Il virus e gli asparagi. Una saga europea (Prima parte)



Pubblichiamo un articolo di Libero Maesano che affronta il tema della pandemia e il lavoro agricolo stagionale dei migranti. In un'Europa dominata ovunque dal lockdown, l'Unione europea e i suoi Stati membri neoliberisti hanno spinto centinaia di migliaia di persone a fuggire dalle loro case, a intraprendere viaggi pericolosi in aerei e auto affollate, ad attraversare le frontiere e ad approdare in campi di lavoro dove sono stati rinchiusi in container stracolmi e messi a lavorare in campi affollati per raccogliere e piantare colture, pagati una miseria, dall'alba al tramonto, dieci ore al giorno, sette giorni su sette.

Viene così raccontata l'avvincente saga dei lavoratori stagionali rumeni nei campi di asparagi tedeschi.

L'articolo è stato scritto nella prima fase di diffusione del Covid-19 e dunque, pur sviluppando riflessioni importanti e ancora di strettissima attualità, descrive alcuni aspetti del virus e del suo contenimento superati sia dalla ricerca scientifica sia dalla progressiva diminuzione dei contagi che hanno portato alla fine del lockdown e della maggior parte delle misure restrittive adottate da ciascun Paese.


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Premessa

L'asparago bianco è una specie che si coltiva verso la fine del mese di aprile in gran parte dell'Europa nord-occidentale, in particolare in Germania, dove è conosciuto con il nome di «oro bianco». Il suo arrivo è salutato ogni anno con feste e celebrazioni. Parafrasando Across the borderline, la bella canzone di Ry Cooder e compagni: «Ogni campo è lastricato d'oro».

Circa 1,1 milioni di persone lavorano a tempo pieno e parziale nell'agricoltura tedesca. Poco meno di un terzo - circa 300.000 - sono lavoratori stagionali. Senza di loro non potrebbe esserci il periodo di raccolta che inizia con gli asparagi in aprile e termina con la vendemmia in ottobre.

La maggior parte delle aziende agricole biologiche tedesche e le coltivazioni che richiedono un intenso impiego di manodopera, come quelle di rabarbaro, fragole e asparagi, rischiano di subire le conseguenze più gravi qualora la Germania non mobiliti per tempo i lavoratori destinati alla raccolta nei campi.

Le aziende agricole convenzionali che producono colture di base come il grano e le patate sono altamente automatizzate e meno dipendenti dal lavoro umano.

Tre quarti dei lavoratori stagionali provengono dall'Europa centrale, orientale e sudorientale,

soprattutto da Romania, Bulgaria e Polonia, dove la migrazione temporanea è una delle poche fonti di reddito.

La Polonia è uno Stato membro dell'Unione Europea dal 1° maggio 2004, quando ha aderito all'Unione insieme a Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia, Lituania, Lettonia ed Estonia. Nel 2004, Germania e Austria hanno scelto di avvalersi del periodo di transizione massimo di sette anni prima di concedere ai cittadini dei nuovi Stati membri il pieno accesso ai loro mercati del lavoro. Pertanto, i cittadini di questi Paesi fino al 1° maggio 2011 hanno avuto bisogno di un permesso per poter lavorare in Germania. In ogni caso, nel 2010 due terzi dei lavoratori stagionali che lavoravano in Germania provenivano dalla Polonia. La situazione è cambiata radicalmente con l'apertura del mercato del lavoro ai cittadini dei Paesi che hanno aderito all'Unione Europea nel 2004. Tuttavia i cittadini polacchi sono diventati sempre meno interessati al lavoro stagionale in agricoltura in Germania, dove avrebbero guadagnato un salario (6,50 euro l'ora in media) estremamente basso rispetto ad altri settori e ad altri Paesi [1]. Gli agricoltori tedeschi, prevedendo questi cambiamenti, già dal 2010 hanno iniziato a cercare altrove lavoratori stagionali.

La Bulgaria e la Romania sono entrate nell'Ue il 1° gennaio 2007. Anche in questo caso, il Governo tedesco ha scelto di utilizzare il periodo di transizione massimo di sette anni prima di concedere ai cittadini dei nuovi Stati membri il pieno accesso al mercato del lavoro. Ciononostante, già nel 2011, 95.000 rumeni lavoravano in Germania, andando a costituire il gruppo etnico più numeroso tra gli immigrati stagionali. Dal 1° gennaio 2014, rumeni e bulgari non hanno più avuto bisogno di permessi per lavorare in Germania [2].


