A uso (3)



Questo pastiche di «Scatola nera» di inizio anno si apre con un prezioso quanto gustoso testo dello storico Cesare Bermani su un argomento decisamente e volutamente démodé: le origini della canzone «Bandiera rossa».

Elisabetta Sbiroli, le cui opere sono già comparse su «Machina», illustra qui con pochi ma sapienti tratti di matita un quadro clinico degli inizi del Novecento per il ricovero di donne in ospedale psichiatrico.

Van-Straaten (che ringraziamo) è autore di alcune fulminanti vignette sulla «miseria dell’ambiente editoriale», i cui incubi attuali sono ben esemplificati dalla tavola finale di F. Costantini (che ringraziamo).




Le origini di Bandiera rossa

Cesare Bermani


Bandiera rossa e l’unico inno della classe operaia che possa considerarsi come un vero canto popolare di tradizione orale.

Anche per questo è l’inno più conosciuto e cantato – e non nel testo colto che pure venne adattato alla sua melodia da un intellettuale socialista – ma in una forma essenziale sedimentatasi con il tempo:


Avanti popolo alla riscossa

bandiera rossa bandiera rossa

avanti popolo alla riscossa

bandiera rossa trionferà

Bandiera rossa la trionferà

bandiera rossa la trionferà

bandiera rossa la trionferà,

evviva il socialismo e la libertà

La musica di Bandiera rossa è formata da due precedenti melodie assai diffuse nella Pianura padana a livello popolare e già presenti in raccolte di canti dell’Ottocento.

La melodia delle strofe di Bandiera rossa è, per esempio, analoga a quella a volte utilizzata dalla canzone che inizia:


Ciapa on sass, pica la

porta, o bruta porca, ven

giò de bass

Quella del ritornello rimanda invece a Ven chì Nineta:


Ven chì Nineta sota l’ombrelin

ven chì Nineta te darò on basin

ven chì Nineta te darò on bel fior

ven chì Nineta che farem l’amor

E a lungo è rimasto in Lombardia l’uso di cantare delle strofe di questa canzone frammischiate alle strofe del ritornello di Bandiera rossa.

La melodia di Ven chì Nineta – come anche quella di Ciapa on sass – è d’altronde di largo uso popolare ed è, per esempio, la medesima che veniva utilizzata dalle filandere bergamasche per Povre filandere.

A volte le due melodie che stanno all’origine di Bandiera rossa sono già compresenti in un unico canto popolare.

Per esempio, questo che abbiamo, raccolto a Zogno (Bergamo):


Oter de la val d’Imagna vegni giò chilò

chilò chilò

sunerem la piva e balerem fogliò

fogliò fogliò

Se ‘l me ciappa strujì la patina

addio mamma addio mamma

ma se me capita strujì la patina

addio mamma me sposerò


Tuttavia l’ascendenza sia melodica che testuale di Bandiera rossa pare comunque da ravvisarsi in un canto repubblicano, del quale una versione cantata da bambine è stata raccolta nel 1973 in una colonia di Valsuganotti emigrati a Stivor, in Bosnia, verso il 1884 e da allora rimasti senza più contatti con l’Italia:


