A uso (2)


Remo Remotti, 2002


Alessandro, 1980


Tempi

Sergio Bianchi, 2013


«La prima generazione di operai di fabbrica era stata istruita dai padroni sul valore del tempo; la seconda generazione formò le sue commissioni per la riduzione d’orario nell’ambito del movimento delle dieci ore; la terza generazione scioperò per lo straordinario come tempo maggiorato del 50 per cento. Gli operai avevano accettato le categorie dei loro padroni e avevano imparato a lottare all’interno di esse; avevano appreso la loro lezione – che il tempo è denaro – anche troppo bene».

(E.P. Thompson, Tempo, disciplina del lavoro e capitalismo industriale)

«I calendari non misurano il tempo come orologi. Essi sono monumenti di una coscienza storica di cui in Europa, da cento anni a questa parte, sembrano essersi perdute le tracce. Ancora nella Rivoluzione di Luglio si è verificato un episodio in cui si è affermata questa coscienza. Quando scese la sera del primo giorno di battaglia, avvenne che in molti luoghi di Parigi, indipendentemente e nello stesso tempo, si sparasse contro gli orologi delle torri. Un testimone oculare, che deve forse la sua divinazione alla rima, scrisse allora: “Chi può crederlo! Si dice che, irritati col tempo, | Dei nuovi Giosuè, ai piedi di ogni torre, | Sparavano sui quadranti per fermare il giorno”».

(W. Benjamin, Tesi di filosofia della storia)

«Io», riprese Gletkin, con la sua voce fredda e uguale, «avevo sedici anni quando imparai che l’ora si divideva in sessanta minuti. Nel mio villaggio, quando i contadini dovevano recarsi in città, andavano alla stazione ferroviaria all’alba e si coricavano a dormire nella sala d’aspetto in attesa che il treno arrivasse, cosa che avveniva di solito a mezzogiorno, o addirittura in serata o la mattina dopo. Questi sono i contadini che ora lavorano nelle nostre fabbriche. Ad esempio, nel mio villaggio c’è ora la più grande fabbrica di rotaie del mondo. Durante il primo anno, i capireparto si mettevano a dormire tra una colata e l’altra degli altiforni fino che non furono fucilati. In tutte le altre nazioni, i contadini hanno avuto da cento a duecento anni per sviluppare l’abitudine della precisione industriale della manutenzione delle macchine. Qui hanno avuto solo dieci anni. Se non li licenziassimo e non li fucilassimo per qualsiasi lieve mancanza, tutto il Paese si arresterebbe, i contadini si butterebbero a dormire nei cortili delle fabbriche, l’erba spunterebbe fuor dei camini e tutto tornerebbe come prima. L’anno scorso, una delegazione femminile venne a visitarci da Manchester, in Inghilterra. Fu loro mostrato tutto, dopo di che scrissero articoli indignati, affermando che gli operai tessili di Manchester non avrebbero mai sopportato un trattamento simile. Ho letto che l’industria cotoniera a Manchester conta duecento anni. Ho anche letto quale era il trattamento dei lavoratori due secoli fa, quand’essa ebbe inizio. Voi, cittadino Rubasciov, vi siete servito ora degli stessi argomenti della delegazione femminile proveniente da Manchester. Voi, naturalmente, ne sapete più di quelle donne. Così che c’è da stupirsi a sentire da voi le stesse frasi. Ma, vedete, voi avete qualcosa in comune con loro: vi è stato regalato, da piccolo, un orologio…».

(Interrogatorio del commissario stalinista Gletkin a Rubasciov-Bucharin, in A. Koestler, Buio a mezzogiorno)

Domenica mattina questa mattina mi sono svegliato alle sei. mi sono fatto il caffè e tutte le cose e poi sono uscito convinto che era lunedì, mi sembrava che non c’era in giro nessuno, un paio di taxi, tutti i negozi chiusi, erano già le otto e era ancora tutto chiuso, ho pensato: ma c’è uno sciopero che non sapevo? o qui tutti i lunedì mattina aprono dopo, sti cazzo di romani, ma in trent’anni che son qui me ne accorgo solo adesso che il lunedì mattina dormono? arrivo in via alessandria dove c’è sempre un mercatino e non c’è nessuno e allora penso ma guarda che cazzo di storia, il lunedì mattina tardano anche gli ambulanti, l’edicola chiusa, ci passo tutti i giorni anche presto, alle sette e sono già lì montati i banchetti, ho pensato che forse non c’ero passato mai il lunedì mattina presto, poi arrivo in piazza dove c’è l’ufficio e vado verso il bar che è chiuso anche quello allora ho capito che era domenica, ma vaffanculo, ormai ero qui e son salito a lavorare lo stesso. (S.B., Roma, 2008)







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