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La banalità dello squalo

Una riflessione su L'agente segreto

 

frame da L'agente segreto, regia di Kleber Mendonça Filho
frame da L'agente segreto, regia di Kleber Mendonça Filho

«2001» è la nuova sezione di Machina dedicata al cinema: pezzi brevi e suggestivi, letture che mettono in luce aspetti politicamente rilevanti. Non a caso il titolo: un omaggio a Kubrick e allo stesso tempo il numero di caratteri che ciascun articolo deve rispettare: 2001 esatti, spazi inclusi, né più né meno. Presto la presenteremo ufficialmente.

Inauguriamo la sezione con un pezzo di Gigi Roggero su L'agente segreto, regia di Kleber Mendonça Filho.


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Non fatevi trarre in inganno dal titolo, L’agente segreto (regia di Kleber Mendonça Filho). Anzi, questa scelta è un primo merito del film: non un titolo didascalico, ma un dettaglio suggestivo. La storia – che come si capirà nel corso della visione è ricostruita ai nostri giorni da una studentessa, Flavia – è ambientata nel 1977, nel Brasile della dittatura militare. Il protagonista è Armando Alves, ex professore universitario che ha perso il lavoro per essersi contrapposto al padrone della compagnia elettrica statale Eletrobras, il quale manda dei sicari per cercarlo e ucciderlo.

Se vi aspettate scene di denuncia delle torture e il grande fratello del totalitarismo, siete ancora una volta fuori pista. La dittatura è invece ritratta nella sua banalità quotidiana, fatta di poliziotti corrotti e incapaci, di sicari inetti, di scene tragicamente rocambolesche, nel clima dei festeggiamenti del carnevale e nelle leggende metropolitane di uno squalo che terrorizza la città. In modo ricorrente vediamo apparire negli uffici i ritratti dei protagonisti del golpe militare, come figure lontane ed estranee alla vita di tutti i giorni. Anche l’epilogo del protagonista non avviene in eroiche sparatorie o hollywoodiani inseguimenti. È una foto vista ex post da Flavia a informarci dell’accaduto.

Nella parte finale la studentessa incontra Fernando, il figlio di Armando (entrambi i personaggi sono intrepretati dal bravissimo Wagner Moura). Avevamo lasciato Fernando nel 1977, un bambino cresciuto con i nonni materni, che – dopo aver perso la madre – sogna di andare a vivere con il padre ed è turbato da continui incubi notturni sugli squali. Questi incubi – rivela a Flavia il Fernando adulto – sono improvvisamente cessati quando ha finalmente visto il celebre film sullo squalo, che il nonno non voleva fargli guardare. Allora il bambino ha capito che il re è nudo e non fa affatto paura. Proprio come una dittatura, se osservata nella sua grottesca realtà. La banalità dello squalo, appunto.


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Gigi Roggero è il direttore editoriale di DeriveApprodi. Pubblicista militante e curatore, per Machina, della sezione freccia tenda cammello. Ha pubblicato con DeriveApprodi: Elogio della militanza (2016), Il treno contro la Storia (2017), L’operaismo politico italiano. Genealogia, storia e metodo (2019), Per una critica della libertà. Frammenti di pensiero forte (2023); è inoltre co-autore di: Futuro anteriore e Gli operaisti.

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