Avanti popolo con la riscossa

bandiera rossa bandiera rossa

avanti popolo con la riscossa

bandiera rossa bandiera rossa

Bandiera rossa la triunferà

viva la repubblica

viva la repubblica

bandiera rossa la triunferà

viva la repubblica la libertà

Questa melodia è un antecedente su moduli tipicamente risorgimentali delle versioni correnti di Bandiera rossa e ha precise concordanze testuali con due delle più vecchie versioni note, attestate entrambe in ambiente repubblicano. Come è noto, la bandiera rossa divenne emblema ufficiale dei repubblicani negli anni Settanta dell’Ottocento e anzi, secondo una fonte, «fin dal 1870, dopo l’entrata delle truppe regie in Roma». Voleva essere l’adozione di un simbolo diverso dalla bandiera nazionale, che recava lo stemma sabaudo sul tricolore e aveva quindi snaturato il vessillo della repubblica romana «immune da ogni insegna servile». È quindi probabile che la Bandiera rossa dei repubblicani venisse già cantata nel primi anni Settanta. Ma la melodia – che abbiamo visto diffusa a livello popolare – doveva forse già essere di uso garibaldino. Lo fa pensare questo frammento di un canto ancora in uso a Orta (Novara) nei primi anni del Novecento, soprattutto in occasione della commemorazione del 20 settembre 1870, ma il cui contenuto rimanda al periodo precedente la presa di Roma:


E la sciavata del Pio nono giù giù dal trono giù giù dal trono

e la sciavata dal Pio nono giù dal trono voiàm bütà


Viva Roma e la libertà

viva Roma e la libertà


Noi anderemo in Roma santa

col pugnale insanguinato

uccideremo preti e frati e noi vogliamo la libertà


Non sappiamo se si tratti di altri frammenti del canto che venne eseguito a Genova il 22 giugno 1905, in occasione del centenario della nascita di Giuseppe Mazzini, del quale si conosce il solo ritornello:


Bandiera rossa la s’innalzerà e

quella dei preti la si straccierà

bandiera rossa la s’innalzerà

viva la repubblica e la libertà


Sempre in ambiente repubblicano, a Ravenna, è stata raccolta una versione di Bandiera rossa nella quale viene menzionato Giovan Battista Pirolini, segretario nazionale del Pri nel 1897 mantovano ma partecipante alla vita politica di Ravenna, dove nel 1913 fu eletto deputato. Questa versione si situa con ogni probabilità a cavallo del secolo:


All’erta popolo alla riscossa

bandiera rossa bandiera rossa

all’erta popolo alla riscossa

bandiera rossa s’innalzerà

Con Pirolini noi vogliam marciar

con Pirolini noi vogliam marciar

con Pirolini noi vogliam marciar

evviva la repubblica e la libertà


Strofette che si combinano con altre sull’aria del ritornello di Bandiera rossa sono state nuovamente raccolte a Ravenna, inneggianti ancora a Pirolini ma anche a Roberto Mirabelli, calabrese, deputato ravennate prima di Pirolini. Quindi presumibilmente anche queste strofette risalgono ai primi anni del secolo, ma in parte sono e in parte sembrano trasformazioni di strofette risorgimentali (per esempio, «bangera rossa la s’indosserà» deve avere sostituito «camicia rossa la s’indosserà»):


Sta forte Pirulini e non ti avelire che prima di morire

repubblica farem


Allegro popolo a la riscossa

bangera rossa trionferà

Bangera rossa la s’indosserà

evviva la repubblica e la libertà


Giovane sono e pensier non ho

se passa Garibaldi a voi andè cun lo


Allegro popolo noi siam fratelli

con Mirabelli vogliam marciar

Con Mirabelli noi vogliam marciar

evviva la repubblica e la libertà


L’ascendenza repubblicana della Bandiera rossa socialista è stata del resto già ricordata da Luigi Repossi sin dall’ottobre 1920, che dà queste informazioni sulle trasformazioni del canto a Milano: «Bandiera rossa (. .) pur non avendo musica propria, non fu scritta né cantata per i primi dai socialisti. Il suo motivo è composito: si tratta di diversi couplets che nei giorni di festa cantavano i repubblicani a Milano. Circa dieci o dodici anni or sono eranvi a Milano una fanfara repubblicana e un Circolo repubblicano, intitolati “Maurizio Quadrio”: il circolo e la fanfara avevano però un passato glorioso, e, nel 1905 (o 1906) inaugurarono il loro vessillo – un gagliardetto rosso con berretto frigio in mezzo a rami di edera – attorno al quale anche noi socialisti qualche volta facemmo a pugni colla “Vula vula che ven el luf” (“Vola vola che viene il lupo”), molto usato per beffare la poliziottaglia di quel tempo (...). Ora ecco che, verso il 1910, tal Boschetti Piero, operaio meccanico dello stabilimento Miani e musicante e suonatore di bombardino (terzo bombardino), quando detta fanfara si portava a fare qualche scampagnata (come allora usavasi) o qualche serenata sotto i balconi, verso la fine suonava dei couplets, e fra gli altri quello che divenne Bandiera rossa. La prima parte la credo sua (Avanti popolo, alla riscossa!). Quanto alla musica della seconda parte, i vecchi milanesi se la devono ricordare. È un antichissimo ritornello milanese:


Ven chì Ninetta sott’all’umbrelin;

ven chì Ninetta, te farò un basin. te farò un basin, ti donerò il mio cor; ven chì Ninetta che farem l’amor.


Un repubblicano (credo certo Marzorati) ne trovò le parole:


Avanti popolo, alla riscossa ecc.


e, come si vede, erano coerenti anche quest’altre:


Bandiera rossa la s’innalzerà,


in quanto il loro vessillo era del più bel rosso fiammante.

Venne la lotta elettorale pro-Cipriani, ed anche i repubblicani vi presero parte in sostegno del baldo comunista. Ma allora alle loro parole “Viva la repubblica”, sostituirono le altre “Viva Cipriani”; il popolo le fece sue, e tutta Milano proletaria, anche per la facilità d’impararle, le ricantò. I socialisti, finalmente, cambiarono l’ultima frase: “Viva la repubblica...”; ed ecco come è risultato l’inno che ha fatto dimenticare il bellissimo inno di Turati».

L’epoca delle agitazioni e delle candidature di protesta per la liberazione del garibaldino e comunardo Amilcare Cipriani (condannato nel 1882 a 25 anni di prigione per avere ucciso ad Alessandria d’Egitto il 12 settembre 1867 per legittima difesa un avversario politico, tale Ciucci, che con altri gli aveva teso un agguato e malgrado il fatto fosse ormai in prescrizione) va dal 1886 alla sua liberazione, avvenuta il 27 luglio 1888.

E su quella candidatura, democrazia repubblicana e socialista avevano ritrovato una certa unità d’intenti e propositi. Luigi Repossi ci parla quindi di un uso repubblicano del canto a Milano che va dal 1886-88 al 1910, ma il suo articolo lascia dei dubbi su quando il canto venne modificato e adottato anche dai socialisti, sebbene dal contesto in cui se ne parla sembrerebbe di potere dedurre che ciò avvenne già nel periodo della lotta elettorale pro-Cipriani o poco dopo, quindi anteriormente al formarsi del Partito socialista, pure se esso assurse a vera grande popolarità tra i socialisti solo con il «Biennio Rosso». In ogni caso, va ricordato che il colore «rosso» fu anche sempre il prediletto dal movimento socialista: «Erede del grande sforzo organizzativo della prima Internazionale (...) il Partito socialista ne ricevette gli antichi colori. Se le prime organizzazioni socialiste, infatti, avevano esitato a riprendere ufficialmente il rosso, per non attirarsi misure repressive (...) esse continuarono tuttavia a richiamarsi, almeno idealmente al rosso della Comune e al rosso e nero dell’Internazionale (...). Benché (...) il Partito non avesse imposto un vessillo, per rispetto dell’autonomia delle diverse associazioni aderenti, la bandiera con bordo o con fusciacca nera era ormai l’insegna che distingueva dai repubblicani, e lo legava alla grande tradizione internazionalista». Il Partito Socialista Italiano si sarebbe costituito sulla base di adesioni personali, assumendo la sua denominazione definitiva, solo nel Congresso clandestino di Parma del gennaio 1895. È quindi pensabile che versioni socialiste di Bandiera rossa venissero già cantate prima dell’inizio del ’900 ma – almeno per il Novarese – le prime attestazioni di uso risalgono al 1901. Quell’anno, nelle risaie di Cameriano si canta:


Avanti popolo alla riscossa

bandiera rossa bandiera rossa

avanti popolo alla riscossa

bandiera rossa s’innalzerà Bandiera rossa la s’innalzerà evviva il socialismo e chi l’ha inventà.