Per due volte alla ricerca di lavoratori stagionali

Il 15 marzo, tra le misure adottate per contenere la diffusione del coronavirus, il Governo tedesco ha imposto restrizioni alle frontiere che vietavano ai lavoratori stranieri – compresi quelli stagionali – l'ingresso nel Paese.

A metà marzo, la ministra dell'Agricoltura Julia Klöckner ha iniziato a porre l’accento sulla necessità di evitare «carenze di approvvigionamento» nel settore agricolo. Klöckner ha dichiarato che il settore agricolo tedesco aveva bisogno di 35.000 lavoratori e che entro maggio il numero di lavoratori richiesti sarebbe più che raddoppiato per arrivare a 85.000.

Come prima iniziativa la ministra ha messo a punto un piano radicale per trasformare i lavoratori rimasti senza un impiego a causa del lockdown (in particolare camerieri e lavoratori dell'industria alberghiera) in manodopera per raccogliere e piantare le colture in tutto il Paese [3]. I camerieri e i lavoratori del settore alberghiero avrebbero guadagnato circa 13-14 euro l'ora per il loro lavoro, cifra superiore al salario minimo agricolo di 9,35 euro l'ora.

La scommessa consisteva nel puntare sul fatto che molti cittadini tedeschi, di fronte alla disoccupazione crescente, avrebbero accettato l’offerta nonostante il lavoro richiesto fosse faticoso e non adeguatamente retribuito.

Il portavoce dei Verdi al Bundestag, Friedrich Ostendorff, il quale gestisce in prima persona un'azienda agricola biologica, ha dichiarato: «Ora bisogna vedere come motivare le persone a lavorare nei campi, ad esempio nella raccolta di fragole e rabarbaro. Attualmente nelle aziende agricole c'è bisogno di ogni tipo di aiuto» Il 26 marzo Julia Klöckner ha lanciato il portale di offerte di lavoro online https://www.daslandhilft.de/ («il Paese aiuta») per consentire agli agricoltori di pubblicare le loro offerte di lavoro, in modo da trovare più facilmente e rapidamente sia persone alla ricerca di un impiego sia persone desiderose di dare una mano.

Il ministro dell'Agricoltura ha dichiarato che il sito ha suscitato subito interesse e che circa 16.000 cittadini – tra cui alcuni calciatori! – hanno aderito all’iniziativa per salvare gli asparagi e il patrimonio gastronomico tedesco. Tuttavia queste adesioni non sono state sufficienti a coprire 85.000 posti di lavoro stagionali che servivano immediatamente. Forse che i camerieri disoccupati e gli studenti volontari non erano interessati a un lavoro duro e poco retribuito?

Il primo piano non ha così dato i risultati sperati. Il tempo stava per scadere e il raccolto non avrebbe di certo aspettato.

Mathias Middelberg, rappresentante della Cdu al Bundestag, correndo un notevole rischio politico con i suoi elettori, ha dichiarato che oltre 600.000 persone appartenenti alle categorie sopra citate erano potenzialmente disponibili per il mercato del lavoro.

La tenace Julia Klöckner ha ideato un secondo piano incentrato sulla mobilitazione dei rifugiati riconosciuti, dei richiedenti asilo e degli immigrati residenti senza permesso di lavoro affinché venissero impiegati nei campi [4]. Secondo il Ministero degli Interni, oltre 150.000 rifugiati erano alla ricerca di un lavoro e molti di loro erano già in grado di lavorare in base alle norme vigenti.

Julia Klöckner ha suggerito di allentare i divieti di lavoro per i richiedenti asilo. In particolare, i richiedenti asilo che di solito non sono autorizzati a lavorare in Germania avrebbero potuto contribuire a colmare le lacune.

In quali casi è vietato lavorare per richiedenti asilo? Di solito solo per un determinato periodo, dopo l'arrivo in Germania, quando sono ancora ospitati in una struttura comunitaria (Gemeinschaftsunterunter o Gu). Ai richiedenti asilo provenienti dai cosiddetti Paesi di origine sicuri (sichere Herkunftsstaaten), come gli Stati balcanici, è consentito risiedere in Germania, ma non lavorare.

Secondo il portavoce del Ministero degli Interni, solo 11.000 richiedenti asilo provenienti dai cosiddetti Paesi sicuri sono registrati in Germania, e solo quasi 6.000 di loro hanno l’età per lavorare.

«La questione è se le persone che si trovano in Germania e a cui è vietato lavorare siano disposte – a patto che siano disposte e in grado di farlo – ad aiutare nei campi. Sono fermamente convinto che lo siano», ha detto Klöckner.

