Un nuovo eco-sistema umano: BNT162b2

Monumento. È il monumento esce di scena. Crolla. Disinstalla la sua funzione. E torna polvere. Riprende il suo viaggio. Tra la bocca di Eolo e le braccia di Minerva. Un lapidario adorna il pioppeto, con le campane atone al costato. Oggi. Sono marmi da riciclo. Per altri uomini. Forse. Una appoggiata all’altra, sdraiate a prendere il sole, il vento e le lacrime dei cieli. Riposano. Stoppano. Sottraendosi alla loro utilità. Senza nomi. Senza date. Senza luoghi. Mutamenti monumentali. Una catalogazione di insensatezze. Un archivio di dimenticanze. Una raccolta di dissoluzioni. Un ricordare di non ricordare. Epitaffi del mostro Kronos che aspetta tutti per portarci via da questo circo equestre. Oggi, come ieri, come domani, siamo dannati, condannati a vivere con la gioia della Dissoluzione. [1]


Il vecchio anno si conclude con la distribuzione del vaccino a mRNA (RNA messaggero) BNT162b2 anti COVID-19 risultato di ricerche, medicina e scienze tutte. Una nuova ingegneria.


L’apparente indolore penetrazione di un ago non più grande di 2 millimetri nel derma umano: una liberazione di sfere fragili come polvere di stelle in libertà all’ interno della macchina-uomo: i liposomi sprigionano l’RNA messaggero contenente le informazioni necessarie per produrre la proteina Spike del virus in grado di indurre una reazione immunitaria che scherma l’uomo dal virus. Una sofisticata architettura di nano-bio-tecnologia.

Ed ecco così il mantra dei Kraftwerk rivelarsi alla platea dell’umanità: We are the robot / Noi siamo dei robot [2].


Il nuovo anno si apre con le prime inoculazioni dello stesso.

Quasi miracolo della scienza, qualcuno ha già dichiarato.

Siamo definitivamente entrati in un nuovo spazio/tempo; siamo entrati nel nuovo secolo. Il ventennio che abbiamo appena lasciato alle nostre spalle era ancora secolo «vecchio», strascichi di narrazioni già esperite.

Oggi, sì, oggi siamo in una nuova era, quella che per l’astrologia è l’era dell’Acquario. Salutiamola con l’iniezione all’interno del corpo-umanità della molecola di BNT162b2. Questa nuova era è sancita dalla congiunzione di Giove e Saturno che ripone significativi cambiamenti per la collettività. Siamo entrati nella fase dell’evoluzione umana: un carattere rivoluzionario che scardina gli equilibri economico-politici.


Abbiamo inesorabilmente esaurito le risorse planetarie con conseguenti catastrofi auto-indotte; il progresso si è autoalimentato ferocemente attraverso il dogma dell’etica del profitto ostruendo ogni possibilità di costruire le condizioni per le politiche basate sui beni comuni.


Un’umanità intrisa di logiche – perverse e maldestre – impantanate biecamente dentro il profitto economico-capitalistico. Il carattere innovativo e rivoluzionario di questa congiunzione segna l’apice di un periodo buio che non può più essere sostenuto: il cambiamento diviene dunque il nuovo mantra globale se non addirittura universale.

L’umano sarà spinto a utilizzare in modo virtuoso e intelligente le tecnologie. Esse si riveleranno strumenti fondamentali per la perpetuazione dell’umanità, attraverso la limitazione dell’inquinamento, l’eliminazione degli sperperi di risorse e la gestione di tutti i problemi dovuti alla sovrappopolazione.

Tali cambiamenti saranno necessari e costituiranno il grande processo di gestazione e nascita di un nuovo equilibro e una nuova umanità.

E di che sostanza sarà costituita tale umanità?


All’interno di questo quadro – il caso di dire anche astrale – si colloca la mia riflessione circa la situazione di distanziamento personale-fisico/sociale-politico che abbiamo vissuto e che stiamo esperendo durante questo periodo attraverso i lockdown.

Dal primo lockdown la mia indagine è rivolta a questioni relative allo spazio/tempo della sospensione, della morte di massa, della ricollocazione dei corpi, del confine tra dimensione privata/pubblica, la mercificazione dei corpi, il ricatto sociale dentro la pandemia, l’infodemia, la spettacolarizzazione del sé dentro i display, i social come massima aspirazione per dar sfogo al narcisismo virtuale, la platea virtuale come unica amica della solitudine esistenziale, le declinazioni delle depressioni, le distorsioni dei processi emotivi, la fuga dal sé, i rimodellamenti dei legami famigliari, nuovi ritorni e nuove dipartite delle economie domestiche, la riappropriazione del sé e le nuove ritualizzazioni, le costruzioni di catene solidali dentro il turbocapitalismo, l’antropizzazione della natura.


Attraverso una delicata progettualità, che si discosta dalle grandi messe in scena di parate folcloristiche di processi comunitari e partecipativi che hanno tutt’altro risvolto, se non l’impoverimento massiccio del senso di comunità, cura e bene comune, cerco di dar voce alle voci sommerse del patrimonio umano, marginale, rinchiuso, chiuso, recluso nelle proprie bio-esistenze.

Sono mesi di profonda riconsiderazione dei modelli di produzione di cultura, dei deliranti bandi di concorso indetti dalle istituzioni ministeriali, del ruolo dell’arte e dell’artista dentro un mondo ormai attraversato da processi multipli di riconfigurazione delle istanze sociali, economiche e politiche.


Stiamo assistendo ad un processo di morte globale: una morte che si propaga da nord a sud e da ovest ad est del villaggio globale senza sosta, senza discriminazione alcuna. Il Covid-19 sta falciando l’umanità intera.

Siamo dentro la scrittura di un capitolo nuovo della storia della nostra stessa umanità a cui apparteniamo. Che senso ha la storia dentro questo nuovo tempo/spazio di de-umanizzazione? Forse, la scrittura di questa cosa, sì, voglio nominarla così, per lasciarla libera di fluttuare, danzare, riverberare nei cuori di questa ultima coralità umana. Forse carcassa umana.

Vorrei vedere una danza collettiva, spirituale, interstiziale, unisona, plurale, transgenerazionale, elevarsi oltre la notte, oltre il buio. Vorrei assaporare un nuovo fluido, un nuovo energizzante, una nuova droga, un nuovo elisir: sogno adesso, qui in riva al mare una nuova biologia. Sì, ti sto vedendo, sentendo, sono dentro questo nuovo eco-sistema.


Ma poi di umano oggi cosa resta? Forse, provo a cercare ancora il significato sul vecchio vocabolario: un ricamo minuzioso di tarlatura ne cancella l’esistenza. Provo allora su Wikipedia: ERROR page!

Capisco allora che non ci sono neppure più i resti, i frammenti, i detriti. Tutto è andato. Tutto si è dissolto. Tutto si è trasformato.


Note

[1] Sergio Racanati, Monumento, componimento, luglio 2020

[2] Kraftfwerk, «The Robot» dall’album The Man-Machine, 1978.



immagine di ricerca, 2021 © Sergio Racanati

courtesy CAPTA (Centro Arte Paesaggio Territorio Ambiente)

ph. Fabrizio Fedeli


immagine di ricerca, 2021 © Sergio Racanati

courtesy CAPTA (Centro Arte Paesaggio Territorio Ambiente)


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