Viaggi in corso di Machina



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1. All’inizio di novembre Machina ha registrato alcuni cambiamenti redazionali.

La direzione editoriale è passata da Giulia Page a Giulia Dettori (1993).

La curatela della sezione «ritratti» da Franco Milanesi, divenuto assessore all’Istruzione e alla cultura presso il Comune di Pinerolo, è passata a Luca Perrone. Franco continuerà comunque la collaborazione a Machina.

La sezione «kritik» sarà curata da Gabriele Proglio che svilupperà una ricerca storica sugli ambienti della socialità politica antagonista a partire dalla metà dell’Ottocento a oggi. Un viaggio dalle strutture fisiche del cooperativismo socialista fino ai Centri sociali. In questa ricerca particolare attenzione sarà poi riservata alle ipotesi di costruzioni future di inedite forme e modalità di socialità politica antagonista.

La curatela della sezione «mundi» sarà rafforzata. Carlos Prieto del Campo sarà affiancato da Romeo Orlandi e da Giuseppe Cocco.


2. Si è avviato un cantiere finalizzato alla realizzazione del primo Almanacco cartaceo di Machina che sarà interamente illustrato dall’artista Pietro Fortuna. In due terzi dell’Almanacco verranno trattati, con testi inediti, i temi delle sezioni della rivista. Il rimanente terzo, anch’esso con testi inediti, sarà dedicato a un unico tema ancora in fase di elaborazione.


3. È in preparazione la progettazione della School primaverile che avrà per oggetto l’approfondimento di una serie di problematiche teorico politiche da sempre al centro delle ricerche di Machina: come si costruisce una teoria utile a produrre un progetto politico a fronte di due fenomeni ormai trentennali che ne ostacolano la concretizzazione: il blocco dell’azione politica e la crisi della rappresentanza. Esiste una metodologia che segni le tappe di un possibile percorso a riguardo? Come si costruisce formazione e autoformazione teorica e politica? Che cos’è la ricerca e la conricerca? Qual è, oggi, la strumentazione indispensabile per la messa in pratica di un progetto politico? Che ruolo hanno gli spazi virtuali e quelli fisici della socializzazione politica? In cosa consiste il radicamento territoriale di un’istanza politica? Ha ancora senso la sua funzione? Che differenza esiste tra la militanza e l’attivismo? Ha ancora senso il ruolo dell’avanguardia? Quali possono essere le forme di lotta capaci di incidere nei conflitti di classe contemporanei?


4. I libri di Machina. La sezione «scavi» ha fin qui prodotto 8 libri liberamente scaricabili come pdf. Ve ne sono in progetto altri. L’idea è quella di valutare caso per caso l’opportunità di darli alle stampe in tiratura limitata realizzandone la diffusione e vendita tramite il sito internet di DeriveApprodi, la libreria .input di Bologna, in occasione di festival e presentazioni.


5. A Bologna la libreria .input è stata inaugurata il 9 ottobre in via Mascarella 104/A, un luogo prossimo alla zona universitaria ma non immerso nella «movida» bolognese. Il progetto raccoglie l’esperienza della Mediateca Gateway – proseguendo le attività di presentazioni, iniziative e soprattutto i corsi di formazione teorico-politica e militante, poi trasformati in libri della collana Input – e rilancia in avanti, diventando punto vendita diretto della storica casa editrice DeriveApprodi. Nell’organizzazione del progetto ogni persona ricopre un ruolo definito (frontman, amministratore, curatori dei corsi e delle presentazioni, responsabile della comunicazione, ufficio stampa ecc.). Si tenta così di superare le tradizionali forme collettive in cui «tutti fanno tutto»: non si tratta di creare degli specialismi, ma di sperimentare nuovi modelli di cooperazione organizzata. In questo primo mese e mezzo di vita sono circolate nella libreria parecchie persone: sono state fatte numerose tessere dell’associazione e venduti numerosi libri, il che consente già a questa «impresa politica» di camminare economicamente con le proprie gambe e poter ipotizzare ulteriori passaggi rispetto al semplice volontarismo.

Ci sono stati diversi momenti di discussione, in media uno o due alla settimana, e due corsi di formazione (uno su Macchine e riproduzione e uno su Storia del colonialismo italiano). Gli eventi sono stati tutti partecipati, in presenza e anche online (le due modalità di «fruizione» ormai diventano complementari e, com’era facile intuire, vanno ben al di là dell’emergenza pandemica, diventando una tendenza già in parte dispiegata su cui sarà necessario approfondire la riflessione). Al di là degli aspetti più strettamente quantitativi, è utile ragionare su alcuni elementi qualitativi che si possono intravedere in questa embrionale esperienza: il .input può infatti anche essere un osservatorio o, meglio ancora, luogo di inchiesta dentro i mutamenti di alcuni pezzi della composizione sociale e urbana. Si tratta ad esempio di capire chi frequenta il .input, perché e con quali intenzioni. Cominciamo con un veloce schizzo impressionistico, su cui ci proponiamo di ritornare, sviluppare, modificare e correggere; si tratta quindi di un incompleto abbozzo di riflessioni, da elaborare in eventuali ipotesi e dunque mettere a verifica. Il primo dato sembrerebbe una partecipazione piuttosto giovane, perlopiù di studenti universitari (che peraltro non esclude affatto la presenza significativa di altre fasce generazionali). Fino a qui il dato non è sorprendente, per le storiche caratteristiche di Bologna quale città universitaria. Se non sorprendente, invece, è per nulla scontato il fatto che questi giovani siano in larga maggioranza figure estranee agli ambienti di «movimento»: non solo non sono militanti e attivisti di gruppi, ma non ne frequentano e spesso non ne conosco neppure gli spazi di socialità e aggregazione, le geografie e i lessici. Non paiono cercare al .input dei saperi direttamente politici o appartenenti a nicchie escluse dalle istituzioni formative, quanto invece delle letture differenti degli stessi saperi che studiano all’università. È come se fossero alla ricerca di un’università parallela, che consenta loro di coltivare le proprie capacità sia per l’università ufficiale sia autonomamente, per se stessi. Una sorta di autovalorizzazione ambivalente, che può andare in diverse direzioni: qui sta la possibile politicità intrinseca di questa ipotesi di ricerca. Negli interventi di queste figure estranee al «movimento», non di rado vengono citati articoli pubblicati su Machina. Ciò potrebbe significare – per quanto, anche in questo caso, sia ancora presto per tracciare dei quadri definiti – l’inizio di un circuito di connessione tra differenti dispositivi che si sono proposti di intraprendere la «traversata del deserto». O, per dirla con la metafora di Bonomi, oasi che tentano di fare carovana. In questo senso l’ipotesi strategica è di trasformare questi dispositivi in prototipi, da moltiplicare e comporre tra di loro.


Immagine: Thomas Berra, Primo Motore, 2012