Inoltre, alcuni dei 16.000 iscritti al portale del lavoro daslandhilft.de erano richiedenti asilo.

«C'è grande disponibilità da parte di molti richiedenti asilo a poter finalmente lavorare qui», ha dichiarato Julia Klöckner. Secondo la portavoce del Ministero degli Interni, più di 156.000 rifugiati erano disponibili per il mercato del lavoro. Queste cifre facevano riferimento ai rifugiati riconosciuti, ma, allo stesso tempo, diventava possibile anche per i richiedenti asilo ricevere un permesso di lavoro.

Il secondo piano radicale della dinamica Julia Klöckner è stato quello di cambiare temporaneamente alcune leggi sul lavoro per i richiedenti asilo e gli immigrati che vivono in Germania senza permesso di lavoro. L'idea era quella di consentire agli agricoltori di «aggiungere manodopera per il lavoro stagionale nel settore agricolo senza dover superare troppi ostacoli burocratici». In linea di massima, le persone prive di permesso di lavoro sono state autorizzate a lavorare nel campo dell’agricoltura tra il 1° aprile e il 1° ottobre [5]. Questa mossa politica ha richiesto quasi un mese di deliberazioni tra vari partiti politici e ministeri per coordinare le misure straordinarie –attenzione, i vostri elettori vi osservano!

Coloro a cui si rivolgono queste leggi temporane sono:

- I richiedenti asilo, i cui casi non sono stati esaminati completamente negli ultimi nove mesi;

- I richiedenti asilo che hanno vissuto in Germania negli ultimi tre mesi con permessi

temporanei

- Immigrati residenti con permesso eccezionale di soggiorno o divieto di espulsione

- Immigrati residenti a cui non è stato permesso di lavorare, ma il cui soggiorno è stato consentito

- Gli immigrati residenti in possesso di permessi di lavoro specifici che consentano loro di lavorare nel settore alberghiero e gastronomico che potranno lavorare in agricoltura senza dover richiedere una modifica del permesso di soggiorno.

La parola chiave di questo regolamento è «temporaneo». Dopo quasi un mese di discussioni tra diversi partiti politici e ministeri, l'idea astuta che ne è uscita fuori è stata quella di mobilitare queste persone per cinque mesi e mantenere la possibilità di espellerli alla fine del periodo. La manipolazione era fin troppo visibile. Filiz Polat, membro del partito dei Verdi, ha affermato che il permesso di soggiorno e di lavoro doveva essere permanente: «non possiamo permettere che coloro che cercano protezione e che ora aiutano nella raccolta degli asparagi si preoccupino di essere espulsi».

I richiedenti asilo e gli immigrati irregolari sono stati meno sciocchi di politici, ministri e funzionari che avevano concepito il regolamento. Avrebbero potuto accettare temporaneamente una bassa retribuzione e un duro lavoro nella prospettiva di un soggiorno e di un lavoro permanenti e dignitosi in Germania ma non erano disposti a esporsi in un processo miserabile e pericoloso che aveva una consistente possibilità di terminare con l'espulsione dal Paese.

Alla fine, anche il secondo piano si è rivelato inefficace nel soddisfare le esigenze di manodopera [6] .


