Blokada, il movimento serbo contro la corruzione
- Elia Alberici
- 4 giorni fa
- Tempo di lettura: 14 min
Intervista a due studenti

Il movimento che ha scosso la Serbia a partire dall’inverno del 2024 ha ricevuto in Italia una scarsissima copertura mediatica, anche sui siti di «movimento». Poche sono state le analisi e gli approfondimenti. Con questa intervista, raccolta nel Settembre 2025, intendiamo rimediare a questa lacuna. A parlare sono Aleksa e Marija, uno studente ed una studentessa di Novi Sad – la seconda città più grande della Serbia dopo Belgrado – che hanno avuto e tuttora ricoprono un ruolo fondamentale nelle mobilitazioni. Dalle loro parole emerge l’immagine di un movimento particolarmente composito, che ha saputo raccogliere attorno a sé un malcontento diffuso, ma che vede come protagonista una generazione di studenti e studentesse che attraverso la pratica del blocco ha deciso di lottare per il proprio futuro. Il principale obiettivo polemico è la corruzione che innerva il funzionamento del paese a partire dal governo. Tuttavia quella di «corruzione» sembra essere una categoria con cui, in particolare gli studenti, intendono rappresentare il blocco dell’ascensore sociale e il rischio del fallimento dell’investimento in credenziali educative.
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Intervista ad Aleksa e Marija due studenti di Novi Sad che partecipano alle mobilitazioni che, a partire dall’inverno del 2024, hanno scosso (e tutt’ora scuotono) la Serbia.
E.A: Perché il movimento viene chiamato blokada?
A.: Il movimento si chiama blokada perché gli studenti di tutta la Serbia hanno iniziato a bloccare le loro università e le facoltà, proprio gli edifici stessi. In quel momento non avevamo la benchè minima idea di cosa sarebbe potuto succedere dopo, pensavamo solo a come poter esercitare pressione sul governo a partire dalla nostra istituzione. Blokada significa blocco. I blocchi sono iniziati a causa del crollo della tettoia della stazione di Novi Sad [1 novembre 2024, NdR] che ha causato la morte di 16 persone. Era stata costruita dal governo per renderla più sicura e migliorarla, invece è crollata uccidendo 16 persone. L'intero movimento non è iniziato subito dopo l’incidente, ma poco tempo dopo, circa una settimana, quando gli studenti della facoltà di Arte di Belgrado stavano cercando di realizzare un documentario - per quel che ne so io nemmeno in relazione al disastro. Tuttavia, si è sparsa la voce che il governo pensava che stessero per fare qualcosa di legato quell’evento, quindi sono stati attaccati, in quanto giornalisti. A causa di ciò, hanno iniziato a bloccare quella facoltà. La prima è stata, appunto, a Belgrado, poi è successo a Novi Sad e in altri luoghi.
E.A.: Quali sono gli studenti più attivi nel movimento (facoltà umanistiche o scientifiche)?
M.: Studio all’accademia delle arti. Siamo stati la seconda facoltà di Novi Sad ad essere bloccata. La prima facoltà è stata quella di filosofia, che è sicuramente la più grande perché conta diverse migliaia di studenti. Dopo filosofia e arte, è stata la volta delle scienze naturali e poi delle scienze tecniche. La facoltà di scienze tecniche è la più grande della Serbia e si trova a Novi Sad. Alla prima assemblea plenaria in questa facoltà (intorno a novembre 2024) hanno partecipato circa 3000 studenti. Consideriamo che a Belgrado hanno iniziato circa una settimana dopo la caduta della tettoia e poi la facoltà di scienze tecniche di Novi Sad è entrata nel blocco a dicembre. A quel punto, praticamente tutte le altre facoltà erano bloccate, assieme ad altri istituti di istruzione superiore cioè quelli tecnici. Le scuole superiori si sono unite alcuni mesi dopo, ma per poco tempo, perché a dicembre, quando tutte le altre facoltà sono entrate in stato di blocco, nelle scuole superiori c’era la pausa invernale, quindi intorno a febbraio/marzo circa le scuole superiori hanno iniziato i loro blocchi e li hanno interrotti all'inizio dell'estate. Infine, possiamo anche parlare del ruolo delle scuole elementari, perché i maestri si sono uniti allo sciopero – quindi è stata bloccata praticamente tutta l’istruzione.
