Il virus e gli asparagi. Una saga europea (Seconda parte)



Pubblichiamo la seconda parte dell'articolo di Libero Maesano che affronta il tema della pandemia e il lavoro agricolo stagionale dei migranti. In un'Europa dominata ovunque dal lockdown, l'Unione europea e i suoi Stati membri neoliberisti hanno spinto centinaia di migliaia di persone a lasciare le loro abitazioni, a intraprendere viaggi pericolosi in aerei e auto affollate, ad attraversare le frontiere e ad approdare in campi di lavoro dove sono stati rinchiusi in container stracolmi e messi a lavorare per raccogliere e piantare colture, pagati una miseria, dall'alba al tramonto, dieci ore al giorno, sette giorni su sette.

Viene così raccontata l'avvincente saga dei lavoratori stagionali rumeni nei campi di asparagi tedeschi. L'articolo è stato scritto nella prima fase di diffusione del Covid-19 e dunque, pur sviluppando riflessioni importanti e ancora di strettissima attualità, propone una descrizione dei meccanismi di trasmissione e delle politiche di contenimento del virus che riflette la comprensione dell’autore propria all’epoca e ormai datata.

L’articolo, originariamente scritto in inglese ne 2020 (preprint su https://www.researchgate.net/publication/342599987_The_virus_and_the_asparagus_-a_European_saga?fbclid=IwAR3guYZ1M2Ms6-fv3nY3jqN9Q2mTcpbvIg79cKGXKTJiCy3VGnL8z3Lhr00) è presentato in tre parti a cui si aggiunge un post scriptum scritto 2022 che aggiorna le tesi presentate sui meccanismi di trasmissione del virus e sulle politiche di contenimento.

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Il sovraffollamento degli ospedali è il primo problema di ordine pubblico

Il sovraffollamento ospedaliero è il problema principale di ordine pubblico perché non può essere nascosto e solleva domande che non trovano risposta. La difficoltà principale nasce dal fatto che costringe i medici a scegliere chi ricoverare e chi no. In una recente intervista, lo scrittore francese Michel Houellebecq ha sollevato la questione con il suo solito stile vivace: «...Un'altro elemento diventa molto importante in queste settimane, l'età dei malati. Fino a che età devono essere rianimati e curati? 70, 75, 80 anni? Dipende, a quanto pare, dalla parte del mondo in cui si vive; ma mai prima d'ora si era espresso con tanta tranquilla spudoratezza il fatto che la vita non ha lo stesso valore per tutti; che a partire da una certa età (70, 75, 80?) è come se si fosse già morti» [1]. In una recente intervista, Jurgen Habermas ha fornito chiarimenti sulla questione: «...Il rischio di sovraffollamento nei reparti di terapia intensiva dei nostri ospedali – temuto dai Paesi, e in Italia, già divenuto realtà – evoca scenari di «medicina da catastrofe», che si verificano solo durante le guerre. Quando i pazienti vengono ricoverati in numero eccessivo per essere curati adeguatamente, il medico è inevitabilmente costretto a prendere decisioni tragiche e in ogni caso immorali. È in questo contesto che nasce la tentazione di violare il principio che impone l’uguaglianza del trattamento sanitario a prescindere dallo status sociale, dall'origine, dall'età, e così via, e subentra la tentazione di favorire, ad esempio, i più giovani a scapito dei più anziani. E anche se le persone più anziane, con un gesto ammirevole, consentissero di loro spontanea volontà a dare la precedenza ai più giovani, quale medico potrebbe assumersi la responsabilità di mettere a confronto il «valore» di due vite umane e porsi come colui che ha il diritto di decidere chi vive e chi muore? Il linguaggio del «valore», mutuato dalla sfera dell'economia, incoraggia la quantificazione che viene effettuata dal punto di vista dell'osservatore. Ma l'autonomia di una persona non può essere trattata in questo modo: può essere presa in considerazione solo adottando un'altra prospettiva, ponendosi in relazione a quella determinata persona. Il principio etico che vige in campo medico è costituzionalmente corretto e dispone che non si possa «scegliere» una vita umana rispetto a un'altra. Esso impone che, nelle situazioni in cui si possono prendere solo decisioni tragiche, il medico debba essere guidato esclusivamente dalle prove mediche che suggeriscono se il trattamento clinico preso in questione abbia un'alta probabilità di successo» [2]. Non c'è altro da dire, se non che quando i governi (e non solo lo staff medico) sono tentati di adottare politiche generali grossolane come quella di poter essere «rianimati e curati» solo finché si ha, diciamo, meno di 70 anni (fino alla mezzanotte della vigilia del 70° compleanno...). Nella stessa intervista, Habermas afferma allora che: «… I diritti fondamentali proibiscono alle istituzioni statali di prendere qualsiasi decisione che provochi la morte degli individui». In ogni caso, il disordine deriva dall'urgenza della domanda più che dalla scelta della risposta.