Salviamo gli asparagi All'inizio di aprile la situazione era drammatica. La Dbv, insieme all'industria alimentare, aveva avvertito che il cibo sarebbe andato sprecato se non si fossero raccolte colture come asparagi, cavoli e frutta. La necessità era così pressante che persino l'ultradestra Alternative für Deutschland (Afd), con un discorso marcatamente xenofobo e anti-immigrazione, ha chiesto misure per consentire l'ingresso di lavoratori stranieri. Sì ai lavoratori, no ai richiedenti asilo. «Il governo federale non sta facendo abbastanza per aiutare i nostri agricoltori, che dovrebbero garantire l'approvvigionamento della popolazione», ha twittato il deputato Afd al Bundestag Thomas Ehrhorn. «Il governo non è riuscito a rilasciare i permessi ai raccoglitori europei e ora tenta di colpire i lavoratori locali. La cosa più importante ora è agire rapidamente per garantire l'ingresso di lavoratori europei», ha dichiarato Stephan Protschka, responsabile Agricoltura dell'Afd [7] . Un terzo piano, prontamente eseguibile e con effetto immediato, era obbligatorio. Il ministro degli interni Horst Seehofer e il ministro dell'Agricoltura Julia Klöckner hanno concordato una serie di «regole rigorose» per consentire ad agricoltori e orticoltori di assumere lavoratori stagionali stranieri nonostante le restrizioni alle frontiere adottate dal governo tedesco il 25 marzo. I lavoratori stagionali sarebbero potuti salire sugli aerei solo in alcuni aeroporti per evitare lunghi viaggi in autobus, in cui sarebbe aumentato il rischio di infezione. Sarebbero, inoltre, stati sottoposti a test prima del decollo. Le loro sedi originarie sarebbero state annotate per ricostruire la catena di contatti in caso di rilevamento dell'infezione. I datori di lavoro sarebbero andati a prendere all'aeroporto i lavoratori non in grado di raggiungere l'area di coltivazione per loro conto. I lavoratori si sarebbero dovuti sottoporre a una visita medica al loro arrivo e avrebbero dovuto essere messi in quarantena per due settimane dai dipendenti locali per evitare possibili infezioni. I gruppi di lavoro sarebbero stati il più piccoli possibile. Gli alloggi, i servizi igienici e i refettori avrebbero dovuto garantire la distanza interpersonale. Sul lavoro, si sarebbero mantenute la distanza di sicurezza e si sarebbero indossati guanti e maschere. Queste misure, documentate in linee guida, sono state adottate seguendo le raccomandazioni dell'Istituto Robert Koch (Rki), il riferimento tedesco nella lotta contro la pandemia. La Dbv, i cui membri dipendono ogni anno da reclute stagionali straniere per la semina e il raccolto, ha accolto con favore l'iniziativa del gabinetto. Il presidente della Dbv, Joachim Rukwied, ha dichiarato che il piano dei ministri avrebbe aiutato a «rimanere in attività». Oltre agli 80.000 lavoratori per il raccolto che sarebbero arrivati principalmente da Romania e Polonia, altri 20.000 migranti stagionali già presenti in Germania dopo l'introduzione dei controlli alle frontiere sarebbero potuti rimanere più a lungo per lavorare nei campi. Il piano del governo prevedeva anche il reclutamento di 10.000 lavoratori in Germania, le cosiddette «mani d'aiuto aggiuntive» – studenti volontari, camerieri e impiegati d'albergo senza lavoro, richiedenti asilo e immigrati irregolari residenti – mobilitate con il primo e il secondo piano [8]. Il ministro dell'Agricoltura Julia Klöckner è un'attraente (è stata scelta come regina tedesca del vino nel 1995) e vivace politica tedesca con un brillante futuro davanti a sé – negli ultimi anni, i media l'hanno regolarmente citata come potenziale successore di Angela Merkel. Ha descritto il terzo piano come una «soluzione pragmatica» che garantisce allo stesso tempo la protezione dal virus e la produzione di frutta e verdura. Ha dichiarato: «Il raccolto non aspetta e non possiamo rimandare la semina». La Regina Julia conosce il settore degli asparagi. Il Ministro degli Interni Seehofer ha dichiarato che le severe misure di contenimento necessarie per interrompere la catena di infezione hanno colpito duramente la popolazione e le imprese. È essenziale ora creare i presupposti affinché le aziende possano continuare a operare durante la pandemia. «È l'economia, stupido», come ha detto James Carville, il famoso stratega della campagna presidenziale di Bill Clinton. Horst Lorenz Seehofer è un politico tedesco, capo dell'Unione Cristiano-Sociale (Csu) dal 2008 al 2019 e ministro degli interni dal 2018. Nel 2011, Seehofer ha dichiarato che i migranti che desiderano rimanere in Germania devono sottoscrivere i valori tedeschi. Anche i lavoratori stagionali devono firmare? Durante la crisi dei migranti in Europa nel 2015, egli, come i suoi colleghi dell'Afd, ha chiesto alla cancelliera Angela Merkel di chiudere le frontiere. Anche i fessi cambiano idea.

