Il Magico Mondo dell’editoria (3)


Gustavo Vega, Senza titolo, 1983



Lettera al mio ignaro e pacifico lettore

Caro ignaro e pacifico lettore,

le pagine che ti accingi a leggere sono un invito esplicito e urgente alla violenza.

Tu sei certamente mite come lo sono in genere i lettori di libri, specie umana in via di sparizione proprio a causa della loro mansuetudine, oltre che per la metodica capillare opera di analfabetizzazione portata avanti con successo dal sistema scolastico, secondo le direttive delle «3 I»: Inglese Impresa Internet.

In verità i libri non sono in via di sparizione, se ne scrivono sempre di più, sempre di più se ne stampano, le librerie ne rigurgitano, se ne vende talvolta anche qualcuno. Ma pochissimi vengono letti, perlopiù di nascosto. Vengono utilizzati in genere come decorazione, con le loro belle copertine coloratissime, disposti qua e là su tavoli e scaffali e qualcuno anche al cesso. Recentemente un editore emergente si è imposto contro la concorrenza riducendo drasticamente i prezzi delle sue copertine, che racchiudevano soltanto pagine bianche, utilissime per appunti e altri scopi meno nobili.

Tutti sappiamo che i libri vengono scritti da individui affetti da narcisismo acuto, soprattutto per farsi belli con le fidanzate e gli amici, e che sono gli autori in genere gli unici ad acquistarne qualche copia da regalare qua e là. Tutte le altre vanno dritte al macero, incrementando la florida economia editoriale che dà lavoro a cartai, compositori, tipografi, copertinisti, rilegatori, distributori, spedizionieri, librai, nonché cantanti o calciatori famosi che noleggiano il loro nome perché figuri in copertina delle grandi tirature al posto dell’autore (in questa lista non compaiono i redattori editoriali, da tempo eliminati per la loro pervicace ostinazione a voler pubblicare libri intelligenti dunque invendibili, e sostituiti con direttori commerciali e di marketing, in genere provenienti da valide esperienze nel settore dei sanitari o dei cibi per animali).

Ma mi chiederai, sprovveduto lettore, da dove provengono gli utili necessari per remunerare un così gran numero di lavoratori affaccendati in questo lucroso business ? Anche questo non è un segreto, i soldi si ricavano dall’industria del riciclo della carta dei libri, che dopo una breve permanenza in libreria vengono nella loro quasi totalità resi all’editore e da questo passati al macero. Rigenerare la carta è infatti un procedimento assai più redditizio della sua produzione ex novo, e permette in più di ottenere benemerenze e sovvenzioni ecologiche per evitare stragi forestali. (Che il riciclo della carta sia altamente inquinante e che convenga invece sotto ogni aspetto, salvo quello del profitto, tagliare alberi e ripiantarne, è un’insinuazione senza fondamento, diffusa dai soliti reazionarissimi nemici delle nuove tecnologie e della globalizzazione).

E tu, incosciente lettore, partecipi giocondo a questa megatruffa, anzi ne sei la pedina principale, la ragion d’essere. Ma sei mansueto e non ti assale il violento desiderio di mandare al macero e al riciclo cartai, compositori, tipografi, copertinisti, rilegatori, distributori, spedizionieri, librai, nonché cantanti e calciatori famosi. Non nutri nei loro confronti slanci omicidi, perché essi danno vita al tuo mondo migliore, alla tua evasione, al tuo perduto paradiso, al tuo beato rifugio contro le avversità e brutture che ogni giorno ti feriscono e ti umiliano. Ma adesso, mentre avanzerai nella lettura di questo libro, sciocchissimo lettore, riga dopo riga qualcosa cambierà dentro di te e anche il tuo corpo lentamente si trasformerà. Le tue dita grassocce e bianchicce sfogliando carezzevoli queste pagine si faranno poco a poco adunche e perverse, i tuoi occhi si inietteranno di sangue, un ghigno satanico deformerà il tuo viso... Fermati, calmati, rilassati. Non è vero niente, è stato uno scherzo, l’ho scritto per prenderti un po’ in giro, perché in fondo sei simpatico e volonteroso. Ma non devi credere sempre ciecamente a tutto quello che leggi nei libri, anzi non devi crederci mai. I libri non si leggono per ricavarne qualcosa in cui credere. E allora perché si leggono, mi chiederai? Non te lo dirò, pigrissimo lettore, ci dovrai arrivare da te. Ma ti vedo un po’ smarrito, in difficoltà e ho proprio paura che non ce la farai mai. E dato che devo per forza essere gentile con te, perché senza di te che cosa ci starei a fare, vedrò di darti qualche dritta, anche se non lo meriti tonto come sei. Prima di tutto devi aver chiaro che non si legge per provare emozioni, gioia o tristezza, malinconia o tripudio, così come è da idioti voler ricavare cose simili da un quadro o da una musica. La gente di solito lo fa, e armeggia beata con robaccia inquinante in cui si rispecchia con effetto rassicurante e gratificante. Ma un’opera autentica (libro, quadro, musica) serve a farti vedere altro, o meglio a cambiare il tuo modo di vedere, di percepire le cose e il mondo, serve a illuminare il tuo sguardo su aspetti della realtà che ti sono sconosciuti, a scuoterti per un istante dal tuo stato abituale di robot sonnambolico. A risvegliarti, anche se per pochi istanti, dandoti la vertigine di qualcosa di ignoto, che infrange le norme e le regole nelle quali vivi incastrato e anestetizzato. Ho molti dubbi che tu arriverai veramente ad avere uno sguardo nuovo, gentile lettore. Queste pagine potranno, lo spero, lasciarti intravvedere che dietro le parole di giornali e tv, dietro la violenza dell’informazione mediatica che quasi sempre ci racconta una versione deformata e falsa delle cose del mondo, si aprono abissi che rivelano realtà nascoste e inquietanti. Basta scompigliare un po’ le righe, spostare il punto di vista, rifiutare il déjà vu... Non pretendo certo che questo mondo, così come te l’offrono ben confezionato e puzzolente, tu lo contesti o rifiuti, ignobile lettore. Altri ci hanno provato e sono finiti malissimo. Ma altri ancora ci proveranno sempre. Continua perciò tranquillo a inebetirti nelle tue copertine colorate, sogna pure quanto vuoi, rifugiati, evadi giocondo sotto il sorriso imbecille dei cavalieri che dai grandi manifesti ovunque ti promettono e più soldi e più merda. Ma se ti capiterà per caso nella vita di sentire un improvviso irresistibile impulso a spaccare tutto, magari per una volta non trattenerti, lascia uscire le tonnellate di violenza inespressa che in tanti anni hai inghiottito e mandato al macero dentro di te. Lasciala esplodere in un gesto pazzesco, che se solo adesso ci pensi ti fa venire la pelle d’oca: raccogli un bel sasso e stando bene attento che nessuno ti veda, con tutta la forza che hai sparalo lassù in alto contro, a tua scelta: a) il faccione del manifesto, b) il semaforo rosso, c) la luna piena, d) il gatto sul muretto, e) la banca all’angolo...

2001

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