Erasmo Iacovone


Erasmo Iacovone


«Ricordo i nomi e ricordo i Tamburi, il nostro quartiere, le partite infinite con la polvere addosso, ma cosa ne sapevamo noi della morte, si giocava, si era giovani. I ragazzi di allora sono tutti morti e chi è vivo non fa altro che ricordare e rimpiangere. Ed è tutto iniziato con la morte di Erasmo Iacovone, anzi, tutto è finito quarant'anni fa». Così il mitico Ciccio Cavallo [1], «testimone del calcio fra le ciminiere», un sopravvissuto, ci introduce alla triste, tristissima storia dell’attaccante che fece innamorare la città di Taranto alla fine degli anni settanta e che, alle soglie del paradiso, perse la vita ammazzato, investito da un’Alfa guidata da un balordo.

L’Alfa 2000 GT fu per la Citroën Dyane del povero Erasmo come Superga per il Fiat G.212 [2]. «La presa di coscienza della nostra finitudine – racconta Giuliano Pavone – scrittore tarantino – come Icaro che cade dopo essere stato troppo vicino al Sole. Prima della crisi dell’acciaio arrivò quell’Alfa sulle nostre vite».

Faceva freddo quella notte; erano le prime ore del 6 Febbraio 1978 [3]. Le ore in cui finiva un’epoca, finiva un sogno. Un sogno, che i cori e gli inni [4] dei tarantini non dicevano mai, ma che tutti avevano la certezza che si poteva fare proprio. Se ne trovano due, di cori al Taranto. Il primo è più un’ode («forza e coraggio oh calciatori»), ecco il testo:


forza Taranto che hai classe

da imporre alla tua rivale

quando tu vuoi sai giocare

forza che il pubblico con te sarà


forza Taranto dice il tifoso

con la coda del tuo Delfino

dai il colpo definitivo

che il tuo pubblico applaudirà


i tuoi colori sono vivaci

e tutti quanti hanno paura

forza e coraggio

all'arrembaggio

la squadra avversa soccomberà

quando tu vuoi non c'è avversario

che sa resistere al tuo incalzare

su su all'attacco è il nostro motto

sotto i tuoi colpi alfin cadrà


forza e coraggio oh calciatori

che di voi tutti parlerenno

uomini e donne e giornalisti

di questa nobile città


forza voi giovani che siete bene in forma

fate ballare la tarantella

a chi viene alla Salinella

prima o poi soccomberà


i tuoi colori sono vivaci

e tutti quanti hanno paura

forza e coraggio

all'arrembaggio

la squadra avversa soccomberà


quando tu vuoi non c'è avversario

che sa resistere al tuo incalzare

su su all'attacco è il nostro motto

sotto i tuoi colpi al fin cadrà


Già, i giovani. Tra questi c’era anche il ventiseienne Erasmo, arrivato a Taranto, dopo qualche sosta in giro per l’Italia, da Capracotta [5], comune molisano in provincia di Isernia.

In quest’altro inno si canta il sogno segreto della città.


Tu, forte squadra rossoblù

sei la potenza degli dei

sai vincer quando vuoi

puoi contar su di noi


Taranto sei forte

Taranto sei grande

Taranto sei tutto per noi

Taranto sei vivo

Taranto sei bello

Taranto sei ognuno di noi

nelle nostre vene scorre questo sangue

non è blu, ma è rossoblù


Taranto sei forte

Taranto sei grande

Taranto sei tutto per noi

Taranto sei vivo

Taranto sei bello

Taranto tu sei tutti noi

nelle nostre vene scorre questo sangue

non è blu, ma è rossoblù


C'è un sogno in tutti noi

che solo se tu vuoi

ci farà toccare il cielo

puoi, portaci dove vuoi


Taranto sei forte

Taranto sei grande

Taranto sei tutto per noi

Taranto sei vivo

Taranto sei bello

Taranto sei ognuno di noi

nelle nostre vene scorre questo sangue

non è blu, ma è rossoblù


Il sogno che i tifosi chiedevano al Taranto era un po’ lo stesso di chi andava a vivere a Taranto con la propria famiglia, a lavorare all’Italsider. Il sogno dei tifosi tarantini era la Serie A, veder giocare Paolo Rossi «alla Salinella» e segnare Iacovone alla Juventus. Il sogno di chi andava a vivere a Taranto era vivere in una città incredibile e godersi il riposo dopo una giornata di fabbrica in mezzo al mare smeraldo che circonda la Città.