La Commissione europea in soccorso della mobilità dei lavoratori Allo stesso tempo, la Commissione europea, la cui reattività ed efficienza sono leggendarie, ha esortato i Paesi dell'Ue a consentire non solo a medici e infermieri, ma anche alle centinaia di migliaia di lavoratori stagionali – che di solito lavorano nei 27 Stati dell'Ue – di attraversare le frontiere, nonostante le misure nazionali per contenere il coronavirus [9]. «Abbiamo bisogno delle persone che piantano e raccolgono i nostri raccolti. Dobbiamo assicurarci di avere lavoratori temporanei sufficienti in agricoltura», ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen [10]. La Ce ha osservato che i Paesi dovrebbero mettere in atto procedure rapide e semplici per garantire il passaggio senza problemi dei lavoratori «critici», con «screening sanitari proporzionati» (attenzione, hanno detto proporzionati, non esageriamo!). La Commissione ha anche evidenziato la questione dei lavoratori stagionali, soprattutto nelle aziende agricole, che, a suo dire, dovrebbero essere classificati come «essenziali» e «in grado di viaggiare» (la Commissione ama le categorizzazioni). Come al solito, la Ce si è mobilitata per proteggere i valori europei fondamentali:

- la concorrenza libera e non distorta (considerando che la formulazione del Trattato di Lisbona ha dimenticato «libera», «non distorta» è un termine sufficiente)

- la libertà dei lavoratori europei di andare e venire per essere sfruttati e sottopagati nel mercato interno anche in tempi di pandemia.

Il lockdown rumeno Questa primavera, tuttavia, il raccolto di asparagi ha incontrato un grosso problema: l'isolamento militarizzato della Romania, attuato con uno stato di emergenza di 30 giorni [11]. Ai rumeni è stato permesso di uscire di casa solo per fare la spesa, per andare alle visite mediche e per lavorare, con una nota firmata dal datore di lavoro. Gli anziani dovevano rimanere chiusi in casa. La polizia e l'esercito hanno pattugliato le strade ed è stato dichiarato il coprifuoco in tutto il Paese alle 22.00. Il primo e principale obiettivo del governo rumeno, come quello di tutti gli altri governi, è stato quello di garantire l'ordine pubblico «costi quel che costi». Con un virus altamente contagioso come la Sars-CoV-2, la minaccia immediata per l'ordine pubblico non è il numero assoluto di infetti e di morti in sé, se si può nascondere. La minaccia potrebbe venire dallo tsunami di ricoveri e dal sovraffollamento dell'inadeguato sistema ospedaliero, che non può essere nascosto e può generare allarme sociale e persino rivolte. Il governo rumeno è privo di potere sanitario, come quasi tutti gli altri governi europei (Francia, Italia, Gran Bretagna, Spagna, ecc.) che hanno trascorso gli ultimi trent'anni nell'impresa neoliberista di saccheggiare il loro sistema sanitario pubblico, considerato allo stesso tempo: 1. Un onere finanziario sostanziale. 2. Un drammatico fallimento del servizio pubblico – la gravità del fallimento è cresciuta con la diminuzione delle risorse assegnate. 3. Un'attività ad alto profitto – i cui costi di privatizzazione sono diminuiti per tutta la durata del saccheggio – per le aziende private. Come gli altri governi europei, anche quello rumeno manca di protocolli, organizzazioni, risorse e infrastrutture del sistema sanitario – maschere, guanti, tute, respiratori, ventilatori, test, terapie, vaccini, farmaci di supporto, team di monitoraggio delle infezioni, strutture sanitarie intermedie, strutture di isolamento, letti di ospedale, unità di terapia intensiva. È la disponibilità di questi protocolli, organizzazioni, risorse e infrastrutture che consente di garantire l'ordine pubblico attraverso una pratica medica accurata, ovvero l'abbinamento di un ambiente medico e di una rete ospedaliera robusti e modulabili, nonché test proattivi, tracciamento dei contatti, isolamento assistito e trattamento precoce delle persone infette (Ttsit)