Il «bare lockdown»

Il «bare lockdown» (che potrebbe essere tradotto come isolamento «nudo e crudo») è l'unica misura che un governo privo di reali capacità di intervenire sulla sanità pubblica potrebbe adottare per prevenire la rivolta sociale e preservare l'ordine pubblico in presenza di un virus radicale come il Sars-CoV-2. Il «bare lockdown» è il confinamento indiscriminato e cieco della popolazione nelle case, ad eccezione dei lavoratori considerati «essenziali» che, in contraddizione con le misure di contenimento, sono autorizzati a uscire di casa per lavorare e salvare il mondo. Chiamiamo questo tipo di isolamento «nudo e crudo» in quanto utilizza il livello minimo di capacità del sistema sanitario. Per intenderci, non include alcuno sforzo per garantire anche solo un minimo di equipaggiamento di protezione personale (come le mascherine) ai lavoratori «essenziali», per non parlare di pratiche sanitarie più avanzate come il Ttsit. L'unica pratica medica prevista nel «bare lockdown» è il ricovero ospedaliero riservato ai malati gravi in fase avanzata della malattia, limitato dalla disponibilità delle risorse ospedaliere. Il «bare lockdown» è paradossale: per proteggere l'ospedale dal sovraffollamento, si offre come pratica medica solo il ricovero dei malati gravi.

Gli esempi concreti di isolamento semplice si collocano tra due estremi:

1. l'isolamento forzato, in cui lo Stato, attraverso la prerogativa di monopolio della forza, impone l’isolamento domestico e il distanziamento interpersonale come misure di ordine pubblico, fino allo stato di emergenza e alla sospensione dei diritti fondamentali;

2. l’isolamento volontario, in cui i cittadini adottano volontariamente l’isolamento domestico e il distanziamento interpersonale, e lo Stato si limita a sostenere e propagandare questa scelta [3].

Per lo Stato neoliberale, il vantaggio principale del «bare lockdown», sia esso forzato, volontario o misto, è che non richiede alcuna competenza e capacità di pianificazione, implementazione e gestione di un servizio come l'assistenza sanitaria, che la doxa neoliberale considera debba essere fornito più efficacemente dalle imprese e più efficientemente regolato dalla mano invisibile del mercato. Per inciso, la crisi pandemica rivela la totale impreparazione, incompetenza e incapacità (la tripla I) dei governi neoliberali nella pianificazione, attuazione e gestione di qualsiasi pratica medica, anche la più banale. Vale la pena notare che la tripla I dello Stato neoliberale non si applica solo a pratiche sociali come la sanità e l'istruzione, ma sempre più a funzioni di governo rilevanti del monopolio della forza (questioni militari, di ordine pubblico, giudiziarie) che possono essere privatizzate – si pensi al ruolo crescente dell’arbitrato nella giustizia civile, e all’uso di aziende private nel campo della sicurezza, delle attività militari (i mercenari e i «contractors») e della gestione delle carceri. Una delle recenti manifestazioni emblematiche della tripla I dello Stato neoliberale è il totale, catastrofico fallimento del governo francese nel fornire alla popolazione, anche alla parte più esposta come gli operatori sanitari e sociali, un dispositivo di protezione essenziale e che non richiede tecnologie sofisticate come le mascherine. Il paradosso è che le violazioni dell’isolamento domestico sono state punite con contravvenzioni comminate da agenti di polizia non dotati di mascherine. A peggiorare le cose, l'ingannevole propaganda governativa sull'inutilità delle mascherine ha contribuito ad aggravare il fallimento operativo, la confusione generale e la caduta della fiducia nella capacità dell'amministrazione a svolgere un qualsiasi ruolo utile.

