los Angeles tra il 1950 e il 1966, e poi diventata popolare, tanto da essere ripresa da un film documentarioย del 1988, che ripercorre le vicende della condanna di un uomo ingiustamente accusato di aver ucciso un poliziotto a Dallas, e, con un registro del tutto diverso, da una sitcom ingleseย trasmessa dalla BBC tra il 1995 e il 1996. La thin blue line, in sostanza, รจ la rappresentazione spaziale della funzione assolta dalla polizia: il baluardo ultimo tra ordine e caos.
La visione del mondo di cui un immaginario del genere si alimenta esprime un pessimismo antropologico che non lascia spazio allโautonomia morale delle persone. La societร รจ vista come un luogo ostile e fuori controllo, abitato da esseri intrinsecamente malvagi e, quindi, pericolosi, che devono essere tenuti a bada affinchรฉ la sicurezza sia garantita.
Dare forma a un immaginario pessimistico, naturalizzandolo e facendolo apparire come un fatto scontato, รจ funzionale a legittimare i processi di accumulazione e predazione su cui il capitalismo si fonda e prospera. Abolire la sicurezza, sul punto, รจ piuttosto esplicito:
le persone non vivono la scarsitร perchรฉ non cโรจ merce a sufficienza ma perchรฉ la scarsitร รจ inerente al fatto che la merce sia prodotta per essere commercializzata. Il fatto che la merce abbia, oltre al valore dโuso, anche un valore di scambio ci ricorda che รจ prodotta per il profitto e non per soddisfare i bisogni umani (Collettivo Anti-security, 2025, p. 72).
Da questa prospettiva, lโidea che la polizia sia necessaria a proteggere la democrazia si basa su un grosso equivoco, semantico prima ancora che politico. Le parole con cui immaginiamo il mondo in cui viviamo, infatti, sono astrazioni feticizzate: vale a dire, costrutti che, nel momento in cui nascondono questioni sostanziali sotto etichette che rischiano di rivelarsi vuote, ci ingannano distogliendo la nostra attenzione dalle questioni centrali โ le asimmetrie nelle relazioni di potere e nei rapporti di produzione โ per spostarla verso elementi che si rivelano effimeri โ la tutela formale delle libertร . Nelle parole del Collettivo
ย
Ciรฒ che oggi passa per ยซdemocraziaยป รจ ciรฒ che รจ stato messo in atto dalle rivoluzioni borghesi del XVIII secolo, dalle dichiarazioni dei diritti borghesi (alla libertร , lโuguaglianza, la sicurezza) e dallโappropriazione della democrazia che ha fatto il liberalismo durante il secolo successivo: una democrazia formale e astratta, una democrazia che riconosce il potere del popolo solo per renderlo nullo. Piuttosto che un sistema di reale autogoverno, la democrazia liberale aliena la nostra capacitร di autogoverno a rappresentanti che non hanno mai da rendere conto e a funzionari non eletti. Invece di esercitare il potere, siamo amministrati dal potere. Siamo soggetti al controllo di polizia, vale a dire che la nostra realtร sociale รจ insieme gestita e attivamente fabbricata da poteri statali e privati. E, come reso evidente dalle rivoluzioni borghesi del XVIII secolo e dallโappropriazione della democrazia da parte del liberalismo nel XIX secolo, lโintero ordine sociale deve privilegiare uno dei diritti fondamentali su tutti gli altri: la Sicurezza! (Collettivo Anti-security, 2025, p. 73).
ย
Dalle conseguenze intellettuali e politiche di unโanalisi del genere non ci si salva neppure invocando una dimensione della sicurezza spesso dimenticata: quella sociale. Il manifesto, infatti, fa chiarezza anche su questo aspetto: il welfare state รจ parte integrante della storia del dispositivo poliziesco. Del resto, lโetimologia di ยซpolitica socialeยป รจ la stessa di ยซpoliziaยป: risale alla parola greca polis, la quale indica la cittร e la sua amministrazione. Lโassistenza, insomma, รจ una delle tante funzioni organizzative degli stati moderni che, in origine, rientravano nel campo piรน ampio delle attivitร poliziesche. Abolire la sicurezza, al riguardo, specifica che la polizia sociale nelle sue diverse forme โ welfare, istruzione, sanitร โ รจ uno degli apparati tramite cui lo Stato gestisce la classe operaia e, piรน in generale, la societร civile (Collettivo Anti-security, 2025, p. 65). Entra dunque nel merito di una questione centrale ma spesso โ salvo rare eccezioniย โ rimossa: il controllo sociale insito in ogni forma di assistenza.