A riempirsi lo sguardo e il cuore di ciò che il Creatore ha riservato solo per quei posti, prima che ci costruissero palazzi e alzassero muraglioni e ciminiere e che quei colori diventassero via via più difficili alla vista [6].



Paolo Rossi alla Salinella aveva già giocato. I due centravanti si erano incrociati nel campionato 76-77 [7] (nell’immagine li vediamo ritratti nelle figurine Panini di quella stagione): era il 21 Novembre 1976 [8]: uno zero a zero in cui, per una forma di rispetto che ci piace pensare avessero l’uno per l’altro (difficile non fosse così, per i sorrisi gentili e sereni che caratterizzavano i loro volti), decisero di non segnare. Stessa sorte per la partita di ritorno a Vicenza, il 10 Aprile dell’anno successivo in quella che – pare – fu l’ultima volta in cui i due si incontrarono sul campo [9].



Domenica 5 Febbraio 1978 [10], infatti, Paolo Rossi era già in Serie A (a fine anno si sarebbe laureato capocannoniere) e perdeva a Milano con l’Inter, in una giornata che – a parte la Juventus che vinceva a Napoli, con un passo che l’avrebbe portata al suo diciottesimo scudetto – non ebbe granché da dire. Ma la storia, quel giorno, aveva deciso di fermarsi altrove. Chissà se poi, il 9 Dicembre 2020, quando anche il ragazzo di Prato ci ha detto arrivederci, quella storia ha ripreso il suo corso. Ma questa è roba da cuori teneri e speranzosi, di chi pensa che da un certo punto in poi tutto comincia. Cuori che per fortuna esistono ancora.

Ciminiere e fumi. Lo sfondo di ogni foto di squadra fatta al campo dei Tamburi [11].



Parliamo del campo dove si giocavano tornei e campionati; ma ce n’erano altri in quel rione. Molte delle foto di Ciccio Cavallo sono del campo vicino al Cimitero, ma i ragazzini ai Tamburi si mettevano a giocare ovunque, per esempio in Piazza Masaccio, stretta in un incrocio di vie di scienziati e artisti senza tempo (Foscolo, Michelangelo, Archimede e, per l’appunto, Masaccio). Ora hanno chiuso tutto lì e i campi di calcio sono abbandonati [12] (ma allora ha ragione Ciccio Cavallo: quando se n’è andato Iacovone la storia è finita, altro che cominciata): «Quel campo ora è chiuso per sempre. Murato, vietato. Il terreno è carico di diossina, berillio e altri minerali novici. Anche solo sbucciarsi le ginocchia era e resta un pericolo. Un’ordinanza del sindaco impedisce ai bambini del quartiere Tamburi di giocare all’aperto, ma i bambini sfidano il divieto». Questa le crude parole che Fulvio Colucci e Lorenzo D’Alò [13] fissano in «Ilva Football Club», la storia della squadra che giocava a «u Maracaña, il campo sportivo Tamburi vecchio, a un passo dalla fabbrica più inquinata d’Europa; a due dal cimitero dove le polveri minerali colorano di rosso [14] le lapidi e quando sbagli un rigore vengono i brividi solo a scavalcare, a cercare la palla finita tra croci, lumini e sagome di ciminiere». «Tutti morti gli undici campioni. Uccisi dal cancro. Protagonisti, negli anni del calcio operaio, gli anni Settanta. Ammazzati dall’aria che respiravano sul terreno di gioco in acciaieria».


Ciccio Cavallo ha ragione a mettere insieme i ragazzi dei Tamburi, l’Italsider e Iacovone: esiste infatti un incrocio tra gli eventi della fabbrica dell’acciaio, i campi di calcio e il destino del Centravanti Rossoblu. Un incrocio che non è solo quello tra la Taranto-Lecce e la stradina che porta alla Masseria [15].