Ma, francamente, non si può pretendere da parte di i politici di professione e i funzionari che

1. agiscono in conformità del presupposto religioso che, come fornitori di servizi sanitari e di servizi in generale, la libera impresa e il mercato sono superiori allo stato, e

2. sono abituati da tempo a produrre ed applicare norme volte esclusivamente a facilitare l'ingresso del capitale privato in tutti i settori in cui l’intervento dello stato era più o meno presente,

siano in grado di pianificare, implementare e gestire la pratica medico-sanitaria altamente complessa richiesta come risposta adeguata alla pandemia.


Esiste un'alternativa?

Di fronte alla pandemia di Covid-19, per il governo di uno Stato neoliberale privo di reali capacità di intervento nella sanità pubblica, l'unica alternativa (che non è realmente tale) al «bare lockdown» è la strategia di non intervento, e cioè del «business as usual».

Si tratta di non prendere nessuna iniziativa, sia essa basata sul monopolio della forza o specifica per la sanità, per cercare di contenere la diffusione del virus. Bisogna ammettere che, per lo Stato neoliberale, la strategia del «business as usual» è molto allettante per due motivi:

1. Dopotutto, il «bare lockdown» è un'opzione straziante perché chiede al governo e ai suoi funzionari di fare ciò che sono geneticamente programmati a contrastare, e cioè di ostacolare e persino di bloccare le operazioni di diverse parti dell’economia capitalistica.

2. «Business as usual» è sinonimo di «laissez faire». Non chiede al governo e ai funzionari incompetenti alcuna azione proattiva. Richiede solo la capacità essenziale del monopolio della forza, e cioè garantire la legge e l’ordine e di reagire al disordine e alla rivolta.

Il «wishful thinking» è una delle manifestazioni più comuni di irrazionalità [4]. Tutti i governi europei hanno attraversato una fase in cui pensavano che il Covid-19 fosse un'altra influenza più o meno grave, circoscritta ad alcune zone lontane del Sud-Est asiatico e, in ogni caso, che l'«economia» non doveva e non poteva essere fermata. Molto rapidamente, i governi si sono dovuti ricredere e la seconda fase – la persistente e forte tentazione del «business as usual» - è stata sostenuta dal darwinismo sociale, consapevole o inconsapevole, e dal banale malthusianesimo delle élite europee.

Il «business as usual» è stato abbellito con un linguaggio pseudoscientifico e denominato avventurosamente «la ricerca dell'immunità di gregge». L'idea affascinante è quella di consentire la coniugazione della mano invisibile del mercato e della circolazione «naturale» del virus per raggiungere, in contemporanea, un nuovo mitologico equilibrio generale dell'economia, della salute della popolazione e del sistema sanitario. C'è voluta l'arroganza - l'altra faccia della stupidità – degli allievi di Eaton che infestavano il governo britannico per aver strombazzato questa eccitante strategia. Il 12 marzo, il primo ministro del Regno Unito Boris Johnson, scimmiottando Churchill (la storia si ripete sempre prima come tragedia e poi come farsa, anche se tragica), ha dichiarato che la pandemia da Covid-19 è la peggiore crisi di salute pubblica di una generazione. Non può essere paragonata a un’influenza stagionale perché è più pericolosa a causa della mancanza di immunità, e «si diffonderà ulteriormente e... che molte altre famiglie perderanno i loro cari prima del tempo» [5].

