La riproduzione del futuro

Le ipotesi di Romano Alquati per una trasformazione radicale



Questo Scavi è un pre-print di un lavoro più ampio che la casa editrice DeriveApprodi sta iniziando a breve a intraprendere, cioè la pubblicazione dell’opera di Romano Alquati.

Nato a Cremona nel 1935, compagno di Danilo Montaldi, si trasferisce a Torino nel 1960, dove entra a far parte della redazione di Quaderni Rossi prima e di Classe Operaia poi. Ha insegnato Sociologia industriale alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino, ed è scomparso nel 2010.

Il nome di Alquati, spesso ignorato e rimosso, è legato tradizionalmente alla creazione di categorie come quella di «composizione di classe» e all’uso della conricerca come strumento di intervento militante.

Figura anomala, sfuggente a ogni semplicistica collocazione, di se stesso dirà: «io non sono un “marxista”, e neppure un social-comunista (e nemmeno un “operaista”) e non lo sono mai stato. Nondimeno continuo a interessarmi molto non solo di certi aspetti del lavoro di Marx, ma anche del “marxismo”, nonché del social-comunismo, proprio nei loro eventuali errori e fallimenti; benché spesso non si tratti di errori ma di scelte intenzionali... Così non ritengo di dovermi far carico di tutto quel che hanno detto e fatto quelli là. E poi io non sono un sociologo! Ma faccio il sociologo, anche come lavoro alienato, e l’insegnante di sociologia all’Università pubblica, avendo comunque scelto e preferito io questo lavoro ad altri». Insofferenza alla classificazione e gusto del paradosso si inseguono in questa autodescrizione. Di certo Alquati ha forgiato alcune delle categorie fondamentali dell’operaismo e come pochi altri ha letto e utilizzato a piene mani Il Capitale e i Grundrisse di Marx, non per arricchire di una citazione un articolo o perché una qualche ortodossia lo richiedesse, ma per individuare solidi strumenti di lavoro teorico. Non marxista, ma marxiano sì.


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La riproduzione del futuro
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