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Disertare il nichilismo

Sirāt di Óliver Laxe


still da film
still da film

«2001» è la nuova sezione di Machina dedicata al cinema: pezzi brevi e suggestivi, letture che mettono in luce aspetti politicamente rilevanti. Non a caso il titolo: un omaggio a Kubrick e allo stesso tempo il numero di caratteri che ciascun articolo deve rispettare: 2001 esatti, spazi inclusi, né più né meno.

Oggi Antonio Alia ci parla di Sirāt, regia di Óliver Laxe.


***


Mar, una giovane donna, è scappata di casa. Non si sa molto sulle ragioni, ma la sua fuga ha tutta l'aria di essere una diserzione da un tempo e da un luogo che non offrono speranza. Il padre e il fratellino la cercano in Marocco, nel deserto, in mezzo ad un rave, ma di lei non c'è traccia. Si uniscono ad una carovana di raver per cercarla altrove, a molti chilometri da lì, sempre nel deserto, dove si terrà un'altra festa techno. Ma in questa traversata del deserto – metafora della nostra contemporaneità – come in tempo di guerra – e pare che la quarta guerra mondiale sia davvero scoppiata – i padri sopravvivono ai figli. L'apocalisse di Sirat è un deserto di cui non si vede la fine, dove la morte giunge improvvisa e spezza prima la vita degli innocenti. Cade l'illusione di un mondo (quello occidentale) pacificato e sicuro. La violenza, che fino a ieri era stata tenuta nascosta ai margini del nostro mondo, ora, irrompe al centro delle nostre vite. Attraversiamo il deserto senza poterne pensare la fine, in balia degli eventi, assoggettati alle forze che noi stessi abbiamo scatenato. Fuggiamo, come profughi, a bordo di un treno merci che corre lungo un binario in mezzo al nulla e che non porta da nessuna parte. Questa fine di mondo che, come ogni apocalisse, è anche un deserto di senso, ci trova impreparati. Abbozziamo ridicoli riti per esorcizzare l'angoscia ma ogni tentativo ci trasforma in figure grottesche. Non c'è alcuna speranza per le nostre anime di riuscire ad attraversare il Sirat, il ponte sottile come un capello e affilato come una spada che collega l'inferno al paradiso. Noi però siamo sicuri di poter contestare questo pessimismo della ragione perché abbiamo visto combattere per le strade una nuova generazione, in fuga come Mar. Questa giovane donna, il cui nome è solo evocato, non è tra i reduci nichilisti di un mondo in macerie che danzano disperati nel bel mezzo dell'apocalisse. Contro la stessa volontà del regista, Mar è già dall'altra parte del Sirat.


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Antonio Alia ha coordinato la redazione di commonware.org, con cui ora cura l'omonima sezione. La sua formazione politica è iniziata con il movimento dell'Onda.

1 commento


Cong Tuan Tran
Cong Tuan Tran
4 giorni fa

This review of 'Sirāt' sounds incredibly thought-provoking, delving into themes of nihilism, societal breakdown, and the search for meaning in a desolate world. The metaphor of the desert journey really resonates, highlighting how fragile our sense of security can be. It makes me wonder about the role of art in confronting these difficult truths. Speaking of thoughtful design, it also reminds me of how important careful planning is, whether it's for a film's narrative or for something as practical as a new kitchen. For those looking to bring innovative design into their homes, tools like kitchen ai can make a real difference in visualizing and creating functional spaces.

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