Il 13 marzo, «Sir» Patrick Vallance, il principale consulente scientifico del governo britannico (wow!), ha difeso la decisione di Boris Johnson di non seguire gli altri Paesi europei nella politica di chiusura delle scuole e di divieto degli assembramenti. Ha spiegato che un motivo per cui non sono state adottate misure di contenimento – l'altro motivo è quello di salvare l'economia a costo zero in termini di spesa sanitaria – è quello di incoraggiare il perseguimento dell'immunità di gregge. Ha detto che gli esperti (chi?) hanno stimato che circa il 60% (perché 60 ?) dei 66 milioni di persone del Regno Unito dovrebbe contrarre il Covid affinché la società sviluppi l’immunità collettiva (il che significa, con un possibile piccolo tasso di letalità dello 0,5%, circa 200.000 morti, e con l'ipotesi dell'1% di Vallance, circa 400.000). Il governo olandese e quello svedese, che avevano adottato una posizione simile, si erano comunque espressi in termini meno vanagloriosi.

Tutti sanno che non si sa quasi nulla sull'immunità individuale al Sars-CoV-2. Le prove scientifiche sull'immunità individuale sono scarse: non sappiamo se e per quanto tempo gli anticorpi si sviluppano e persistono dopo la malattia. Ci sono gravi incognite circa i test fatti sugli anticorpi. Non tutte le persone che guariscono dal virus producono livelli elevati di anticorpi. Anche coloro che producono anticorpi possono non produrre quelli giusti, i cosiddetti anticorpi neutralizzanti che disattivano il virus in provetta. E anche tra coloro che possiedono il tipo di anticorpo «giusto», non si sa quanto possa durare la protezione contro una nuova infezione [6]. Non ci sono prove sulle cifre dell'immunità collettiva e molti ricercatori sostengono che, in assenza di un vaccino, il concetto stesso sia privo di significato [7].

Il seguito della storia è ben noto [8]:

1. Il discorso di Johnson non gli ha portato personalmente fortuna (poco dopo si è ammalato, anche gravemente).

2. Un rapporto dell'Imperial College ha messo in guardia il governo dai dati di mortalità molto alti come conseguenza della politica del governo [9].

3. Il governo alla fine ha adottato una politica di isolamento.

4. Il Regno Unito ha oggi i più alti livelli assoluti e relativi di mortalità in Europa ed è al secondo posto nel mondo.

Questa sequenza, che avrebbe potuto essere esilarante se non fosse stata tragica, è un'altra catastrofica dimostrazione della tripla I di un governo europeo (anche se ancora per poco nel 2020). La ricordiamo come una manifestazione paradigmatica del fatto che l'alternativa tra il «bare lockdown» e la ricerca dell'immunità di gregge è fuorviante. In primo luogo, entrambe le strategie si appoggiano esclusivamente sulle funzioni basilari dello stato (il monopolio della forza), senza richiedere l'attuazione di alcuna pratica sanitaria specifica. Nella ricerca dell'immunità di gregge l'esercizio della funzione statuale è puramente reattivo e diventa proattivo con il «bare lockdown», sia forzato che volontario. Potremmo dire che il «bare lockdown» non è che un incidente di percorso sulla strada della ricerca dell'immunità di gregge. La svolta avviene quando il governo teme che l'ordine pubblico non possa più essere garantito a causa dell'imminente sovraffollamento del sistema ospedaliero.

Tutte le élite dell'Europa occidentale hanno scommesso sull'emergere spontaneo di una soluzione del problema sanitario senza interruzione della continuità economica. Hanno cambiato idea, sulla base dello stesso meccanismo inconscio, solo quando hanno ritenuto, a torto o a ragione, che la situazione fosse diventata insostenibile per l'ordine pubblico. La ritrosia di un governo nazionale, altrimenti impotente di fronte alla pandemia, nel far scattare la chiusura totale del paese è stata proporzionale all'intensità della sua fede neoliberale e della sua arroganza. Vale la pena notare che i dirigenti dell'Europa dell'Est, più recentemente acquisiti alla doxa neoliberale, ma particolarmente sensibili alla stabilità del loro fragile potere, hanno tirato il freno d'emergenza e innescato il «bare lockdown» all'inizio della diffusione della pandemia in Europa.

La ricerca dell'immunità di gregge

Oggi la Svezia è l'unico Paese dell'Europa occidentale che, pur avendo un sistema sanitario particolarmente indebolito, ha adottato una politica di perseguimento dell'immunità di gregge, anche se mitigata da un blando lockdown volontario, e l'ha rivendicata. Scuole e ristoranti sono aperti, ma la stagione calcistica è stata rimandata e gli edifici universitari sono stati chiusi.