A.: In breve, per rispondere alla tua domanda, non sono sicuro di come sia a Belgrado, ma a Novi Sad è iniziato tutto con gli studenti di lettere e arte, ma, ad oggi, si può dire che la facoltà di scienze naturali sia la più attiva.
E.A.: Il movimento si sta battendo moltissimo contro la corruzione del governo Vucic e del Partito Progressista Serbo. Ci potete spiegare che cosa intende il movimento per corruzione e in che modo impatta sulla vita degli studenti?
A.: L'intero movimento è nato in risposta al crollo del tetto della stazione di Novi Sad. Ogni volta che il governo fa un lavoro di questo tipo si inventa qualche stratagemma per mettere nelle sue tasche del denaro. Per rubare, alla fine, hanno ucciso delle persone, perchè non hanno fatto un buon lavoro. Questo è ciò attorno a cui si è generato il movimento: la corruzione che ha ucciso delle persone.
M.: La corruzione c'è sempre stata, non è una novità, ma questa è la prima volta che ha ucciso delle persone, hanno usato sacchi di cemento al posto dei mattoni per costruire i muri.
A.: Probabilmente non è nemmeno la prima volta che la corruzione ha ucciso delle persone in questo paese, ma è, certamente, la prima volta che lo ha fatto su una proprietà pubblica: una stazione ferroviaria utilizzata dalla città, non un edificio della mafia o qualcosa di privato, è di dominio pubblico.
E.A.: Potete aggiungere qualcosa sul legame tra corruzione e vita studentesca?
A.: In Serbia, tutti i genitori dicono ai propri figli: «andate a scuola o all'università, prendete una laurea e andatevene da questo paese, qui non avete alcun futuro!». E questo è il motivo principale per cui gli studenti hanno organizzato i blocchi e hanno voluto fermare tutto il paese: per il nostro futuro, per salvare le nostre vite e per poter continuare a vivere in questo paese. Abbiamo, tra l’altro, un detto molto bello, che suona più o meno così: «o cambio il paese in cui vivo, o cambio il paese in cui vivo fisicamente». O lo rendiamo migliore o ce ne andiamo.
E.A.: In Italia tra il 2008 e il 2010 c'è stato un importante movimento guidato dagli studenti, chiamato Onda, che dietro la rivendicazione di maggiore meritocrazia, nascondeva la richiesta di un futuro meno precario e povero che invece la crisi finanziaria e globale, iniziata in quegli anni, avrebbe poi determinato. C'è qualcosa di simile nel movimento serbo?
A.: Il problema è che in Serbia molti politici non hanno una laurea e alcuni di loro l’hanno addirittura comprata, perché possono farlo. Tutti ricoprono posizioni di alto rango senza aver acquisito le conoscenze necessarie per farlo nella pratica.
M.: Inoltre, il paese investe principalmente in ambito tecnico e non rimane nulla per la cultura e le scienze sociali.
A.: Tra le 5 richieste del movimento studentesco, una è quella di aumentare del 20% il budget per l'istruzione che sarà utilizzato per migliorare le università. Perché non so se lo sapete, ma in Jugoslavia avevamo università molto buone e un'istruzione di ottimo livello. Mandavano gli studenti dalla Serbia a studiare ad Harvard, in ottime università, pagando loro le tasse universitarie in modo che potessero tornare e dare il loro contributo. E ora qui tutto è incentrato sul capitalismo e sulla proprietà privata. Ad esempio, la mia facoltà di scienze naturali, per legge, dovrebbe ricevere dal paese il pagamento delle bollette dell'elettricità, ma, in pratica, non riceve alcun denaro.
E.A.: Un'altra rivendicazione degli studenti dell'Onda riguardava i saperi e le competenze. C'era l'idea che con i saperi e la loro condivisione si poteva da un lato trasformare il mondo e dall'altro avere una maggiore autonomia sui posti di lavoro e per questa ragione si lottava contro l'impoverimento dei saperi che venivano insegnati nelle università, spinto dal processo di Bologna. Il tema dei saperi e delle competenze è presente nel movimento serbo?
