Per la liberazione dal lavoro



All’inizio degli anni Ottanta Romolo Gobbi, figura storica dell’operaismo degli anni Sessanta e delle lotte studentesche a Torino, scrive una sorta di manifesto con un titolo che sintetizza tutta la carica sovversiva dei movimenti appena trascorsi: per la liberazione dal lavoro. Non si tratta di una semplice provocazione o di una boutade visionaria; esso contiene elementi di analisi che, ad alcuni decenni di distanza, mostrano le loro caratteristiche prefigurative. Questo manifesto, rimasto finora nel ricco archivio dell’autore, viene qui pubblicato per la prima volta.


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Un’ondata di ottimismo si aggira per i paesi industrializzati occidentali. Si prevede che la ripresa economica americana trascinerà le altre economie verso nuovi radiosi risultati di progresso scientifico e di benessere. Quel che non viene detto è che l’area su cui ricadranno i benèfici effetti del progresso sarà sempre più ristretta. Il rapporto numerico tra la popolazione dei paesi industrializzati e quella dei paesi sottosviluppati passerà da 1-3 a 1-4 nel giro di pochi anni spinto dal vertiginoso aumento demografico: da 4 a 6 miliardi nel 2000.

Ma anche all’interno dell’area sviluppata i fruitori del supposto benessere tecnologico saranno solo una parte della popolazione: le previsioni più ottimistiche danno come permanente l’attuale livello di disoccupazione (32 milioni nei 24 paesi Ocse). In particolare in Italia 3/4 dei giovani che entreranno sul mercato del lavoro negli anni Ottanta resteranno disoccupati, il 90% dei quali nel Sud.

La situazione dei paesi sottosviluppati peggiorerà: neanche una ripresa economica a Occidente riuscirà a rilanciare lo sviluppo bloccata dalla forbice della caduta di valore delle materie prime e dell’aumento dei prezzi dei beni industriali causata dalla forzata rivalutazione del dollaro. Questa provoca inoltre la lievitazione del valore dei debiti che ammontano a più di 600 miliardi di dollari (tre volte la folle cifra del deficit del bilancio Usa). È possibile ipotizzare una guerra finanziaria scatenata da una coalizione di paesi debitori non più in grado di pagare i debiti e gli interessi. Infine continua il pericolo di una guerra totale tra Est e Ovest.

In questo scenario hanno poca credibilità le profezie ottimistiche, anzi è sempre più difficile trovare la soluzione dei problemi anche per la manifesta incapacità del sistema politico internazionale e l’obsolescenza dei modelli classici. La crisi è evidente anche a livello delle singole economie nazionali, così come risultano inadeguate le varie proposte politiche di soluzione.

La crescita dei movimenti pacifisti ed ecologici indica la strada per un rinnovo della politica, anche se la portata di questi movimenti è limitata dalla ristretta fascia sociale sensibile a questi problemi. Consapevoli di ciò e tenendo conto della tradizione dei movimenti di contestazione giovanili, delle donne e dei disoccupati, proponiamo di innescare un nuovo movimento che copra una fascia più ampia di consenso sociale: il Movimento di liberazione dal lavoro.


– Il primo obiettivo del Mll è combattere la disoccupazione che è stata provocata da forsennate politiche antinflazionistiche e pazzeschi deficit statali gonfiati dalle spese militari.

– La disoccupazione attuale non diminuirà anche in caso di ripresa economica, anzi l’automazione delle fabbriche e degli uffici potrebbe farla aumentare. Di fatto si assiste a uno sviluppo e applicazione controllata di nuove tecnologie per non produrre eccessiva disoccupazione.

– Partendo da queste premesse il Mll indica come principale sistema per combattere la disoccupazione una immediata, generalizzata, forte riduzione dell’orario di lavoro, con una ridistribuzione dell’occupazione che comprenda tutta la forza lavoro disponibile.

– Questo obiettivo andrà naturalmente imposto all’establishment internazionale con un movimento di massa allo stesso livello, che sappia organizzare la sua forza, graduare le richieste e proporre un nuovo modello di società non più fondata sul lavoro bensì sul «tempo libero».

– Le condizioni materiali per lo sviluppo di una società alternativa già esistono nelle nuove tecnologie, la cui applicazione viene ritardata per non mettere in discussione gli equilibri economico-sociali dei singoli paesi e anche quelli internazionali. Senza contare che gli aumenti di produttività già ottenuti permetterebbero una ripresa della tendenza, ormai secolare, alla riduzione dell’orario di lavoro, che invece è stata bloccata da anni (negli Stati Uniti la settimana lavorativa è ferma a 40 ore dal 1948).

– La radicale riduzione dell’orario di lavoro permetterà anche di risolvere i problemi del sottosviluppo e del vertiginoso aumento della popolazione mondiale, accelerando la deindustrializzazione dei paesi sviluppati e l’industrializzazione del Terzo mondo, possibilmente senza riprodurne i difetti e i guasti.

– Nella società liberata dal lavoro gli individui potranno dedicarsi pienamente alla loro formazione intellettuale e fisica. Le attività sociali, culturali, artistiche e la stessa attività politica non saranno più retaggio delle cosiddette professioni intellettuali ma patrimonio di tutti gli individui. Scomparirà in questo modo l’idiotismo da mestiere, l’ottusità da fossilizzazione della mente umana in attività ripetute ed escludenti.

– Tutto questo non avverrà per graziosa concessione di governi, né sarà il risultato automatico del progresso scientifico. L’enormità dell’obiettivo impone enormi sforzi di organizzazione per vincere la resistenza del sistema politico interno e internazionale. Grande dovrà essere anche la fantasia nell’inventare nuove forme di lotta e nell’utilizzare le esperienze degli altri movimenti: giovanile, operaio, delle donne, dei disoccupati, pacifista ed ecologico.


Rivendicazioni e proposte

1) La riduzione d’orario iniziale, minima da essere tale da bilanciare la massa delle ore disponibile dagli attuali disoccupati: una riduzione di 4 ore settimanali ricupera un livello di disoccupazione del 10%.

2) Il senso del rinnovamento che si vuole imporre può essere sintetizzato in una nuova formulazione dell’articolo 1 della costituzione: «L’Italia è una repubblica fondata sul tempo libero».

3) Il Mll nell’attuale clima di sfiducia verso la politica propone la sostituzione di un ramo del parlamento con una «Camera dei movimenti», che possa esprimere la carica di rinnovamento che esiste nel paese, ma che nessun partito ha saputo o voluto realizzare. Per recuperare correttezza e fantasia nelle amministrazioni locali andranno inventate forme analoghe di intervento dei movimenti.