Ai cittadini è stato consigliato di rimanere a casa e di evitare di viaggiare, ma con quasi tutte le attività commerciali aperte, è difficile capire come questo abbia potuto funzionare. La Svezia ha un tasso di mortalità inferiore alle previsioni che erano state fatte e, tuttavia, esso è sei volte superiore a quello della vicina Danimarca e dieci volte superiore a quello della Finlandia, il 20% in più di quello statunitense e il settimo al mondo. Circa la metà dei decessi per Covid-19 avviene tra i residenti delle case di riposo. Le ragioni per cui la situazione non sia ancora peggiore sono due: la densità di popolazione estremamente ridotta e il più alto tasso di domicilii monopersonali. La Svezia è un vasto paese rurale con solo tre città, peraltro di dimensione medio-piccola (Stoccolma, Göteborg e Uppsala). Nel 2017, il tasso svedese di domicilii monopersonali era superiore al 50%, di gran lunga il più alto in Europa [10]. Logicamente, le persone sole che rimangono confinate in casa sono meno inclini a infettare o essere infettate. Gli operatori sanitari e sociali continuano a recarsi al lavoro nonostante la mancanza di dispositivi di protezione personale, anche quando presentano i sintomi del Covid. Ancora più allarmante è il fatto che la curva dell'infezione aumenta, con 1000 nuovi casi al giorno alla fine di maggio 2020.

Gli argomenti a sostegno del perseguimento dell'immunità di gregge sono stati espressi molto chiaramente da Jacob Wallemberg, la cui società di investimenti è di gran lunga il più importante datore di lavoro in Svezia [11]. La banca e le società Wallemberg sono l'archetipo del capitalismo familiare svedese. Avevano mantenuto ampi legami economici con il regime nazista prima e durante la seconda guerra mondiale e la loro banca ha assistito i nazisti nelle loro operazioni nell'Europa occupata, compresa l'acquisizione di beni sequestrati agli ebrei [12]. La banca Enskilda, di proprietà della famiglia Wallemberg, ha funto da copertura per il regime nazista e ha aiutato grandi aziende tedesche come Bosch, IG Farben e Krupp a nascondere le loro filiali estere per evitare la confisca da parte dei governi alleati. Per inciso, i Wallemberg e gli altri capitalisti svedesi hanno tratto enormi vantaggi dalla Seconda guerra mondiale senza subirne alcun onere.

Oggi, Jacob Wallemberg, il capofamiglia, ritiene che le conseguenze economiche dell’isolamento siano più pericolose per l'ordine pubblico capitalista che il sovraffollamento del sistema ospedaliero. Secondo le sue previsioni, se la crisi si protraesse a lungo, la disoccupazione potrebbe raggiungere il 20-30% mentre le economie potrebbero contrarsi del 20-30% e avverte: «non ci sarà ripresa. Ci saranno disordini sociali. Ci sarà violenza. Ci saranno conseguenze socio-economiche: una disoccupazione drammatica». Wallemberg smonta la presentazione del dilemma «economia contro vita» e adotta quella che definisce la prospettiva a lungo termine «vita contro vita». In parole povere, la continuità aziendale potrebbe salvare Wallenberg e soci dalla rivolta meglio che il contenimento del virus. La reazione a queste affermazioni di un lettore del Financial Times è stata: «È un po' orribile vedere un uomo ricco parlare della sua contabilità quando sono in gioco delle vite umane. Il governo può pagare i sussidi ai disoccupati, ma non può resuscitare i morti.». In ogni caso, il perseguimento dell'immunità di gregge sembra non mantenere le sue promesse: Il Pil nazionale svedese in tempi di pandemia ha un andamento non migliore di quello dei Paesi che hanno adottato l’isolamento semplice - «It’s the globalization, stupid!»

La domanda avvincente è: come è possibile che gli svedesi, che hanno il sistema ospedaliero più debole d'Europa - nel 2017, la Svezia ha registrato il più basso numero di posti letto ospedalieri rispetto alla popolazione, al di sotto i 300 per 100.000 abitanti [13] - sembrano non temere il sovraffollamento degli ospedali e sembrano essere pronti ad accettare fatalisticamente un alto tasso di mortalità, con gli anziani in prima linea - anche se, ipocritamente, le autorità ammettono l'incapacità di proteggere gli anziani nelle case di riposo [14] ?