La Masseria è il locale dove Erasmo aveva trascorso la serata con gli amici, per alleggerire il peso dello zero a zero con la Cremonese [16] (giocato mentre a Discoring la PFM suonava «Se fossi cosa» [17], alla faccia dei cuori teneri e speranzosi). Un peso che era solo il suo, evidentemente. Franco Selvaggi, che di Iacovone ricorda perfettamente l’esordio («Era il 31 Ottobre 1976, giocavamo contro il Novara e lui sedeva in panchina essendo arrivato pochi giorni prima. Eravamo in svantaggio di un gol quando venne mandato in campo e il gol non si fece attendere. Capimmo subito di poter contare su un fuoriclasse assoluto»), in una intervista sul Giornale Rossoblu, ha infatti detto di non avere mai avuto dubbi: con Erasmo in campo quel Taranto avrebbe centrato lo storico obiettivo [18]. Già, Franco Selvaggi: campione del mondo insieme a Rossi quattro anni dopo quel disgraziato incidente. Chissà, col Taranto in A e qualche gol, magari anche il suo cuor gentile avrebbe gioito in Spagna.


Si diceva dell’incrocio, quello tra la Taranto-Lecce e la stradina verso la Masseria. Un incrocio che, a meno che non si abitasse a Taranto o a San Giorgio Ionico, nessuno avrebbe mai conosciuto senza la sciagurata azione di Marcello Friuli: quella su cui viaggiava, a fari spenti e senza patente, era un’auto rubata; così Friuli cercava di sfuggire a 200 all’ora all’inseguimento di una Volante. In quell’istante, proprio a quell’incrocio, sbucava Erasmo. L’impatto fu terribile [19].

«E come un viaggio nella notte finisce». Così una settimana prima avevano cantato a Sanremo [20]: quasi una premonizione. Quattro giorni dopo, invece, a raccontare l’accaduto, arrivano le parole migliori, perché asciutte e senza gli inutili particolari delle cronache locali. Sono quelle dei Van Halen, nel loro album d’esordio [21]: «I found the simple life ain't so simple/ When I jumped out, on that road» [22], nella canzone Runnin' With the Devil [23].


Allora Ciccio Cavallo? La storia finisce o inizia quella fredda notte?


Fino a quel giorno, la storia di quell’anno, non aveva ancora detto granché. La stura, forse, fu proprio quello schianto terribile sulla Taranto-Lecce. Sono mesi «terrificanti». Questo l’aggettivo usato da Alfio Caruso, nella sua storia di un secolo di Nazionale azzurra [24]. «Non solo il sequestro di Aldo Moro (un mese dopo), lo sterminio dei cinque della scorta, la sua esecuzione, ma anche le prime dimissioni di un presidente della Repubblica, Giovanni Leone, sotto la pressione del Pci all’ombra degli infamanti sospetti, che si riveleranno inventati ad arte. Eppure – ricorda Caruso – niente sembra poter distrarre gli italiani da quella che un film epocale chiama La febbre del sabato sera (negli Stati Uniti Stayin' Alive dei Bee Gees era in vetta alle classifihe proprio nel mese di Febbraio [25]. In Italia, invece, erano i giorni in cui si pubblicava Pensiero Stupendo [26]); da noi si traduce nella capacità o nella insensibilità di affrontare ogni dramma senza abbandonare la ricerca intensa del divertimento, della spensieratezza. L’inflazione – continua Caruso nel dipingere un quadro dai colori tanto netti quanto cupi – balla al 18 per cento, l’attesa ripresa si è ridotta a ripresina, il terrorismo rosso e nero produce morti e feriti giornalieri, il Pci alla soglia del governo inquieta, suscita reazioni inconsulte, soprattutto nella centrale estera che tira i fili delle Brigate Rosse, ma poi gioca la nazionale, allora parliamo di cose serie».


Già, la nazionale. Soltanto l’8 Febbraio si giocava a Napoli – come se a Taranto non fosse successo niente – l’amichevole con la Francia (doppietta di Graziani e gol di Platini) con cui ci si preparava ad andare in Argentina, per i mondiali che forse ci si sarebbe dovuti rifiutare di giocare.