Nella sua radicalitร , di conseguenza, la proposta avanzata dal Collettivo Anti-security non puรฒ che essere abolizionista. Decostruire e smontare un immaginario securitario, infatti, implica innanzitutto riconoscere i legami tra elementi che, in apparenza, sono tra loro scollegati, prendendo atto di quanto abolire un pezzo del mondo in cui viviamo โ unโistituzione o una parola chiave โ sia inutile, o addirittura controproducente, se non se ne aboliscono anche altri. Il manifesto, dunque, rientra in un filone piรน ampio di analisi e interventi, accademici e/o militanti, che si pongono come obiettivo lโabolizione di aspetti piรน o meno specifici del capitalismo come chiave per una messa in discussione dellโintero sistema. I confiniย e la poliziaย sono tra i temi piรน affrontati, ma non mancano progetti sistematici che mettono in connessione sfere diverse dellโazione statale. Il Seminario permanente genealogie dellโabolizionismo, organizzato da Martina Tazzioli e da Giulia Fabini nellโUniversitร di Bologna tra il 2024 e il 2025 โ nel cui ambito ho ragionato sullโabolizione di una parola chiave del pensiero di stato sulle migrazioni: integrazioneย โ, va in questa direzione: abolire concetti chiave del dispositivo migratorio ha senso e puรฒ essere efficace soltanto se si accompagna alla messa in discussione dellโordine socioeconomico e politico che provoca un certo tipo di mobilitร umana e, allo stesso tempo, pretende di regolarla giuridicamente. In una direzione non molto diversa va il libroย pubblicato di recente da Valeria Verdolini, che usa la violenza istituzionale e le sue diverse manifestazioni storiche come chiave di lettura per pensare le ยซabolizioni (im)possibiliยป.
Sullโabolizionismo, il manifesto del Collettivo Anti-security si esprime in modo piuttosto esplicito:
ย
Se il potere di polizia esiste per costruire lโordine sociale capitalista e fungere da cuneo tra bisogni e capacitร , allora possiamo concepire lโabolizione della polizia come la costruzione di un mondo anticapitalista. Allo stesso modo, lโabolizione della sicurezza รจ la pratica della costruzione del comune contro la sicurezza, un lavoro con lโintento strategico di sostituire i vari bracci dellโapparato di polizia con strutture in comune per una cura e una cooperazione in autonomia. Al posto della sicurezza la solidarietร (Collettivo Anti-security, 2025, p. 71).
ย
Non a caso, il testo, nelle sue parti finali, contiene unโappendice โ firmata da Neocleus e da George Rigakos โ in cui sono sintetizzati i punti principali della proposta politico/analitica del Collettivo e un appello finalizzato a indicare comeย agire contro la sicurezza, per poi concludersi con un ammonimento diretto al movimento abolizionista, che
ยซsembra scivolare via, catturato e cooptato ancora una volta per diventare lโennesima iniziativa di riforma della polizia. Questo รจ il potere della sicurezza. Eppure cโรจ unโaltra strada. Questo Manifesto stabilisce ciรฒ che pensiamo di dover fare per vincereยป (Collettivo Anti-security, 2025, p. 166).
Abolire la sicurezza, insomma, รจ un libro che merita di essere discusso e che, spero, farร discutere. Il suo punto debole โ una radicalitร a tratti forse ยซestremaยป anche per le componenti piรน critiche delle scienze sociali e della sinistra di movimento โ รจ allo stesso tempo il suo elemento di forza. Il manifesto, infatti, aggredisce in modo diretto ed esplicito i punti nodali e le contraddizioni piรน stridenti del mondo in cui viviamo, non limitandosi allโanalisi ma proponendo possibili vie dโuscita. Una prospettiva rara, dato che molte proposte, analitiche e politiche, non vanno oltre una critica alle derive sicuritarie che, spesso, si riduce al rimpianto di un passato mitico โ e a tratti mitologico โ in cui la sicurezza sociale rendeva migliori le nostre esistenze ma che, tuttavia, non aiuta a comprendere quanto le politiche sociali siano state, e siano tuttora, parte di quella stessa ยซpoliziaยป che governa le nostre viste mantenendo un ordine gerarchico e stratificato.
Il libro del Collettivo Anti-security ci porta fuori da questa impasse. Leggendolo, possiamo ricavarne una lezione fondamentale. Se da un lato non dobbiamo negare le dimensioni emancipative del welfare state, evitando anche, a maggior ragione, di denigrare le lotte politiche che hanno permesso di strappare poco alla volta i diritti sociali, dallโaltro siamo chiamate/i a inquadrare lโazione dello stato in una logica di lungo periodo, capace di metterne in luce le ambiguitร e, al contempo, di aprire spiragli di trasformazione radicale.
***
Enrico Gargiulo, sociologo, lavora nel Dipartimento di Culture, Politica e Societร
dellโUniversitร di Torino, dove insegna Sociologia e Politiche di integrazione e
cittadinanza locale e fa ricerca su temi legali alla cittadinanza, alle politiche sociali,
allโintegrazione delle persone immigrate, alla gestione della popolazione e alla polizia. Ha
scritto diversi libri, tra cui, di recente, Contro lโintegrazione. Ripensare la mobilitร
(Meltemi, 2024) e Protocollo: uno strumento di potere (elรจuthera, 2026).