A.: Non credo che questo sia davvero un tema o un problema del momento, perché attualmente ci troviamo a raschiare il fondo del barile, stiamo lottando per la nostra sopravvivenza. Abbiamo persone molto intelligenti, che, però, se ne vanno. Credo che se rendessimo il nostro paese vivibile, le persone intelligenti rimarrebbero qui e migliorerebbero la situazione. Credo sarà la conseguenza di ciò che chiediamo: un miglioramento delle condizioni del paese.
M.: Chiediamo anche alla facoltà di dare soldi agli studenti per realizzare progetti, ma, ad esempio, l’accademia d’arte non ha ricevuto nulla.
A.: Vogliamo solo cambiare il regime affinché non sia così corrotto. Ma questo è solo il primo passo.
E.A.: Le manifestazioni del movimento sono molto partecipate. Quali sono secondo voi, oltre agli studenti, gli altri settori sociali che scendono in piazza con voi? Quali richieste o istanze portano?
M.: Tutti coloro che si sono uniti a noi non formano un insieme coerente, ma sono, piuttosto, un insieme di realtà diverse che si sono unite. Prima gli agricoltori, poi gli educatori, i professori, poi i bikers e i veterani di guerra. Si presentano come un insieme e come tale si uniscono alla lotta. Tutti questi gruppi sono uniti dall'idea della corruzione. Un grande gruppo che ho dimenticato di menzionare è quello del settore IT, i programmatori. Questo gruppo lavora principalmente dall’estero, hanno stipendi molto alti e sono un gruppo sociale molto importante. Infatti, hanno creato un sito che raccoglie donazioni per il movimento studentesco e hanno realizzato un progetto chiamato «rete di solidarietà». Una parte dei soldi raccolti serviva ad aiutare i professori, per compensare gli stipendi persi a causa delle proteste.
A.: Non c'è ideologia nel movimento, siamo tutti contro la pura malvagità della corruzione. Può sembrare che sia orientato a sinistra, ma ci sono molte ideologie diverse e siamo tutti sulla stessa lunghezza d'onda, vogliamo solo cambiare in meglio.
E.A.: Ci sono persone o gruppi apertamente di destra all’interno del movimento?
A.: C'è molto patriottismo e sono presenti persone di destra, ma siamo tutti sulla stessa lunghezza d'onda: vogliamo solo cambiare il paese, in meglio. E lottiamo anche per la democrazia. Ci sono molte altre ideologie. Posso anche dirvi che gli studenti stanno stilando una lista per presentarsi alle elezioni e cambiare il governo. Non si tratta di un partito, anche se è molto simile, è un fronte politico, completamente nuovo. In quel fronte ci sono persone di ideologie molto diverse, sono persone che vogliono cambiare il regime. Quando avranno finito, quando avranno eliminato tutta la corruzione e così via, allora lasceremo che altri partiti politici rappresentino le persone e in un vero sistema partitico e democratico.
E.A.: Da quello che abbiamo potuto capire i docenti hanno quasi subito appoggiato le proteste e il blocco delle lezioni, tanto che per ritorsione il governo ha emanato un decreto per ridurre il loro stipendio al 12,5%. Perché secondo voi hanno appoggiato le proteste? Le altre figure dell'accademia (per esempio i ricercatori) come si sono comportate?
M.: All'inizio ci hanno sostenuto incondizionatamente, hanno rispettato le nostre richieste e ci hanno appoggiato. Ma con il passare dei mesi, non ricevevano più lo stipendio e hanno iniziato a votare per la ripresa delle lezioni. A quel punto, però, solo alcuni professori venivano pagati e altri no, come nel caso della mia università.