Così tra le canzoni dei Bee Gees e Patty Pravo, la doppietta di Graziani alla Francia, lo schianto di Erasmo Iacovone nella notte di quel Febbraio 1978 mette un punto alla storia. Che, a tutta velocità, sembra quasi aver voglia di scappare a bordo di quell’Alfa, lasciando smarrita una città intera, di fronte ad una fabbrica che cominciava ad uccidere se stessa. Meglio fermarsi, quindi, almeno noi, per un altro po’. Anche perché sul dilemma di Ciccio Cavallo bisogna riflettere: tutto finisce o tutto inizia? Ma poi, vai a vedere, sono tutte e due le cose insieme.


Friuli era un operaio dell’Italsider.

A Taranto era Sindaco Giuseppe Cannata [27], Pci, che nel 1976, e per sette anni, interrompe il ventennio democristiano che durava dal 1957 [28] anche se l’egemonia Dc rimaneva comunque intatta a livello regionale, tanto in Puglia quanto in Molise, natia terra del giovane Erasmo [29]. Cannata rimane in carica fino al 1983 lasciando una impronta importante: «Cannata è stato un parlamentare di grande serietà, il cui intelligente e generoso impegno per la causa del Sud, il Parlamento volle riconoscere nominandolo presidente della commissione per il Mezzogiorno, incarico che assolse con apprezzamento unanime» dirà Nilde Iotti. Ma qualcuno narra che non c’era, da parte dei vertici comunali interesse sia economico che morale nei confronti della società del Taranto [30]. Un «favore» certamente ricambiato. Ciccio Cavallo, ai Tamburi prima ancora che l’Italsider arrivasse, così si è sfogato con Colucci e D’Alò: «La politica non ha impedito alla fabbrica di mangiarsi uomini e alberi; acqua, cielo, terra. Qui ho visto pascolare le pecore quando andavano ad abbeverarsi al giume Galeso. Avrei spaccato il televisore il giorno in cui l’ex ministro dell’Ambiente Clini (Governo Monti, quello dei tecnici) ha dichiarato: il quartiere Tamburi è stato costruito dopo l’Italsider ed è stato un errore edificare a ridosso della fabbrica». Per poi constatare con molta amarezza che «la politica a noi non è mai stata utile».


La lontananza tra calcio è politica è una storia che quasi vuole raccontarsi il mister Gino Vinci, allenatore delle squadre dei Tamburi, quella del Centro Sociale: «Io l’allenavo ed ero comunista; il presidente, invece, mostrava simpatie per l’estrema destra. Ma la politica restava fuori dal campo, soprattutto dai discorsi con i ragazzi». Una storia, per l’appunto, che stride con le azioni in carne e ossa e la pelle lasciata sui campi (provate a fare una entrata in scivolata su un campo in terra battuta invece che su un campo in erba. E provate poi a buttare sulle ferite del disinfettante). È proprio Vinci, figlio di un sindacalista Cgil, che continua: «Comunista significa tante cose. Per me il comunismo è stato leggere, imparare. Riuscire a conquistare un pezzo di conoscenza, non potendo proseguire la scuola dopo le medie. Sono diventato comunista per i soprusi subito da mio padre sul posto di lavoro e per la voglia di studiare comunque, per emanciparmi». È Gino Vinci che parla di «Gramsci applicato al pallone, il seme, il fiore dei miei ragazzi e non l’erbaccia. Applicavo il comunismo al football di quartiere. Durante gli allenamenti dicevo loro di studiare, pensando a quello che scriveva Gramsci. Allenavo l’immaginazione. Perché nel calcio, come nella vita, l’uomo che immagina sarà fuoriclasse, l’uomo che pensa, bene che vada, un campione».


C’è politica anche nella storia dell’Ilva Football Club nelle parole del sanguigno Ciccio. Ciccio infatti tramanda la storia del portiere La Carbonara. «Durante una partita, in uscita frattura tibia e perone di un giocatore, all’epoca sindacalista. Oggi ripenso a quell’episodio e ci vedo una specie di segno: perché il sindacato non ha difeso gli operai, la salute e la sicurezza della fabbrica». Una squadra in cui non giocava il libero (che pure in quel periodo ne esprimeva di eccellenti: uno era sicuramente Ruud Krol che stava per arrivare in Italia e Passarella, campione del mondo nella disgraziata Argentina), «perché il libero è il parassita dell’area di rigore».