In effetti, la Svezia vanta un’antica tradizione di eugenetica [15]. È stato il primo paese (il solo, a parte la Germania nazista) a creare un Istituto statale di biologia razziale, e questo già nel 1922 [16]. Il governo socialdemocratico svedese ha iniziato a praticare le sterilizzazioni dei «non idonei» negli anni Trenta, in applicazione di una proposta contenuta nel documento teorico di fondazione dello stato sociale svedese, intitolato evocativamente «Kris i Befolkningsfrågan» (La crisi nella questione demografica). Il libro fu scritto nel 1934 dal brillante economista trentacinquenne, nonché deputato socialdemocratico e futuro premio Nobel per l'economia, Gunnar Myrdal e da sua moglie Alva, futuro premio Nobel per la pace [17]. Tuttavia, la Svezia non è stato l'unico Paese a praticare l'eugenetica prima della Seconda guerra mondiale. Oltre alla Germania nazista, altri Paesi scandinavi hanno messo in atto politiche simili. Nei paesi occidentali, l'eugenetica è stata utilizzata per tutto il XX secolo come branca della gestione scientifica dello stato, strettamente associata allo sviluppo dello stato sociale, parte di un progetto di ingegneria sociale che prevedeva una società fatta di individui fisicamente sani e «socialmente adatti» [18]. Peraltro, lo stato sociale svedese non ha mai messo in opera politiche interventiste nell’economia (pianificazione, controllo di industrie attraverso la nazionalizzazione), a differenza di altri stati europei. La divisione del lavoro tra Wallemberg e camerati e il governo socialdemocratico non presentava alcun attrito o sovrapposizione: ai primi è stata affidata la direzione esclusiva dell'economia e al secondo il controllo della forza lavoro e della sua riproduzione.

Fino agli anni Sessanta, i governi socialdemocratici svedesi hanno imposto o «spinto» la sterilizzazione di 63.000 persone considerate non adattate a procreare, per lo più donne, sterilizzazione giustificata da argomenti medici, eugenetici e sociali.

Le persone sterilizzate erano persone che avevano subito diagnosi di costituzione debole, malattie croniche, disabilità fisiche, malattie mentali, o che erano considerate inadatte ad allevare un bambino perché mentalmente disabili o malati, o con uno «stile di vita antisociale» (l'ultima categoria può essere modellata a piacimento più facilmente delle altre). Per inciso, fino al 2012 la sterilizzazione era obbligatoria per il cambio di sesso [19]. Occorre ammettere che, per una volta, il termine «socialfascismo», utilizzato dal Comintern negli anni trenta per indicare la socialdemocrazia, sembra essere appropriato.

Non sorprende che un paese con una tradizione di eugenetica applicata da uno stato sociale antico e «vecchio stile» sia pronto ad accettare, nella sua trasformazione verso lo stato minimo, lo spontaneo e innocente («non è colpa di nessuno!») darwinismo sociale generato dalla circolazione «naturale» del virus [20]. Inoltre, i dirigenti dello stato neoliberale svedese si rallegrano della riduzione del carico assistenziale e sanitario dovuta alla diminuzione degli anziani e dei pazienti affetti da malattie croniche. Con una tale «pulizia», non sarà nemmeno necessario aumentare il numero di letti d'ospedale, e il fabbisogno di alloggi per anziani si ridurrà drasticamente! Per il momento, lo Stato neoliberale svedese è riuscito a mantenere la rotta del «business as usual», indipendentemente dal numero di morti.


Note

[1] Houellebecq, M. (2020, May 04). En un peu pire - réponses à quelques amis. France Inter. https://www.franceinter.fr/emissions/lettres-d-interieur/lettres-d-interieur-04-mai-2020

[2] Truong, N. (2020, Apr 10). Jürgen Habermas : « Dans cette crise, il nous faut agir dans le savoir explicite de notre non-savoir ». Le Monde. https://www.lemonde.fr/idees/article/2020/04/10/jurgen-habermas-dans-cette-crise-il-nous-faut-agir-dans-le-savoir-explicite-de-notre-non-savoir_6036178_3232.html

[3] Thaler, R. H., & Sunstein, C. R. (2009). Nudge: Improving decisions about health, wealth, and happiness. Penguin.

