Conoscenza per «che fare?»

Recensione a Per fare conricerca, di Romano Alquati



Diego Giachetti recensisce Per fare conricerca di Romano Alquati, fresco di stampa per la collana Input di DeriveApprodi. In questo prezioso volume, sostiene Giachetti, emerge con chiarezza il pensare sistemico di Alquati, con una necessaria precisazione: le categorie utilizzate non pretendono di essere valide sempre e ovunque, sono strumenti, macchinette dice, da montare e smontare nel continuo farsi del rapporto di conoscenza con la realtà. Giachetti legge così il testo nel confronto con altri tentativi di uso politico della sociologia e mettendo in evidenza il peculiare metodo militante della conricerca.


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Per fare conricerca. Teoria e metodo di una pratica sovversiva, di Romano Alquati, ripubblicato nella collana Input di DeriveApprodi, conferma il pensare sistemico dell’autore, con una dovuta precisazione: le categorie utilizzate non pretendono di essere valide sempre e ovunque, sono strumenti, macchinette dice, da montare e smontare nel continuo farsi del rapporto di conoscenza con la realtà. In tal senso la macchinetta della conricerca consente di transitare dall’astratto del «modellone» ­ inteso come interpretazione del capitalismo contemporaneo fattosi sistema sociale diffuso ben oltre la produzione di fabbrica ­ alla verifica della conflittualità potenziale o in atto nella società iperindustriale dove vive l’attuale iperproletariato. Termini potenziati volutamente con «iper» per segnalare la sua netta divergenza con le letture del «post»: moderno, industriale, della fine del lavoro, delle ideologie (che è una nuova ideologia nichilista e distruttrice di speranza, timbrata controrivoluzione capitalistica), dello sfruttamento, del proletariato. Termini usati per ridefinire un sistema sociale che crea nuove contraddizioni, nuove faglie, nuove soggettività nella composizione di classe, perché il capitale mette al lavoro aree sociali non immediatamente riconducibili alla fabbrica e ridefinisce ambiti e ruoli sociali intersecati tra loro.

Romano Alquati deve molto alla sociologia che scopre, pur con le dovute cautele verso le «americanate», nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, assieme al suo amico Danilo Montaldi. È con lui che intuisce le potenzialità della conricerca, termine già in uso nel dibattito sociologico d’allora per evidenziare l’impossibilità di non essere emotivamente coinvolti dalle situazioni studiate. In quegli anni il termine è discusso con sociologi come Alessandro Pizzorno e Roberto Guiducci sulle pagine di quelle chiamate poi le riviste «del disgelo», prima ancora dei «Quaderni rossi» e della diatriba tra inchiesta e conricerca.

Dall’incontro con quello che sarà chiamato operaismo, ha scritto Mario Tronti, stava nascendo «un modo nuovo di fare sociologia; l’avalutatività metodologica weberiana andava a intrecciarsi con la politicità dell’analisi marxiana» (L’operaismo degli anni Sessanta, DeriveApprodi 2008); e proseguiva dicendo: «a riveder oggi le cose, tra “Quaderni rossi” e “classe operaia”, tra Vittorio Rieser e Romano Alquati, c’era minore distanza di quanto allora sembrasse. Ed è stato riconosciuto che la sociologia italiana, in generale, deve qualcosa al passaggio operaista» (p. 10). Nello specifico la conricerca si differenzia dall’inchiesta quando quest’ultima produce conoscenza che poi consegna alla gestione di un ente politico o sindacale riproponendo così la dicotomia tra ricercatori e rappresentanza istituzionale organizzata.


Conricercare per cosa?

Il testo tratta dei vari aspetti, teorici, metodologici, operativi, di uno strumento molto caro all’autore. La conricerca è lo strumento necessario del militante politico contemporaneo. Per Alquati chi non fa conricerca non è un militante, nel senso che non pratica forme di contro-organizzazione tra soggetti in lotta il cui fine è la ricomposizione politica di un corpo sociale, potenzialmente antagonista, ma inceppato nel passaggio dalla potenza all’atto. Ci tiene a sottolineare di essere un sociologo-militante, dove per militanza s’intende radicamento, internità alla situazione, che genera una prassi capace di leggere, proporre e attivare comportamenti, conflittualità, processi di ricomposizione dei soggetti.

Ciò detto, l’autore rimarca e insiste sul fatto che la conricerca è una cosa seria, richiede una strumentazione teorica e pratica ben definita. Non è un «emozionante luogo di piacere superficiale. Essa è una strada con momenti di fatica e magari anche di noia». Non fiore all’occhiello per intellettuali sofisticati ma per tutti quelli che non amano questo mondo e vogliono cambiarlo: «se si sta già bene nel capitalismo e si gode abbastanza di esso e in esso, la conricerca non interessa». È una precisazione dovuta perché, come sottolinea Gigi Roggero nella prefazione, sovente e superficialmente la conricerca è stata declinata in senso populistico, come una ricerca fatta alla pari da militanti e operai. Non è così semplice, e Alquati lo sapeva, perché non si può scavalcare con un atto di volontà le differenze di posizione, capacità e intenzioni tra militanti e operai; può però attivare un processo cooperativo per produrre conoscenza, organizzazione e conflitto.