I Tarantini, si sa, coltivavano un sogno e per inseguirlo bisognava essere disposti alla lotta e prendere parte.

E allora Ciccio, che vogliamo dire?

Iacovone non era solo la storia del Taranto; la sua vita ha raccontato la storia di Taranto, quella di un sogno che non si poteva pronunciare e che – in un rapporto conflittuale tra le varie anime della città – non venne mai realizzato. Il Taranto non è ancora andato in serie A [31]; i tanti arrivati nella città Ionica non possono dire di aver ben vissuto gli anni del lavoro all’Italsider, poi Ilva. Ma Taranto è una città che ha molto da dire, molto talento ancora inespresso. Le parole degli inni dei tifosi suonano adesso come un incoraggiamento (forza e coraggio oh calciatori / che di voi tutti parlerenno / uomini e donne e giornalisti / di questa nobile città); magari qualcuno potrebbe prendersi la briga di riscriverne uno in cui si dica «Serie A», senza paura.


Se non può farlo più Iacovone col pezzo migliore del suo repertorio, ad alzare la testa può sicuramente ancora farcela la città. Ad indicare la strada è ancora il calcio: nel 1995 il Taranto si aggiudica lo scudetto Dilettanti con nove gol rifilati all’altra finalista tra andata e ritorno: nella finale di andata, allo Stadio che dal Febbraio 1978 si chiama «Iacovone» [32], di gol il Taranto ne fece ben cinque, davanti a diecimila spettatori [33]. Taranto campione d’Italia.


Ecco Ciccio: forse la storia è iniziata il 6 Febbraio 1978.


Forza Tamburi,

forza Taranto che hai classe!