E, durante lo sciopero alla filatura Bozzalla di Grignasco:


Bandiera rossa la trionferà

bandiera rossa la trionferà

bandiera rossa la trionferà

evviva il socialismo e la libertà


Il primo riscontro a stampa di un uso socialista di Bandiera rossa che sia stato reperito risale tuttavia al 16 settembre 1911. In chiusura di un articolo a firma P. Sartoris apparso su «La Risaia» di Vercelli, dal titolo II grande sciopero di Robbio, sono infatti citati due versi del canto:


Avanti! Sciopero! Alla riscossa!

Bandiera rossa! Trionferà!


Può dipendere dalla mancanza di ricerche sull’argomento, ma sull’uso di Bandiera rossa da parte dei socialisti le testimonianze cominciano tuttavia ad addensarsi solo dal 14 in poi.

E sulla sua melodia si improvviserà di tutto, cosi com’è giusto si faccia sui modi popolari. E non solo da parte dei socialisti, perché l’aria di Bandiera rossa verrà utilizzata anche dagli arditi durante la guerra mondiale, dai pipini durante il «Biennio rosso», dai comunisti e dai fascisti dopo il «Biennio rosso» e in tempi recenti persino dai tifosi del calcio. Nel «Biennio rosso» essa sarà pubblicata in disco, in canzonieri sociali e in fogli volanti in un testo colto firmato G. Tuzzi:


Compagni, avanti! alla riscossa

bandiera rossa, bandiera rossa.

Compagni, avanti! alla riscossa

bandiera rossa, trionferà!


Bandiera rossa trionferà (3 volte)

Evviva il Socialismo, evviva la libertà!


Degli sfruttati l’immensa schiera

la pura innalzi, rossa bandiera.

0 proletari, alla riscossa

bandiera rossa, trionferà!


Bandiera rossa trionferà (3 volte)

Il frutto del lavoro,

a chi lavora andrà!


Dai campi al mare, alla miniera

all'officina, chi soffre e spera sia pronto. È l’ora della riscossa,

bandiera rossa, trionferà!


Bandiera rossa trionferà (3 volte)

Soltanto il Socialismo è vera libertà!


Non più nemici, non più frontiere

sono i confini rosse bandiere.

O socialisti, alla riscossa

bandiera rossa trionferà!


Bandiera rossa trionferà (3 volte)

Nel Socialismo solo è pace e libertà!


Falange audace, cosciente e fiera

dispiega al sole rossa bandiera.

Lavoratori alla riscossa bandiera rossa trionferà!


Chi non lavora non dee mangiar (3 volte)

Evviva il Comunismo, viva la libertà!


Quest’inno ha certo goduto di qualche popolarità durante il «Biennio rosso» e di esso apparso a stampa per la prima volta nel 1919 si parla sui giornali come di un «nuovo inno». Rispetto al testo qui riportato, ripreso dal Canzoniere rivoluzionario (Roma, Casa Editrice Tuzzi) che nel 1919 lo pubblicò per primo, altri canzonieri apportano sin dal 1920 alcune varianti, probabilmente indotte dall’uso immediato di questo canto sin dagli inizi del «Biennio rosso», che riguardano l’ultimo verso del primo e del terzo ritornello («evviva il socialismo e la libertà!») e l’ultimo ritornello («Bandiera rossa trionferà (3 volte) / evviva il Comunismo e la libertà!»). Tuttavia il testo popolare di Bandiera rossa continuerà a vivere la propria vita autonoma, e sulla sua melodia si continueranno a improvvisare strofette di ogni genere. E resterà di largo uso proprio quella sua versione essenziale, universalmente conosciuta, che è quindi la «vera» Bandiera rossa. Questo canto che abbiamo detto essere popolare per la melodia, presente in tutta la storia dell’Italia laica e repubblicana lo è anche per il testo. Oggi s’è perso il significato che esso aveva in origine, ma la filologia più avveduta ha oggi messo in luce che «trionfare» era ancora agli inizi del secolo un’espressione fondamentale del gergo dei marginali – minatori, muratori, camminanti, braccianti, artigiani della montagna – e significava «vivere bene godersela». Treumphare appare del resto già con quel significato nei glossari italo-tede- schi del XV secolo. Quel «trionferà» di Bandiera rossa non aveva quindi all’inizio del secolo solo il significato unilaterale e colto, nel senso di «non popolare», di «vincerà». Questo unico significato il testo lo acquisterà più tardi. Allora Bandiera rossa non era ancora cantata come fosse l’annuncio di una palingenesi ma soltanto con il significato, né retorico né messianico, che, nonostante i padroni, con la lotta di classe e il socialismo, il proletariato avrebbe potuto egualmente godersi al vita, essere cioè, malgrado tutto un «allegro popolo».