Per un'analisi efficace, in Europa sono necessari miliardi di test di rilevamento dei virus (test del genoma e, quando sono pronti, test dell'antigene) all'anno. È necessario eseguire non solo l'esame sui sintomatici ma anche la diagnosi generalizzata di un campione significativo di popolazione, tendenzialmente estendibile a tutti gli abitanti [12]. Per la rintracciabilità attiva dei contatti, sono necessari l'organizzazione, il personale e le tecnologie informatiche per seguire la catena del contagio, ovunque esso provenga e vada. Attualmente, i test di rilevamento del virus disponibili non sono abbastanza sensibili, quindi è necessario identificare i potenziali infetti e seguirli anche se il test è negativo [13]. L'identificazione dei soggetti infetti non è sufficiente; è necessario isolarli fino a quando non c'è più rischio di trasmissione [14]. Per un isolamento efficace, è necessaria una disponibilità estendibile di strutture e un'organizzazione per mettere in quarantena i contagiati che non necessitano di ricovero, siano essi presintomatici, asintomatici e sintomatici – questi ultimi nella forma lieve della malattia o non in grado di sopportare il trattamento invasivo previsto dalle unità di terapia intensiva. Inoltre, bisogna dare rifugio ai senzatetto (meglio se in alberghi di lusso) per configurarli. Per un trattamento precoce ed efficace, è necessaria la disponibilità estendibile di attrezzature e organizzazione per trattare un virus in assenza di un vero e proprio trattamento specifico – ad esempio, la quantità estendibile di respiratori (e le squadre in grado di distribuirli a domicilio e di seguirne l'uso) da attribuire nelle prime fasi della malattia per sostenere le migliori condizioni polmonari per i molti. Infine, per un ambiente medico e una rete ospedaliera robusti ed estendibili, intendiamo un'organizzazione sanitaria in grado di implementare la politica Ttsit di individuare e curare l'infezione il più precocemente possibile in una struttura medica adeguata. In termini più generali, è necessaria la capacità di pianificazione, implementazione e gestione reattiva a livello locale e globale, sfuggendo al dilemma tra centralizzazione e decentralizzazione (molti anni fa sarebbe suonato come «gestione cibernetica»). Sarebbe utile avere un approccio di ragionamento e di azione che privilegi l'affidabilità (anche attraverso la ridondanza di componenti inaffidabili), la flessibilità e la scalabilità rispetto all'ottimizzazione «statica». E, naturalmente, la volontà politica di fare tutto questo. È troppo da chiedere ai governi europei neoliberisti, siano essi europeisti o nazionalisti.

Il virus Sars-CoV-2 è troppo radicale per il capitalismo Per parafrasare il tweet: «Il coronavirus è troppo radicale. L'America ha bisogno di un virus più moderato a cui rispondere in modo incrementale» [15], possiamo dire che il coronavirus è troppo egualitario, collettivista e internazionalista. Il mondo ha bisogno di un virus più moderato che rispetti la gerarchia sociale, l'economia di mercato capitalista e gli Stati nazionali. Il punto di partenza è che la Sars-CoV-2 è altamente trasmissibile. Il virus si trasmette per via aerea [16]. Le goccioline vengono rilasciate dalle persone infette sintomatiche, presintomatiche o asintomatiche, attraverso gli starnuti (30000 goccioline che viaggiano a 200 miglia all'ora), la tosse (3000 goccioline che viaggiano a 50 miglia all'ora) e il respiro (50 – 5000 goccioline che viaggiano a bassa velocità). Le goccioline più grandi cadono a terra e su un'ampia varietà di superfici, dove il virus rimane attivo per ore e può essere trasmesso al tatto. Le altre goccioline vanno ovunque e si diffondono in una stanza in pochi secondi. Le goccioline più piccole formano un aerosol che rimane nell'aria per almeno 15 minuti in un ambiente chiuso. In una stanza dove c'è un infetto, senza alcuna protezione, è facile inalare 1.000 particelle di virus e infettarsi. Inoltre, le feci delle persone infette contengono molto materiale virale. Le ricerche in corso cercano di valutare la reale diffusione del coronavirus in un'area geografica a partire dalle misure della sua presenza nei collettori fognari, probabilmente una misura più oggettiva e affidabile rispetto alle estrapolazioni dall'attività di sperimentazione estemporanea e agli incerti certificati di morte [17]. Al momento in cui scriviamo, la presenza di materiale virale nelle feci è certa, ma non ci sono prove dell'effcacia della via fecale-orale come canale di contaminazione.

Il virus ha ora raggiunto le baraccopoli dell'Africa, del Sud America e dell'Asia meridionale[18], che sono – letteralmente – «montagne di merda» [19], dove la contaminazione fecale è ovunque – acqua, verdure coltivate in casa, polvere trasportata dal vento (sì, le tempeste di merda sono reali!). Vedremo.