Note [1] La notte di Iacovone quando Taranto morì con l'idolo più amato (6 Febbraio 2018) - https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/02/06/la-notte-di-iacovone-quando-taranto-mori-con-lidolo-piu-amato39.html [2] 4 maggio 1949: la tragedia di Superga. https://torinofc.it/storia/4-maggio-1949-la-tragedia-di-superga [3] Condizioni meteo del 6 Febbraio 1978 a Taranto - https://www.ilmeteo.it/portale/archivio-meteo/Taranto/1978/Febbraio/6 [4] Video - Le origini del calcio nel quartiere TAMBURI di Taranto 0001 (da questo video è tratta la foto del campo ai Tamburi) - https://youtu.be/eodyxBtutWA [5] Comune di Capracotta - http://www.capracotta.com/it/nome [6] La foto delle ciminiere è presa da un articolo su il Fatto Quotidiano - Ilva, dal sequestro al Green Deal: 8 anni di tradimenti e lavoro in fumo. L’acciaieria è agonizzante e l’ambiente di Taranto non è ancora salvo - https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/07/25/ilva-dal-sequestro-al-green-deal-8-anni-di-tradimenti-e-lavoro-in-fumo-lacciaieria-e-agonizzante-e-lambiente-di-taranto-non-e-ancora-salvo/5873705/ [7] Campionato di Calcio di Serie B, stagione 1976-77 - https://it.wikipedia.org/wiki/Serie_B_1976-1977 [8] Il Tabellino di Taranto - Lanerossi Vicenza del 21 Novembre 1976 - https://www.transfermarkt.co.in/spielbericht/index/spielbericht/2788010 [9] Una testimonianza di Lanerossi Vicenza – Taranto del 10 Aprile 1977 - https://www.blunote.it/news/29000896006/10-aprile-1977-serie-b-quando-pablito-affront-ograve-il-taranto [10] Campionato di Calcio di Serie A, stagione 1977-78 - https://it.wikipedia.org/wiki/Serie_A_1977-1978 [11] La foto è presa dal video “Le origini del calcio nel quartiere TAMBURI di Taranto 0001” - https://youtu.be/eodyxBtutWA [12] Ex Ilva, storie di resistenza dal Rione Tamburi - https://www.ilsole24ore.com/art/ex-ilva-storie-resistenza-rione-tamburi-ACGmA1T [13] ILVA Football Club - https://kurumuny.it/i-semi/128-ilva-football-club-fulvio-colucci.html [14] La foto è presa da “Il nobile calcio”: I ragazzi del quartiere Tamburi di Taranto giocavano in un campo pieno di una strana polvere grigia e rossa - https://ilnobilecalcio.it/2021/01/30/i-ragazzi-del-quartiere-tamburi-di-taranto-giocavano-in-un-campo-pieno-di-una-strana-polvere-grigia-e-rossa/ [15] Questo l’esatto punto dell’incidente. C’è una lapide, sempre fasciata da sciarpe rossoblu - https://goo.gl/maps/LCxHmf5snxrQbTh78 [16] Campionato di Calcio di Serie B, stagione 1977-78 - https://it.wikipedia.org/wiki/Serie_B_1977-1978 [17] Discoring del 05/02/1978, canta la PFM - https://youtu.be/eEaypcQgRbo [18] Franco Selvaggi, “Un piacere giocare con Erasmo, fuoriclasse dal cuore d’oro” - https://giornalerossoblu.it/franco-selvaggi-un-piacere-giocare-con-erasmo-fuoriclasse-dal-cuore-doro/ [19] 40 anni fa la morte del bomber Erasmo Iacovone - https://www.canale190.it/taranto-40-anni-la-morte-del-bomber-erasmo-iacovone/ [20] C'è una ragione che cresce in me - E l'incoscenza svanisce - E come un viaggio nella notte finisce – dice Anna Oxa in “Un’emozione da poco”, seconda classificata alla XXVIII Edizione di Sanremo https://www.testietraduzioni.it/lyrics/Unemozione_da_poco_anna_oxa/ https://it.wikipedia.org/wiki/Festival_di_Sanremo_1978 [21] Van Halen (album) - https://it.wikipedia.org/wiki/Van_Halen_(album) [22] Runnin' With the Devil , il testo - https://www.testietraduzioni.it/lyrics/Runnin_with_the_Devil_Live_van_halen/ [23] Runnin' with the Devil - https://it.wikipedia.org/wiki/Runnin%27_with_the_Devil [24] Un secolo azzurro - https://www.longanesi.it/libri/alfio-caruso-un-secolo-azzurro-9788830437920/ [25] Singoli al numero uno nella Billboard Hot 100 nel 1978 - https://it.wikipedia.org/wiki/Singoli_al_numero_uno_nella_Billboard_Hot_100_nel_1978 [26] Pensiero Stupendo - https://it.wikipedia.org/wiki/Pensiero_stupendo/Bello [27] Giuseppe Cannata - https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Cannata [28] I sindaci a Taranto - https://it.wikipedia.org/wiki/Sindaci_di_Taranto [29] Elezioni politiche in Italia nel 1976 e 1979 https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_1976 e https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_1979 [30] Presidenti del Taranto calcio, una storia difficile (6 Maggio 2015) - https://www.tarantobuonasera.it/sport/calcio/28653/presidenti-del-taranto-calcio-una-storia-difficile/ [31] Taranto Football Club - https://it.wikipedia.org/wiki/Taranto_Football_Club_1927 [32] La foto della tifoseria è tratta dal sito tuttocurve.com - http://www.tuttocurve.com/foto-ultras-tifoserie-storiche/foto-ultras-taranto [33] Aruta, Caputo, Cipriani: il trio meraviglia e lo scudetto! (25 Ottobre 2010) - https://www.mondorossoblu.it/notizia/8510/aruta-caputo-cipriani-il-trio-meraviglia-e-lo-scudetto

logo-machina-footer.png

© All Rights Reserved. Machina-DeriveApprodi by DeriveApprodi srl. Piazza Regina Margherita 27, 00198 Roma

Credits

Design&Identity: Andrea Wöhr

Product Design: Olworker

Coordinamento editoriale: Giulia Page

Iconografia: Sergio Bianchi, Roberto Gelini

Web master: Massimo Di Felice