Crisi del progressismo e nuovi processi costituenti in America Latina


a cura di Graziano Mazzocchini e Giuseppe Cocco




Se nei primi anni 2000 la cosiddetta «marea rosa» dell'ascesa dei governi progressisti in America Latina non ha semplicemente rappresentato un cambio politico-istituzionale, ma l'effetto e il segno di lotte autonome di soggettività indigene, del precariato metropolitano e contadine, dalle cui spinte quegli stessi governi erano attraversati, oggi, venti anni dopo, quello stesso ciclo ci appare nella sua irreversibile e definitiva eclissi. Cooptata una parte dei già «ex nuovi» movimenti sociali e repressi e/o disarticolati quelli che potevano metterne a repentaglio la «governance» (come la sollevazione del giugno del 2013 in Brasile), questo insieme di partiti e di governi costituisce oggi nel migliore dei casi un blocco per le lotte, nel peggiore parte integrante della reazione nel continente. Ma a fronte di questa decadenza riscontriamo nella regione nuove vitalità, nuovi protagonismi di nuovi soggetti sociali, o addirittura rivolte e sollevazioni generalizzate (Ecuador, Colombia) quando non veri e propri processi costituenti (Cile); e anche quando i vecchi progressismi tornano alla ribalta (Bolivia, Argentina), non si tratta di un mero ritorno al passato, ma sempre di processi complessi e inediti. Sullo sfondo delle tendenze strutturali geopolitiche e geoeconomiche, poi, l'ombra della nuova governance globale cinese. Questo dossier raccoglie contributi di studiose e studiosi sui complessi processi che interessano l'America Latina oggi.


Immagine: Horacio Zabala, Argentina impaquetada, 1974


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