Indonesia: una nazione cresciuta pericolosamente



L’Indonesia è relativamente assente nel mainstream accademico, culturale, mediatico. Confusa nella imprecisione di «nazione asiatica», assimilata ad atmosfere salgariane, inserita nel più trito «orientalismo», l’Indonesia non è sfuggita alla radicata rappresentazione esotica e superficiale. Eppure, il paese rileva eventi e dimensioni di assoluta importanza. Arcipelago di migliaia di isole, è il paese più importante dell’Asean (l’Associazione dei paesi del sud-est asiatico), il 4° più popoloso (con 270 milioni di abitanti), il primo di fede mussulmana, la 16° economia al mondo, membro del G20, baluardo politico e militare dell’Asia sud-orientale.

Inoltre, di lotte, sofferenze, eventi tragici è intrisa la sua storia contemporanea. La guerra d'Indipendenza dall’Olanda (1945-49) è stata sanguinosa. La Conferenza di Bandung del 1955 ha visto nascere il terzomondismo. Gli eccidi del 1965 e la repressione contro la sinistra nazionalista e il Partito Comunista Indonesiano sono durati decenni. L’indipendenza di Timor Est mostra ancora cicatrici di uccisioni e povertà. Il cammino verso la democrazia da 25 anni – altalenante ma puntuale e concreto – dimostra il prezzo pagato dal paese nello schieramento della Guerra Fredda.


Questo «scavo» indaga sull'evoluzione del paese, ne illustra i conflitti, riapre pagine dolorose e inespresse. Il contributo del curatore ripercorre il lungo ingresso – non ancora terminato – dell'Indonesia nella globalizzazione: la sua conformazione, il saccheggio olandese, l'affermazione del patriottismo, le tenebre sociali del Nuovo Ordine, l'ingresso ritardato ma possente nelle catene del valore globale.


Il testo di Max Page rende omaggio a Pramoedya Ananta Toer, il più grande scrittore indonesiano. Imprigionato 14 anni per le sue simpatie comuniste, più volte candidato al Nobel, l’«Omero dell’Indonesia» rappresenta la figura culturale di maggiore spicco e offre dai suoi romanzi una lettura orgogliosa del suo paese e della resistenza al dominio coloniale dell'Olanda.


Il saggio di Guido Creta analizza gli eccidi che macchiano la storia indonesiana del secolo scorso. Ricostruisce il clima politico che ha condotto prima all’intervento militare del 1965 e poi alla repressione durissima di Timor Est prima dell’Indipendenza del 2002. Rende giustizia a un oblio imperdonabile, a un silenzio irrispettoso di movimenti di liberazione di massa, imperniati su identità di classe e culturali.


I due saggi finali, tradotti da prestigiose pubblicazioni internazionali, mettono in evidenza le contraddizioni dell’Indonesia contemporanea. Una nuova legge sul lavoro – la Omnibus Law – ha scatenato una serie di proteste sociali da parte di classi sociali emarginate dai nuovi progetti: lavoratori che vedono ridotte le rivendicazioni, abitanti dei villaggi vittime della logica estrattiva, difensori dei diritti umani e degli standard ambientali.


Emerge un quadro complesso di un paese vasto, articolato, contraddittorio. Pur nei limiti di un lavoro oggettivamente e inevitabilmente incompleto, vengono indicati dei percorsi di approfondimento, tentativi iniziali e doverosi di riparare ad un oblio troppo doloroso da non poter essere consegnato alla storia.


Il curatore

Romeo Orlandi


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