[4] Davidson, D. (1982). Paradoxes of Irrationality. In Davidson, D. Problems of Rationality. Oxford University Press.

[5] Gov.uk (2020, Mar 12). PM statement on coronavirus. https://www.gov.uk/government/speeches/pm-statement-on-coronavirus-12-march-2020

[6] Haseltine, W.H. (2020, May 4). COVID Immunity: How Protected Are You?. Forbes. https://accessh.org/press/covid-immunity-how-protected-are-you/

[7] Meyerowitz-Katz, G. (2020, Mar 30). Here's Why Herd Immunity Won't Save Us From The COVID-19 Pandemic. ScienceAlert. https://www.sciencealert.com/why-herd-immunity-will-not-save-us-from-the-covid-19-pandemic

[8] Conn, D., Lawrence, F., Lewis, P., Carrel, S., Pegg, D.,Davies, H., and Evans, R. (2020, Apr 29). Revealed: the inside story of the UK's Covid-19 crisis. The Guardian. https://www.theguardian.com/world/2020/apr/29/revealed-the-inside-story-of-uk-covid-19-coronavirus-crisis

[9] Van Elsland, S. L., O’Hare, R. (2020, Mar 26). Coronavirus pandemic could have caused 40 million deaths if left unchecked. Imperial College London News. https://www.imperial.ac.uk/news/196496/coronavirus-pandemic-could-have-caused-40/

[10] EC. Eurostat. Rising proportion of single person households in the EU. https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/DDN-20180706-1?inheritRedirect=true

[11] Milne, R. (2020, Mar 26). Coronavirus ‘medicine’ could trigger social breakdown. Financial Times. https://www.ft.com/content/3b8ec9fe-6eb8-11ea-89df-41bea055720b

[12] JTA (1989, Nov 08). Authors Claim Wallemberg Family Assisted Nazis in Banking Deals. Jewish Telegraphic Agency. https://www.jta.org/1989/11/08/archive/authors-claim-Wallemberg-family-assisted-nazis-in-banking-deals

[13] EC. Eurostat. Healthcare resource statistics - beds. https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Healthcare_resource_statistics_-_beds#Hospital_beds

[14] France 24 (2020, May 10). Sweden admits failure to protect elderly in care homes. France 24. https://www.france24.com/en/20200510-sweden-admits-failure-to-protect-elderly-in-care-homes

[15] Coutts, M.C., & McCarrick, P.M. (1995). Eugenics. Kennedy Institute of Ethics Journal 5(2), 163-178. doi:10.1353/ken.0.0027. https://muse.jhu.edu/article/245760

[16] Uppsala University Library. The archives of the State Institute for Racial Biology. https://www.ub.uu.se/finding-your-way-in-the-collections/selections-of-special-items-and-collections/state-institute-for-racial-biology/

[17] Gilman, N. (2017). The Myrdals’ Eugenicist Roots. Humanity: An International Journal of Human Rights, Humanitarianism, and Development 8(1), 133-143. doi:10.1353/hum.2017.0008. https://muse.jhu.edu/article/650949

[18] Broberg, G., and Roll-Hansen, N. (2005). Eugenics and the Welfare State: Norway, Sweden, Denmark, and Finland. Michigan State University Press.

[19] Bates, S. (1999, Mar 06). Sweden pays for grim past. The Guardian. https://www.theguardian.com/world/1999/mar/06/stephenbates

[20] Laterza, V., and Romer, L. Ph. (2020, Apr 14). Coronavirus, herd immunity and the eugenics of the market. Aljazeera. https://www.aljazeera.com/indepth/opinion/coronavirus-herd-immunity-eugenics-market-200414104531234.html?fbclid=IwAR27u2MyKUeIhmsu4C_jzYbSTlUYY9D9_FG0OWrx8ZLN6qOzphRamsjkaYM