Alla conricerca è affidato il compito di conoscere la realtà e, simultaneamente, attivare una pratica per la sua trasformazione. È un procedimento che vuole superare la dicotomia ricercatore-oggetto, osservatore-osservato per mettere in azione un processo di costruzione di conoscenza comune e reciproca trasformazione dei soggetti coinvolti, senza più bisogno dello strumento politico esterno, il partito, il sindacato, il gruppo politico. È un modo di organizzarsi che nasce dal superamento della dicotomia tra produzione di sapere e produzione di organizzazione. È un processo continuo e interminato di estensione e approfondimento della conoscenza finalizzata ad incrementare il mutamento e i conflitti. Non cercando la conoscenza per amore erudito del sapere, ripropone il vecchio-nuovo tema: a cosa serve la conoscenza?, si chiedeva il sociologo americano Robert Lynd nel libro pubblicato nel 1939. Per Lynd la sociologia e i sociologi avevano il compito di criticare l’organizzazione sociale ed economica costituita e di metterne in discussione i presupposti.


Regole per l’uso corretto

Prendiamo alla lettera il suggerimento di Alquati: smontiamo e rimontiamo le sue macchinette per trarne indicazioni specifiche e rigorose su come istruire un processo di conricerca, distinguendo tre fasi: la formulazione delle ipotesi, analisi e produzione di dati e informazioni, verifica delle ipotesi ed elaborazione delle conoscenze acquisite. Le ipotesi sono congetture sugli elementi e le relazioni che costituiscono il fenomeno da analizzare, sono una simulazione della realtà che coglie le correlazioni logiche fondamentali, in un sistema dinamico, flessibile, aperto a continue verifiche. Individuare le ipotesi è dirimente per definire le variabili e gli indicatori necessari a «misurare» empiricamente la realtà oggetto di ricerca. Non sempre le ipotesi derivate dal modellone astratto sono usabili immediatamente per la ricerca sul campo, bisogna individuare indicatori empirici scendendo la scala dell’astrazione. Altre ipotesi di ricerca possono essere individuate nelle conoscenze e nelle rappresentazioni del sistema sociale possedute e nei documenti in senso lato. Come ad esempio i romanzi storico-sociali, quello di Balzac nella fattispecie, definito un formidabile scienziato sociale, una delle prime «macchine» di ricerca moderna sul sociale.

Si procede poi alla raccolta di dati e conoscenze già disponibili usando varie fonti convenzionali e non. Tra queste, l’autore si sofferma lungamente sull’osservazione partecipante che richiede la dote di saper osservare e saper partecipare, senza lasciare nulla al caso e alla spontaneità presuntamente innata, ma richiede sistematicità e coerenza rispetto alle variabili individuate. Inoltre, l’oggetto osservato tende a essere modificato nell’interazione con chi osserva, secondo il principio di indeterminazione, come aveva sottolineato il suo amico Danilo Montaldi sul finire degli anni Cinquanta quando scriveva ­ citando a supporto il principio d’indeterminatezza di Heisenberg ­ dell’impossibilità di «osservare il corso degli eventi dell’universo senza disturbarlo». Il turbamento che l’osservatore provoca vale anche quando si tratta di elaborazioni tratte da documenti o ricavate da interviste e colloqui: lo sanno bene, scrive Alquati, quelli che svolgono ricerche di mercato, fatte anche per vendere il prodotto.

Compiuta la ricerca, si procede alla elaborazione dei dati, a cominciare dalla misurazione dei legami fra le variabili per scoprire il grado di relazione funzionale, distinguere le principali dalle secondarie. La rielaborazione necessita di un saper fare critico e creativo delle informazioni in una progettualità aperta tesa a superare l’esistente. È un procedimento che richiede una manipolazione intelligente, immaginazione sociologica per dirla con Wright Mills. Si fonda sull’istinto delle combinazioni, di cui parlava già Vilfredo Pareto, quale caratteristica tipica dell’uomo di creare connessioni e nessi tra elementi, che attiene al potere creativo proprio dell’agire umano. Scioglie certe relazioni e ne stabilisce di nuove, propone un sapere/trasformazione nuovo che anticipa altre conricerche.


Come praticare la conricerca

Si deve organizzare un collettivo di militanti, non di quadri di partito o sindacali, cooperanti e comunicanti che individui gli obiettivi da raggiungere. Per diventare operativa la conricerca necessita di «specialisti» delle tecniche da utilizzare e di organizzazione della conoscenza a partire dal darsi un linguaggio comune di concetti definiti in modo esplicito, non ambigui e soggetti a varie possibili interpretazioni. La ricerca sociale prevede modalità empiriche per verificare ipotesi e costruire conoscenza. Si avvale degli strumenti della scienza di galileiana memoria, consapevoli che una scienza altra non esiste, e quella operaia di ascendenza marxiana si è posta come meta-scienza dell’utilizzo antagonistico o alternativo: una contro-scienza. La conricerca va oltre ciò che già si conosce, pretende di rivedere e/o elaborare ex novo una teoria. Fondamentale risulta essere presenti nella realtà del movimento e possibilmente in posizione di agenti di esso. Si tratta di combinare un gruppo di persone in una ricerca che agisce dentro una realtà in movimento che in parte già conosce, per conoscerla meglio e contro-formare la soggettività iperproletaria e trasformarla a sua volta modificando il contesto.



Immagine: Romano Alquati, autore della foto sconosciuto, s.d.