Versione di Bandiera rossa rielaborata da Santi-Della MeaEdizioni Musicali BELLA CIAO


Avanti o popolo alla riscossa bandiera rossa bandiera rossa avanti o popolo alla riscossa bandiera rossa trionferà


Bandiera rossa la trionferà

bandiera rossa la trionferà

bandiera rossa la trionferà

evviva il comunismo e la libertà


Avanti o popolo tuona il cannone rivoluzione rivoluzione avanti o popolo tuona il cannone rivoluzione vogliamo far


Rivoluzione noi vogliamo far rivoluzione noi vogliamo far rivoluzione noi vogliamo far evviva il comunismo e la libertà


Bandiera rossa dove sei stata sei ritornata sei ritornata bandiera rossa dove sei stata sei ritornata a sventolar


Rivoluzione noi vogliamo far ecc. Sei ritornata con il tuo martello falce e martello falce e martello sei ritornata con il tuo martello falce e martello trionferà


Rivoluzione noi vogliamo far ecc.


Dai campi al mare alle miniere rosse bandiere rosse bandiere dai campi al mare alle miniere rosse bandiere sventoleran

Rivoluzione noi vogliamo far ecc.


Non più nemici non più frontiere

sono i confini rosse bandiere o proletari alla riscossa

bandiera rossa trionferà


Bandiera rossa la trionferà ecc.


Bandiera bianca l’è sautà ’n t’al fòs

bandiera bianca l’è sautà ’n t’al fòs

bandiera bianca l’è sautà ’n t’al fòs e cula rusa l’è sautàji ’dòs


Bandiera rossa la trionferà ecc.



Dicono di lei


Il progetto [«Dicono di lei», di Elisabetta Sbiroli,] parte dall’osservazione di un quadro clinico degli inizi del ’900 per il ricovero di donne in ospedale psichiatrico. La lista dei cosiddetti «sintomi»: stravagante, indocile, insolente… ispira una serie di disegni dal tratto graffiante, dove l’immagine femminile è decisamente non sottomessa.

Con pochi tratti e appena un tocco di colore l’artista riesce a trasmettere l’immediatezza del movimento. Le figure svelano sottilmente il loro erotismo e i corpi si esibiscono, gioiosamente.

Instabile, capricciosa, eccitante, incoerente, erotica, minacciosa… le etichette utilizzate per definire le donne come malate si ritrovano come tratti di carattere dei personaggi. Alcuni solo tratteggiati a matita, altri rivelati da un gioco d’ombre fra il grigio, il rosso e il nero.

Il tratto è libero, e libera le figure, che sfuggono all’intento moralizzante dell’istituzione rivendicando la loro sensualità, a metà strada fra fantasma e pulsione. Realizzate con la grafite e il pastello a cera, queste figure femminili invitano a pensare il corpo con agilità e leggerezza. Fluida e mobile, la danza si declina da un’immagine all’altra.


Vera Granger, Parigi 3/06/2020






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