A.: Hanno difeso gli studenti e continuano a farlo durante le proteste. L'idea era che gli studenti dessero il via alla protesta, i professori si unissero a loro e così tutti gli altri gruppi si fossero uniti per indire uno sciopero generale. Inoltre, all'inizio tutti gli studenti avevano deciso di isolare completamente tutti i partiti politici e l'opposizione, perché volevano una lotta apolitica per il meglio. Volevano che le istituzioni facessero il loro lavoro. Con il progredire del movimento abbiamo capito come le istituzioni siano corrotte e come la corruzione sia ovunque e che nulla sarebbe cambiato se non avessimo fatto qualcosa a riguardo. I professori si sono uniti alle proteste, ma non ricevevano alcun compenso e, così, hanno deciso che dovevano fare il loro lavoro, come il regime aveva detto loro di fare.
E.A.: Abbiamo visto che i veterani di guerra non solo stanno sostenendo attivamente il movimento, ma che in alcuni casi aiutando l'occupazione delle università. Perché secondo voi lo stanno facendo? Quali istanze portano o appoggiano?
A.: Non credo che abbiano richieste particolari, ma sanno di essere stati fregati dal governo: gli era stato promesso molto più denaro di quello che poi hanno effettivamente ricevuto. Lo stesso vale per l'assistenza sanitaria: ci sono molti piccoli gruppi che si sentono esclusi e completamente trascurati.
E.A.: C’è quindi un gruppo rilevante che non ha preso parte alle proteste?
A.: Un gruppo molto importante è quello dei minatori e dei lavoratori manuali. I minatori sono importanti perché senza di loro l’intero paese non avrebbe elettricità. All'inizio hanno aderito alla protesta e hanno scioperato, e questo ha avuto un impatto enorme.
E.A.: Vucic e i vari politici ripetono, per delegittimare il movimento, che è influenzato o addirittura guidato da potenze straniere e occidentali con lo scopo di destabilizzare il paese con una rivoluzione arancione che porterebbe la Serbia su posizioni più vicine all'Europa e alla Nato. Sappiamo benissimo che non c'è alcuna potenza straniera che guida il movimento che ha fino in fondo una profonda autonomia. Tuttavia c'è una questione politica che secondo noi è interessante da capire, anche se non sempre i movimenti la esplicitano: qual è il posizionamento «geopolitico» del movimento? Secondo voi gli studenti che protestano aspirano ad una maggiore integrazione con l'Europa per esempio oppure vogliono qualcosa di diverso? E cosa pensano a riguardo gli altri settori sociali che scendono in piazza con voi?
A.: Non posso dire con certezza che ci fosse questa aspirazione, ma l'attrazione verso l'UE era presente soprattutto all’inizio del movimento. All’inizio del movimento gli studenti hanno fatto un tour in bicicletta diretto a Strasburgo per chiedere all’UE di fare qualcosa contro l'autocrazia. Ma siamo stati ignorati e continuiamo ad essere ignorati. Crediamo quindi che il movimento non porterà ad un rapporto più stretto con l'UE. Abbiamo perso la speranza in qualsiasi altra organizzazione politica e in qualsiasi altro strumento per cambiare le cose. Il regime di Vucic va d'accordo con l'UE, l'America, la Cina, la Russia: ottiene soldi e vende tutto.
E.A.: Com'è visto il passato della Jugoslavia di Tito dagli studenti e dagli altri settori sociali che scendono in piazza?
A.: È una domanda difficile, perché quando sono iniziati i blocchi era pura anarchia per tutte le facoltà. C’era l'idea di fare qualcosa per tutte le persone e non solo per noi stessi. Anche se siamo studenti, lottiamo per tutti. Si potrebbe pensare ad un posizionamento nello spettro politico vicino alla sinistra, ma non credo che abbia nulla a che vedere con la Jugoslavia di Tito. Ovviamente molte persone odiavano il regime comunista. Anche se aveva i suoi lati positivi, era piuttosto autocratico: se non eri d'accordo con il regime venivi mandato su un'isola, quindi ci sono molti sentimenti contrastanti al riguardo. Non ne sono nemmeno sicuro. Ad esempio, mia nonna amava la Jugoslavia, mentre i miei genitori non volevano parlarne molto.
E.A.: Quali sono le forme di protesta che vengono adottate dal movimento e con quali scopi vengono adottate?