Tutti i canali di contaminazione sono indipendenti, concomitanti e si rafforzano a vicenda. Ad esempio, una grande varietà di fonti di infezione indipendenti – goccioline, contatto, acqua inquinata, ecc. – possono contaminare gli alimenti. La Sars-CoV-2, altamente trasmissibile per via aerea, solleva diversi problemi gravi per l'economia e la società capitalistica. I più importanti derivano da due caratteristiche principali del virus. Esso è: 1. egualitario – può contaminare chiunque, indipendentemente dalla sua posizione nella gerarchia sociale; in altri termini, il vostro rango nella gerarchia sociale può darvi una protezione parziale, ma non vi preserva da possibili contaminazioni. 2. collettivista – voi, come individui, non siete del tutto al sicuro finché un altro individuo sulla terra, indipendentemente dalla ricchezza e dallo status sociale, può essere infettato. Naturalmente, le condizioni di vita e di salute nella pandemia non sono le stesse per tutti. Ma queste condizioni non dipendono dal virus. Dipendono dalle misure, come il lockdown, adottate dagli Stati per mantenere l'ordine pubblico e contrastare le proteste e le rivolte che potrebbero scaturire dalla diffusione della pandemia. Il confine domestico enfatizza drammaticamente la disuguaglianza sociale. È più piacevole e sicuro essere chiusi in una villa sul lungomare della Costa Azzurra che in una baraccopoli di Mumbai (o in un container vicino a un campo di asparagi). Quindi, se siamo relativamente uguali di fronte al virus, non siamo ugualmente affetti dal lockdown. Il lockdown è imposto e/o spinto dagli Stati per ristabilire, di fronte all'infezione, la gerarchia sociale come elemento obbligatorio della costituzione materiale dell'ordine capitalista. Ma lo Stato neoliberale è impotente a contrastare il collettivismo del virus. Non esiste una protezione solipsistica contro la pandemia, tranne forse quella di seppellirsi in un bunker nella campagna neozelandese (l'ultima moda della Silicon Valley). L'isolamento non può garantire che l'occupante della villa più lussuosa sia al sicuro finché l'ultimo abitante dell'ultima baraccopoli (o l'ultimo lavoratore dell'ultimo campo di asparagi) sarà ancora contagioso. Tutte le misure e gli strumenti di protezione non possono essere egocentrici: funzionano finché sono reciproci – mi proteggono dall'infezione che potrebbe essere trasmessa dall'altro finché proteggono l'altro dal virus che potrei portare io. La mascherina, un potente dispositivo di protezione personale a bassa tecnologia, illustra in ultima analisi questo principio: protegge me dalle goccioline degli altri nella misura in cui protegge gli altri dalle mie goccioline. Inoltre, la lotta effettiva contro una pandemia dovuta a un virus aereo altamente trasmissibile impone l'apertura e la trasparenza di tutto. Mette a soqquadro i concetti «borghesi» di privacy personale e di segreto commerciale, che sono entrambi caratteristiche essenziali dell'economia di mercato capitalista. Questi concetti mostrano la loro vanità quando è in gioco la nuda vita – quando si possono uccidere gli altri e gli altri possono uccidere te – e la sicurezza per tutti deve essere al primo posto. I lavoratori che si prendono cura di voi e della vostra salute devono essere in grado di sapere, e possibilmente di testare, se siete infetti. Essendo i luoghi di lavoro i principali focolai, i vostri colleghi devono essere in grado di verificare se siete infetti e dunque impossibilitati a lavorare. Inoltre, cosa ancora più importante, l'organizzazione e gli strumenti di lavoro, gli input (materiali di partenza) e gli output (prodotti, scarichi industriali) di ogni fabbrica, magazzino, campo, laboratorio, ecc. devono essere visibili, aperti e trasparenti a tutti – non solo ai diretti «interessati» – a prescindere dal livello di segreto industriale. Una difesa solipsistica della privacy non può contrastare la sorveglianza come strumento di controllo da parte dello Stato neoliberale. L'unica soluzione è una sousveillance [20] aggressiva che deve essere portata avanti da tutti, in primo luogo dai lavoratori in prima linea. Infine, ma non meno importante, il virus non rispetta la distinzione essenziale tra cittadini e stranieri alla base dello Stato nazionale capitalista, sia esso democratico o autocratico. Non si ferma ai confini nazionali, anche quando fingono di essere chiusi e non lo sono, grazie alla divisione internazionale del lavoro. Infine, questa crisi pandemica, come ogni altra crisi e forse in modo più profondo, evidenzia ed esaspera le problematiche legate al ricambio organico con la natura. Spinge (sicuramente) al livello di maturità l'attuale rivoluzione industriale iniziata settant'anni fa, ovvero l'automazione guidata dai software di tutti gli aspetti dell'attività economica [21]. E avvia (forse) la prossima rivoluzione – i cui contorni non sono ancora definiti, che viene confusamente chiamata «Green Deal». [22]



Note [1] H. Graupner, Germany prepares for Polish influx as labor market opens. DW, 2011. [2] https://www.dw.com/en/germany-eases-border-rules-to-allow-in-harvest-workers-amid-coronavirus-crisis/a-53000322 [3] https://rmx.news/article/article/germany-s-radical-plan-to-turn-waiters-into-farmers-as-coronavirus-closes-borders-to-migrants [4] https://www.bild.de/bild-plus/politik/inland/politik-inland/kloeckner-vorschlag-arbeitslose-und-asylbewerber-koennten-ernteretten69501690,view=conversionToLogin.bild.html [5] https://www.infomigrants.net/en/post/23690/germany-migrants-and-refugees-may-fill-laborgaps ; https://www.infomigrants.net/en/post/24276/germany-to-allow-asylum-seekers-to-work-in-agriculture-until-october [6] https://www.infomigrants.net/en/post/23713/over-150-000-refugees-could-work-on-farms-to-fill-labor-gap-german-government [7] R. H Thaler, C. R Sunstein, Nudge: Improving decisions about health, wealth, and happiness, Penguin, London 2009. [8] https://www.dw.com/en/germany-eases-border-rules-to-allow-in-harvest-workers-amid-coronavirus-crisis/a-53000322 [9] https://www.reuters.com/article/us-health-coronavirus-eu-workers/eu-urges-countries-to-open-borders-to-seasonal-farm-workers-idUSKBN21H27X [10] https://www.dw.com/en/germany-eases-border-rules-to-allow-in-harvest-workers-amid-coronavirus-crisis/a-53000322 [11] https://www.reuters.com/article/health-coronavirus-romania/romania-to-enforce-strict-lockdown-to-slow-coronavirus-idUSL8N2BH4LL [12] https://accessh.org/press/how-many-tests-do-we-really-need/ [13] https://theconversation.com/coronavirus-why-testing-and-contact-tracing-isnt-a-simple-solution-137214 [14] https://ethics.harvard.edu/files/center-for-ethics/file /roadmaptopandemicresilience_updated_4.20.20.pdf [15] https://twitter.com/NewTmrw/status/1241532936760909825 [16] https://www.wired.com/story/they-say-coronavirus-isnt-airborne-but-its-definitely-borne-byair/?utm_source=nlutm_brand=wiredutm_mailing=WIR_Special_EditorsLetter_041420_Dail y&utm_campaign=aud-dev&utm_medium=email&bxid=5cc9e0fafc942d13eb1f5427&cndid=54151965&esrc=bounceX&source=EDT_WIR_NEWSLETTER_0_DAILY_ZZ&utm_term=WIR_Daily_EXCLUDE_PaywallSubs; https://www.scientificamerican.com/article/how-coronavirus-spreads-through-the-air-whatwe-know-so-far1/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=week-in-science&utm_content=link&utm_term=2020-05-15_featured-this-week&spMailingID=65261882&spUserID=MjY1MTA2MTcxMDYS1&spJobID=1882303173&spReportId=MTg4MjMwMzE3Mw S2 ;https://www.erinbromage.com/post/the-risks-know-them-avoid-them [17] https://www.wired.com/story/one-way-to-potentially-track-covid-19-sewage-surveillance/?utm_source=nl&utm_brand=wiredutm_mailing=WIR_Special_EditorsLetter_041420_Daily&ut m_campaign=aud-dev&utm_medium=email&bxid=5cc9e0fafc942d13eb1f5427&cndid=54151965&esrc=bounceX&source=EDT_WIR_NEWSLETTER_0_DAILY_ZZ&utm_term=WIR_Daily_EXCL UDE_PaywallSubs [18] https://theconversation.com/megacity-slums-are-incubators-of-disease-but-coronavirus-response-isnt-helping-the-billion-people-who-live-in-them-138092?utm_medium=emailutm_campaign=Latest%20from%20The%20Conversation%20for%20May%2020%202020%20-%201627015622&utm_content=Latest%20from%20The%20Conversation%20for%20May%2020%20 2020%20-%201627015622+CID_926f3d9eabb43ddd264abb7f5f229d0a&utm_source=campaign_monitor_global&utm_term=Megacity%20slums%20are%20incubators%20of%20disease% 20%20but%20coronavirus%20response%20isnt%20helping%20the%20billion%20people%20who%20live%20in%20them [19] https://madamasr.com/en/2020/03/30/feature/politics/mike-davis-on-pandemics-super-capitalism-and-the-struggles-of-tomorrow/ [20] T. Monaha, Surveillance and security: Technological politics and power in everyday life, Taylor & Francis, 2006. [21] C. Perez, Technological revolutions and financial capital. Edward Elgar Publishing. [22] https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal_en