M.: Siamo tutti orientati alla democrazia, il che nel nostro caso comporta alcuni processi burocratici, quando si tratta di prendere decisioni, che richiedono molto tempo. Ma la democrazia è presente al 100%.
A. : Posso rispondere per Novi Sad. Siamo completamente orientati alla democrazia. Alla plenaria vengono tutti e prendiamo le decisioni assieme. Con il passare del tempo sempre meno persone vogliono partecipare alla plenaria, perché è estenuante. Tutti vengono, ma in molti non vogliono partecipare alla discussione. Le riunioni plenarie si tengono una o due volte alla settimana, a seconda della facoltà. A Novi Sad abbiamo inventato quello che, oggi, è conosciuto come «strategia dell'università di Novi Sad». Si tratta di un sistema gerarchico non è direttamente democratico nel senso che tutti possono dire la loro, come nella democrazia diretta, ma è una democrazia in cui le persone vengono nominate per ricoprire un ruolo che ha dei precisi compiti da svolgere. Dunque, non tutti sanno tutto, ma questo ha accelerato un po' le cose. La questione della lista degli studenti per le elezioni che stiamo organizzando risponde alla domanda su cosa farà il movimento, come si sta evolvendo in una forza politica. Le azioni e le proteste sono ancora discusse in gruppi più ampi e in assemblee plenarie, ma con il passare del tempo molte persone stanno riconoscendo che non possiamo continuare a organizzare proteste per sempre, dobbiamo usare la democrazia per vincere le elezioni e cambiare il paese. Queste due cose stanno avvenendo in parallelo, alcune persone stanno solo protestando, altre stanno anche attuando questa strategia. Sono interconnesse e separate allo stesso tempo. È una cosa molto dinamica. La divisione sta nella pianificazione. Ovviamente, le proteste non sono molto ponderate, semplicemente accadono e c'è molta più improvvisazione. Mentre chi segue il percorso delle elezioni si concentra sulla strategia parlamentare e questo richiede molto tempo. Ma tutti gli studenti sono uniti.
E.A.: Come vi state organizzando?
A.: Il metodo per scegliere le persone da candidare è stato messo a punto a Belgrado e successivamente accettato da tutte le università. Ogni facoltà aveva un certo numero di persone da inserire e abbiamo concordato alcuni termini su chi potevamo inserire, qual era la loro storia, così come la possibilità di contestare quella scelta. Questo è ciò che sta accadendo, il sistema è stato verificato in ogni facoltà ed è stato votato in plenaria per concordare il sistema che volevamo e chi ottiene quanti voti. Attualmente siamo nelle fasi finali di completamento della lista, che sono in corso proprio ora. Se altre facoltà ritengono che qualcuno abbia fatto una scelta sbagliata, possono dirlo e così via. Dunque, abbiamo un sistema di organizzazione locale e poi di interconnessione nazionale. Ogni facoltà ha la propria assemblea plenaria. E ogni facoltà ottiene un certo numero di persone da eleggere in parlamento. Noi di Novi Sad abbiamo concordato una lista di persone elette nella nostra città e poi abbiamo unito questa lista con quella di Belgrado e di altre città. Abbiamo iniziato questo processo poco prima dell'inizio dell'estate.
E.A.: Qual è lo stato dell’arte, ad oggi, dei blocchi e delle proteste?
A.: Alcune facoltà sono ancora in blocco, altre hanno smesso, altre ancora si trovano in una situazione ibrida. Occupano la facoltà e usano lo spazio per dormire, ma permettono agli studenti che vogliono studiare di sostenere gli esami e così via. Ci sono diverse forme. Lo scopo del blocco era quello di esercitare pressione sul governo. Oggi, invece, utilizziamo strategicamente gli spazi dell’università per preparare le elezioni. L'amministrazione di alcune università è favorevole agli studenti e permette loro di utilizzare gli spazi, ma altre sono filo-regime e non si curano degli studenti. A Novi Sad non credo che nessuna facoltà sia completamente bloccata al momento. Per quanto riguarda gli esami, invece, praticamente tutti possono sostenerli. Le lezioni sono online. Non sappiamo cosa succederà all'inizio del nuovo anno, se ci sarà la possibilità di seguire le lezioni in presenza. Ma credo che non abbia senso continuare a bloccare le lezioni perché questo crea problemi agli studenti stessi.
E.A.: I partiti di opposizione che rapporto hanno con il movimento?
A.: Ci sono molti partiti qui, ma sono falsi, solo per far sembrare che abbiamo molta scelta. C'era l'idea di dire all'opposizione e a tutti i partiti di non partecipare alle prossime elezioni parlamentari, lasciando solo il principale partito progressista serbo e la lista degli studenti, in modo che la gente non riflettesse troppo. Non so cosa succederà nella realtà. Abbiamo dei contatti con l'opposizione, principalmente a livello personale, contatti personali con persone che vogliono aiutare e che forse sono dell'opposizione o forse no, o coinvolte politicamente, ma non ci fidiamo dei partiti perché hanno dimostrato che non fanno nulla.
E.A.: A Belgrado, davanti il palazzo dell'assemblea nazionale, in Parco dei Pionieri, c'è un accampamento dei sostenitori di Vucic che si oppongono alle proteste degli studenti.
A.: Le persone che stanno campeggiando lì per lo più se ne sono andate, ci sono molte tende vuote o con persone anziane. Abbiamo avuto prova che ci sono delle figure assunte dal governo, una specie di manager, che hanno il compito di reclutare le persone per farle partecipare al campeggio. Si tratta, dunque, di una protesta inscenata. Sappiamo che agli interessati viene comunicata una cifra giornaliera di compenso per partecipare alla protesta. Su questo ho un aneddoto. Un manager ha detto ad un finto protestatore che avrebbe guadagnato 500 euro al giorno. Questa persona ha deciso di prendere parte di quella cifra e darne una piccola somma ad altre persone – una sorta di schema piramidale – e così si è sparsa la voce che alcune persone stavano guadagnando meno di altre e quindi hanno iniziato a litigare tra loro. Ci sono anche altre forme di contro-protesta, chiamate proteste anti-blokada, che bloccano le strade. A Belgrado e Novi Sad si verificano, invece, quelle con le tende fisse erano solo a Belgrado.
M.: Ho filmato, come reporter, una contro-protesta e mi ha sorpreso vedere così tanti giovani. Quando abbiamo intervistato le persone, non sembravano che le loro parole venissero da una contro-protesta. Hanno detto che erano lì per un paese migliore, per l’assistenza sanitaria e così via. Si capisce che sono stati convinti e che sono stati pagati, anche se non ci hanno mai detto quanto.
E.A.: In chiusura, volete aggiungere qualcosa?
A.: Mi viene da aggiungere questo punto. Durante il movimento studentesco abbiamo acquisito conoscenze e capacità di organizzazione. Perché ora molti studenti sono a conoscenza di vari problemi e sanno come organizzarsi in un contesto sociale ampio e, soprattutto, sanno come lavorare insieme per ottenere qualcosa. Ci sono molti progetti studenteschi che sono nati grazie al movimento studentesco. Ci sono anche progetti più piccoli. Il media studentesco blokada.info, di cui Maria ed io facciamo parte, combatte l’oscurità dei media e mostra cosa sia il vero giornalismo (scriviamo storie e filmiamo documentari). Siamo parte del movimento studentesco ma stiamo facendo qualcosa di preciso, insomma, è un progetto parallelo. Ci sono molti altri progetti in corso. Ci siamo uniti tutti perché avevamo un obiettivo principale, quello di combattere la corruzione e poi ognuno ha trovato il proprio posto e sta facendo qualcosa per il bene del paese.
M.: Un altro esempio di progetto parallelo che mi viene in mente è quello in risposta all’Exit Festival, che è ormai diventato un evento privato e capitalistico. Abbiamo creato un festival che si tiene durante l’estate nel campus ed è fondamentalmente incentrato sull’arte e sulla cultura, con eventi che si svolgono il fine settimana, tra cui musica dal vivo e dibattiti che coinvolgono anche professori.
L’intervista è stata realizzata da remoto giovedì 25 settembre 2025.
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